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Una tematica
dalle radici lontane L'idea della vita ha
sempre avuto uno spazio culturalmente centrale, nelle diverse culture,
attraverso le varie epoche. Prerogativa dell'uomo arcaico è, tra le altre,
quella di conferire ai fenomeni legati al mondo della vita un valore
immediatamente "sacrale", frutto della spontanea consapevolezza che
le radici del mistero della vita sono profonde e vanno cercate lontano. La vita è ritenuta
sacra fin dalle origini della cultura In realtà, fra le
differenze che separano l'uomo delle culture arcaiche dall'uomo
moderno, una delle principali è appunto l'incapacità di quest'ultimo a vivere
la vita organica (e anzitutto la vita erotica e la nutrizione) come un
sacramento. La psicanalisi e il materialismo storico hanno creduto di trovare
la più sicura conferma delle loro tesi nella parte importante rappresentata
dalla sessualità e dalla nutrizione presso i popoli che si trovano ancora nella
fase "etnografica". Senonché
psicanalisi e materialismo storico hanno trascurato il valore, diremmo
addirittura la funzione, completamente diversa rispetto al significato moderno,
che hanno l'erotismo e la nutrizione presso questi popoli. Per il moderno sono
soltanto atti fisiologici, mentre per l'uomo delle culture arcaiche sono
sacramenti, cerimonie, e mettono in comunione con la forza che rappresenta la
Vita stessa. Vedremo più tardi che la forza e la Vita sono soltanto epifanie
della realtà ultima: quegli atti elmentari diventano,
per il "primitivo", un rito; la sua mediazione aiuta l'uomo ad
avvicinare la realtà, a inserirsi nell'ontico, liberandosi degli automatismi (privi di contenuto e
di significato) del divenire, del "profano", del nulla. Anche nei poemi omerici
l'intuizione di una natura armoniosa, ordinata e "vitale" fa da
sfondo alle vicende degli eroi; basti pensare al carattere intrinsecamente
"vitalistico" della molteplice plètora di
divinità che popola il ricco pantheon omerico: gli dei
omerici sono le forze vitali ipostatizzate in forme
di sovrumana bellezza ed incarnano in modo stabile la stessa perfezione della
vita (infatti vengono anche detti "gli Immorali"). In un secondo
tempo tale intuizione è stata "distillata" e separata da tutti gli
elementi mitici che la tenevano avvinta, sostanziandosi nell'idea della "fysis",
che i latini tradurranno con il termine "natura". La filosofia nasce
come filosofia della fysis
e si caratterizza fin dal principio per lo sguardo incuriosito e attonito,
carico di interrogativi e denso di meraviglia con cui
il filosofo indaga ciò di cui non sono immediatamente palesi le cause e la sua
ricerca non ha posa finché non riesce a trovarle. Questa "stagione
aurorale" della filosofia è carica di tutto l'incanto ed entusiasmo che
caratterizzavano lo sguardo del poeta: c'è un cosmo ordinato e meraviglioso
che, per il solo fatto di esistere, "provoca" e interroga chi ne
scruta gli orizzonti. Allo stesso modo si può pensare che vengano
poste le condizioni per la nascita delle scienze: se l'universo infatti non
fosse una totalità armoniosa, retta da leggi e ritmi ben precisi, non avrebbe
senso individuarne le costanti né cercare di spiegare i fenomeni la cui
spiegazione non appare evidente. Fin dagli albori della
storia di entrambe si nota uno stretto rapporto tra filosofia e medicina, sotto
molteplici aspetti, come risulta da un'analisi attenta
dell'opera di Ippocrate, "padre" della
medicina e autore di quel Giuramento che può essere considerato il
più famoso testo di riflessione etica sull'agire del medico. Per lui l'uomo si inserisce vitalmente nel complesso ambientale in cui vive
e da ciò deriva l'incidenza sulla salute che hanno le stagioni, i loro
mutamenti, i venti, le acque, le abitudini di vita e le istituzioni politiche
(che in qualche modo inciderebbero sullo stato di salute degli uomini). Contemporaneo di Ippocrate è il filosofo
Socrate, di cui vorremmo qui sottolineare solo un aspetto del suo pensiero,
quello per cui egli si definisce medico
delle anime. La scoperta filosofica più
significativa del grande filosofo ateniese è proprio la scoperta
dell'anima, considerata il vero centro sorgivo dell'identità umana a livello
individuale e sociale, da cui deriva la missione vera e propria di Socrate come
filosofo, che Platone ci riferisce in una pagina dell'Apologia che è giustamente famosa. La
"missione" di Socrate O miei concittadini di Atene, io vi sono obbligato e vi amo; ma obbedirà
piuttosto al Dio che a voi; e finché io abbia respiro, e finché io ne sia
capace, non cesserò mai di filosofare e di esortarvi e ammonirvi, chiunque io
incontri di voi e sempre, e parlandogli al mio solito modo, così: "O tu
che sei il migliore degli uomini, tu che sei Ateniese, cittadino della più grande città e più rinomata per sapienza e potenza,
non ti vergogni tu a darti pensiero delle ricchezze per ammassarne quante più
puoi, e della fama e degli onori; e invece della intelligenza e della verità e
della tua anima, perché ella diventi quanto è possibile ottima, non ti dai
affatto né pensiero né cura?". E se taluno di voi dirà che non è vero, e
sosterrà che se ne prende cura, io non lo lascerò andare senz'altro, né me ne andrò subito io, ma sì lo interrogherò, lo studierò, lo
confuterò; e se mi paia che egli non possegga virtù ma solo dica di possederla,
io lo svergognerò dimostrandogli che le cose di maggior pregio egli tiene a
vile e tiene in pregio le cose vili. [...] Né altro in
verità io faccio con questo mio andare attorno se non persuadere voi, e giovani
e vecchi, che non del corpo dovete aver cura né delle
ricchezze né di alcun'altra cosa prima e più che
dell'anima, sì che ella diventi ottima e virtuosissima. [Platone, Apologia di Socrate,
29d-30b] Un interessante esempio di
riflessione bioetica "ante litteram" si può
individuare in alcune riflessioni del medico romano Claudio Galeno, vissuto nel II sec. d.C., che – in linea
con la tradizione ippocratica – produsse non solo un
corpo di opere di carattere medico che fece scuola per molti secoli, ma anche
alcune riflessioni sugli atteggiamenti e i comportamenti del medico, di cui
vale la pena di riportare qualche passaggio. L'atteggiamento del
medico Il medico non deve
apparire odioso al malato, ma neppure spregevole; bisogna che sia umano,
morigerato, piacevole nel tratto e che sappia conservare la sua dignità. Se il malato non ammira il medico quasi come un dio, non accetterà
le sue prescrizioni. (...) Bisogna portare la
sapienza alla medicina e la medicina alla sapeinza,
poiché il medico filosofo è simile a un dio, in quanto fra la medicina e la
sapienza non esiste grande differenza. Infatti nella
medicina sono presenti tutti quegli elementi che sono propri della sapienza:
disinteresse, modestia, amor proprio, prestigio, saggezza, calma, capacità di
replica, integrità, linguaggio sentenzioso, conoscenza di ciò che è utile e
necessario per la vita, rifiuto dell'impurità e di ogni superstizione,
eccellenza divina. Sono qualità che si contrappongono
all'intemperanza, alla volgarità, alla cupidigia, alla bramosia, alla violenza,
all'impudenza. (...) Fa' tutto ciò [diagnosi e terapia
del malato] con calma e con ordine, nascondendo al malato, durante il tuo
intervento, la maggior parte delle cose. Da' gli ordini opportuni con
gentilezza e dolcezza, distrai la sua attenzione; a volte lo rimprovererai in
modo conciso e severo, a volte gli farai coraggio con premura e abilità, senza
comunicargli nulla di ciò che gli potrà succedere o del suo stato attuale. [Stralci di varie opere di Galeno, cit. da: M. Doldi
– M. Picozzi, Introduzione alla Bioetica, Elle Di Ci,
Leumann (TO), 2000, pp. 32-33]. La nostra cultura, dunque,
è – fin dalle sue origini – una "cultura della vita" cioè una cultura in cui l'idea della vita gioca un ruolo
essenziale per la formazione delle diverse forme del sapere (dalla filosofia,
soprattutto alle origini, alle diverse scienze che sono sorte nel corso del
tempo). La stessa medicina nascente era concepita come un'arte cooperatrice
della natura, che i medici hanno subito concepito carica di profonde
responsabilità, tali da costituire – nel loro insieme – una vera e propria
filosofia di vita. Prof. Andrea Porcarelli – Docente di Pedagogia
generale e sociale all'Università di Padova, Presidente del Centro di Iniziativa Culturale (Bologna), Direttore scientifico del
Portale di Bioetica |