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La medicina dei desideri Negli ultimi decenni la professione
medica ha subito una radicale trasformazione, che ne ha modificato differenti
aspetti. Una delle novità più rilevanti è certamente quella che riguarda il
rapporto fra il medico e il paziente, e più in generale tra l’arte medica e la
società dei potenziali utilizzatori. Si sta sempre più accreditando un’idea
secondo la quale il medico è un
prestatore d’opera - come un architetto o un idraulico - che offre sul mercato
la propria competenza; e che, in base alle richieste, il medico deve adattare
la propria “offerta” di servizi, senza pretendere di giudicare o indirizzare in
alcun modo la domanda che proviene dal paziente. Un’unica tesi viene oggi assunta come dogmaticamente da accogliere
nel campo tumultuoso dello sviluppo biotecnologico: occorre assecondare ogni
desiderio (da cui, appunto, deriva l’espressione di “medicina dei desideri”).
Vittorio Possenti ha descritto lucidamente lo scenario che si sta profilando
all’orizzonte, attraverso un percorso in quattro tappe: 1) la tecnica apre
nuove possibilità, prima impensabili o impraticabili; 2) esse accendono
desideri inediti; 3) i desideri tendono a essere considerati diritti; 4) si
scatena la battaglia per il loro riconoscimento giuridico. Da notare che in
questo quadretto, la funzione direttiva è esercitata non dal diritto, e nemmeno
dalla politica, ma dalla tecnica, il che comporta la morte stessa del concetto
di diritto, perché “se tutto è oggetto di diritto, altrettanto bene niente lo
è”. converrà a questo punto applicare questi deteriori schemi mentali ad un
problema particolare di bioetica, tenendo presente che l’esperimento può essere
ripetuto con successo su qualsiasi altra questione specifica, dall’aborto
all’eutanasia. Prendiamo
in esame la vicenda della Fivet, fecondazione artificiale extracorporea con
embryo-transfert. Una donna di sessantadue anni non avrebbe mai pensato di
poter diventare madre, almeno nel senso di condurre una gravidanza, e quindi
non l’avrebbe mai desiderato, se non allo stesso modo nel quale una persona può
desiderare, poniamo, di spiccare il volo sbattendo le braccia. Ora, però, con
modalità che lei stessa non comprende (e che tutto sommato non le interessa
comprendere) la tecnica le mette a disposizione un modo per rimanere incinta.
Adesso in lei può nascere il desiderio; e questo desiderio deve diventare,
secondo lei, e secondo i medici che lucrano sui questa tecnica, un diritto
sancito dallo Stato. Il percorso è perfettamente concluso, senza che in alcun
modo sia stato preso in considerazione la realtà della Fivet: cioè una tecnica
che uccide da 93 a 95 embrioni per ottenerne da 3 a 5; che tratta la vita umana
come prodotto; che introduce un criterio eugenetico nella selezione della vita
che merita di essere impiantata; che crea migliaia di embrioni da
crioconservare sotto azoto liquido. Tutto questo non esiste nemmeno di fronte
alla divinità-desiderio del singolo che manifesta così la sua inarrestabile
“volontà di potenza”. Marx è morto, e con lui sono morte anche le ideologie; ma
Friedrich Nietzsche gode di ottima salute, e si diverte a nascondersi dietro
gli editoriali del quotidiano “politically correct”. Per dirla con Hobbes, auctoritas, non veritas facit legem; è
la forza a dettare legge, e non più il riferimento alla verità delle cose. [Prof. Mario Palmaro Istituto di
filosofia del diritto Università degli Studi di Milano] |