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La
bioetica del talk-show Capita sempre più spesso di assistere a dibattiti
televisivi che abbiano ad oggetto questioni di bioetica. In questi casi le
trasmissioni prevedono la partecipazione di più voci, tutte discordanti. Alla
fine, le luci dei riflettori si spengono senza che alcuna posizione abbia
potuto apparire in qualche modo più convincente, più “vera” delle altre. La
conclusione che si vuol trasmettere allo spettatore non è necessariamente la
ragionevolezza di determinate tesi, come avvenne ad esempio ai tempi del
dibattito sulla legalizzazione dell’aborto, negli anni Settanta. Oggi spesso ci
si accontenta di insegnare alla gente una verità in cortocircuito: ci sono
tante idee; tutte le idee si equivalgono; nessuna idea è vera. Si deve notare
che questo genere di trasmissioni si sta oggi moltiplicando all’infinito,
attuando un progetto nel quale la verità viene fatta letteralmente a brandelli,
dilaniata, polverizzata e resa irriconoscibile. La coppia di sposi che viene
gettata sul ring televisivo a rinfacciarsi le reciproche scorrettezze
matrimoniali spinge lo spettatore a focalizzare la sua attenzione sul
particolare, sul dettaglio, lo conduce a schierarsi o a riconoscere che
entrambi, lui e lei, stanno dicendo delle verità. Ma “la” verità, e nella
fattispecie la verità del matrimonio, che è unione nata per affrontare e
superare ogni tempesta, è completamente scomparsa dallo scenario. Ciò che
accade sugli schermi televisivi, frutto delle scelte dei direttori della
programmazione, esprime molto efficacemente una cultura molto diffusa oggi, che
è figlia di una precisa concezione della vita umana. E’ stato giustamente
scritto che “la filosofia moderna, dimenticando di orientare la sua indagine
sull’essere, ha concentrato la propria ricerca sulla conoscenza umana. Invece
di far leva sulla capacità che l’uomo ha di conoscere la verità, ha preferito
sottolinearne i limiti e i condizionamenti. Ne sono derivate varie forme di
agnosticismo e relativismo, che hanno portato la ricerca filosofica a smarrirsi
nelle sabbie mobili di un generale scetticismo... La legittima pluralità di
posizioni ha ceduto il posto ad un indifferenziato pluralismo, fondato
sull’assunto che tutte le posizioni si equivalgono”. Dunque, il grande amplificatore della comunicazione
che è la televisione - “l’unico elettrodomestico - scriveva Cesare Marchi - che
invece di lavare le camicie lava i cervelli” - diventa efficace strumento di
diffusione popolare di questa mentalità, di questa concezione filosofica che
risulta semplicemente esplosiva per la riflessione morale, e in particolare per
la bioetica. [Prof. Mario Palmaro Istituto di
filosofia del diritto Università degli Studi di Milano] |