|
Sette colonne in cronaca: la bioetica e
i mass media Clonare esseri umani, e depositare tecnica e
risultati all’ufficio brevetti. Produrre uomini in serie e utilizzarli come
"serbatoi" di organi umani perfettamente compatibili con l’originale.
Adoperare il corpo di una donna come incubatrice "biologica" per
consentire di crescere e svilupparsi a un embrione concepito in provetta.
Aberrazioni immaginarie uscite fuori da un racconto di Isaac Asimov? Incubi di
un futuro inquietante che esiste solo nella fantasia di qualche scrittore
visionario? Purtroppo, non di fantascienza si tratta, ma di cronaca. Non le
Cronache Marziane di Ray Bradbury, ma la banalissima cronaca terrestre tratta
dai quotidiani delle ultime settimane di inizio 2000. La Bioetica guadagna prepotentemente
le prime pagine grazie all’arma, sempre vincente, della provocazione. Dapprima
una notizia d’agenzia scuote i Paesi dell’Unione Europea: in Inghilterra
l’Ufficio dei brevetti della Comunità avrebbe registrato ufficialmente
protocolli relativi alla clonazione applicata all’uomo. Alle prime stizzite
smentite, segue l’imbarazzata ammissione: c’è stato un errore, un malinteso, ma
la notizia è vera. Pochi giorni dopo, una vicenda tutta italiana mette in
subbuglio l’opinione pubblica: una donna - che non può avere gravidanze -
ottiene da un giudice l’autorizzazione ad "affidare" il proprio
figlio al grembo di un’amica, che si farà carico della gestazione. Alla
nascita, la puerpera disconoscerà il bambino, che verrà richiesto in adozione
dai genitori "genetici". Divampano le polemiche, che si intrecciano
con il dibattito intorno alla legge sulla fecondazione artificiale, ferma al
senato dopo un iter che sembra non finire mai. Antichi fantasmi Fin qui i fatti, che portano con sé un carico
impressionante di interrogativi. La clonazione del Regno Unito evoca i non
lontani fantasmi del sogno eugenetico nazista, quando gli scienziati di Hitler
per primi tentarono di realizzare la "produzione in serie" di uomini
adatti ai differenti scopi del Terzo Reich. Cambiano gli scenari ma non la
spregiudicatezza e il cinismo che sono alla base, oggi come allora, di
scienziati senza scrupoli. La vicenda italiana dimostra, d’altra parte, il
groviglio etico e giuridico che queste macchinazioni contronatura determinano
in sé: il bambino che nascerà, se mai nascerà, avrà una madre gestazionale e
una madre genetica; la prima potrebbe anche cambiare idea durante la
gravidanza, e non disconoscere il figlio. Ma in tal caso, i genitori genetici
che cosa potrebbero fare? Oltre la bioetica delle emozioni Ma tutti questi interrogativi, pur così rilevanti,
non colgono il cuore del problema. Anzi: notizie come quelle appena raccontate
rischiano di oscurare le radici più profonde del dibattito bioetico e di
condurre l’opinione pubblica sui sentieri, sterili ed evanescenti,
dell’emotività. In altri termini: si fanno emergere su Tv e giornali alcuni
comportamenti particolarmente clamorosi e choccanti - come, appunto, la
clonazione umana, o "l’utero in affitto" - affidandoli alla pubblica
esecrazione. Ma in tal modo, "sdoganando" per contrasto, cioè
rendendo accettabili, "digeribili", moralmente "normali",
tutta una serie di pratiche biomediche che sono in realtà parenti strettissime
dei clamorosi episodi che si intendono stimmatizzare. Secondo una tecnica di
assuefazione ai costumi deteriori che condurrà, fra qualche anno, a considerare
"normale" la stessa clonazione, in una corsa verso il peggio che non
ha serie ragioni per cui fermarsi di fronte a un qualche limite. [Prof. Mario Palmaro Istituto di
filosofia del diritto Università degli Studi di Milano] |