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Progetto Genoma: implicazioni etico giuridiche
Com’è noto, nel 1986 - esattamente
15 anni fa - Renato Dulbecco lanciava dalle pagine della rivista Science l’idea
di procedere alla mappatura e al sequenziamento completo del Genoma umano. Di
lì a pochi mesi, il National Research Council (NRC) degli Stati Uniti
istituisce un comitato che valuti la fattibilità del Progetto Genoma Umano. I
lavori di questa commissione si concludono nel gennaio 1988, con la
deliberazione da parte del NRC di stanziare 200 milioni di dollari l’anno per
15 anni a favore del Progetto. Nello stesso anno viene fondata
un’organizzazione internazionale che coordini le iniziative nei vari Paesi che
partecipano alla mappatura e al sequenziamento del genoma: questo organismo è
l’HUGO, Uman Genome Organization. A distanza di tre lustri, il
Progetto è giunto al suo epilogo, almeno per quanto riguarda la conoscenza del
sequenziamento del nostro genoma. Può essere utile, a questo punto,
tracciare un bilancio circa le caratteristiche di questo imponente progetto di
ricerca: si tratta di vedere, in sintesi: a) Quali sono i benefici attesi dal
Progetto Genoma b) Quali sono i rischi e i problemi
di carattere etico-giuridico posti dal Progetto c) Quali sono i cambiamenti critici
che il Progetto rischia di determinare nell’ambito della nostra società, a
livello culturale, medico, antropologico. a) I benefici I tremila scienziati che hanno
lavorato a questa ricerca - e i loro finanziatori - avevano alcune aspettative
interessanti, connesse alla conoscenza del patrimonio genetico umano.
Ricordiamo le principali: 1. Possibilità di individuare i
geni delle malattie ereditarie 2. Conseguente possibilità di
procedere alla geneterapia 3. Connesso sviluppo dell’industria
farmaceutica nella preparazione di farmaci concepiti sulla base della
geneterapia. 4.
Realizzazione di un archivio internazionale di tutte le basi azotate che
compongono il genoma umano 5. Uso criminologico dei dati
disponibili, per l’individuazione di un colpevole di reato, grazie a tracce
“genetiche” lasciate sul luogo del delitto. 6. Uso nell’ambito dell’igiene e
sicurezza dei luoghi di lavoro, circa la scoperta di eventuali predisposizioni
a malattie professionali legate all’ambiente in cui si opera. Sembra opportuno sottolineare che alcune
fra queste ipotesi, sono soltanto applicazioni “sperate” o previste: il che
significa che alcune di esse potrebbero non essere mai realizzate. D’altra
parte, va detto anche che Progetto Genoma potrebbe determinare conseguenze oggi
non previste, legate a sviluppi o applicazioni che attualmente non riusciamo a
intravedere. b. Rischi e problemi etico-giuridici Quando - nel febbraio 2001- gli
scienziati hanno preannunciato che di lì a poche ore avrebbero diffuso
pubblicamente i risultati della ricerca sul sequenziamento del genoma umano, il
mondo della comunicazione è entrato in fibrillazione: le agenzie di stampa
hanno iniziato a diffondere una fitta serie di comunicati per preparare
l’opinione pubblica al grande evento. Sembra estremamente interessante citare
qui un passaggio tratto da un lancio dell’agenzia Ansa del 12 febbraio 2001
(ore 12:20), che recita testualmente: “Conoscere il numero dei geni e la loro
posizione vuol dire avere le coordinate per cominciare un viaggio senza
precedenti alla ricerca delle istruzioni necessarie a costruire un essere
umano”. Come si vede, che piaccia o meno a coloro che hanno tanto lavorato per
la realizzazione del Progetto Genoma, esso porta in sé stesso alcuni elementi
inquietanti, che devono stimolare un’attenta riflessione bioetica circa i
prevedibili - ma anche imprevedibili - usi distorti o immorali del Progetto.
Vediamo in sintesi quali sono i principali problemi giuridici che Progetto
Genoma potrebbe determinare di qui a qualche tempo: 1. Tra diagnosticare e curare c’è
di mezzo il mare L’opinione pubblica è stata
scarsamente informata intorno alla profonda differenza che - nel campo della
genetica - esiste tra la diagnosi di una patologia, e la cura da attuare una
volta che sia nota la causa della malattia medesima. Ora, il Progetto Genoma ci
metterà nelle condizioni di scoprire una serie impressionante di dati - prima
sconosciuti - che serviranno a individuare, attraverso un processo di indagine
a sua volta complesso e faticoso, le cause genetiche di molte malattie. Ma, una
volta scoperto tutto ciò, non saremo affatto in grado di “curare”
automaticamente la patologia genetica individuata. Forse occorreranno decenni
prima di riuscire a intervenire in maniera efficace; o forse - chissà -
scopriremo che determinate anomalie genetiche non possono essere sanate
dall’uomo. In altre parole, Progetto Genoma
introduce nello scenario attuale una “forbice” molto ampia tra le malattie che
potremo diagnosticare, e quelle che potremo curare. Ciò significa che ogni
persona potrà scoprire con una certa precisione la propria predisposizione a
determinate malattie, ma quasi mai potrà fare qualcosa per evitare di
ammalarsi. 2. La tentazione eugenetica Questa situazione amplifica una
tentazione - già presente nella nostra società, ma ancora considerata
negativamente dal punto di vista morale - cioè quella eugenetica: poiché saremo
in grado di scoprire con sempre maggiore precisione i “portatori” di malattie
genetiche, ma non saremo - in genere - capaci di eliminarle, qualcuno suggerirà
di eliminare il paziente “geneticamente” tarato. Ciò consentirà di evitare al
sistema sanitario costi di cura, e eviterà la trasmissione della malattia ai
discendenti del soggetto “tarato”. Si tratta, non v’è dubbio, di una
prospettiva aberrante. E che tuttavia già si attua disinvoltamente attraverso
la diagnosi prenatale. Con Progetto Genoma, sarà ora possibile non solo
scoprire le patologie già in atto nel nascituro, ma anche quelle che egli porta
scritte in sé e che si manifesteranno quando sarà adulto. Una mentalità
eugenetica avrà così il sopravvento sulla considerazione del diritto alla vita
di ogni essere umano, anche se portatore di una malattia. 3. L’impatto umano sul paziente Esistono malattie molto gravi -
come la Corea di Huntington - che restano latenti nel paziente per moltissimo
tempo, e che poi si manifestano in genere dopo il compimento dei quarant’anni.
Ora, il Progetto Genoma potrebbe permettere a una persona di scoprire a
trent’anni che - certamente e fuori da ogni ragionevole dubbio - di lì a una
decina d’anni verrà colpito da un male terribile, che non è curabile. Qui si
delineano immediatamente alcune questioni molto gravi, che hanno riflessi
morali e giuridici: il paziente è obbligato a conoscere il suo, drammatico,
futuro? chi ha il diritto di sapere nella cerchia dei suoi familiari? e il suo
datore di lavoro, dovrà essere informato? e se si tratta di un minorenne?
Inoltre: quale reale vantaggio può venire al singolo - e alla società - dalla
possibilità di conoscere con anticipo la data quasi certa della propria morte?
Psicologicamente, l’impatto sul paziente può essere devastante: al punto che lo
stesso dibattito sull’eutanasia potrebbe arricchirsi di una nuova, drammatica
appendice: il diritto a ottenere la “morte pietosa” da parte di coloro che, pur
essendo “attualmente” sani, hanno perso ogni interesse alla vita dopo aver
saputo che la morte arriverà in una certa data e con certe caratteristiche. 4. La discriminazione sul posto di
lavoro e nella società Le potenzialità predittive di Progetto Genoma, in assenza di cure
efficaci, potrebbe diventare un terribile strumento discriminatorio in ambito
lavorativo: le aziende potrebbero chiedere, in sede di assunzione, in luogo
della dichiarazione di “sana e robusta costituzione”, le risultanze
dell’analisi del Dna del candidato: l’assunzione scatterebbe soltanto se il
genoma rivelasse informazioni tranquillizzanti sulle previsioni di salute per i
prossimi quarant’anni, o l’assenza di predisposizioni a malattie professionali
legate all’attività da svolgere. Analoga discriminazione potrebbe essere
attuata rispetto ad altri significativi diritti umani: pensiamo alla stessa
battaglia politica fra candidati di opposte fazioni, nella quale si potrebbe
arrivare al punto di esigere la pubblicazione della mappatura del proprio
antagonista, escludendo così di fatto dalla “eleggibilità attiva” coloro che
abbiano una malattia genetica latente. 5. La discriminazione nel campo
assicurativo Questa ipotesi è tutt’altro che
remota, e si riferisce alla possibilità che le compagnie assicurative
condizionino l’apertura di una posizione alla previa conoscenza di patologie
future, grazie alla “lettura” del patrimonio genetico del cittadino. Questo
interesse delle assicurazioni si scontra: a. con il diritto dell’assicurato a
non conoscere, se non lo desidera, in anticipo le patologie cui andrà incontro b. con il dovere delle
assicurazioni di assumersi dei rischi, e non di escluderli con certezza, poiché
altrimenti verrebbe meno l’alea che caratterizza la sostanza stessa di questo
rapporto contrattuale c. inoltre, il manifestarsi di una
predisposizione in un futuro indeterminato è un tipico rischio che deve essere
coperto dall’assicurazione 6. L’uso delle banche dati Una delle conseguenze più immediate
di Progetto Genoma è la creazione di banche dati relative ai soggetti
sottoposti a indagine. Queste banche dati dovrebbero essere disponibili
soltanto per finalità scientifiche oppure per singoli provvedimenti motivati
dell’autorità giudiziaria. Dovrebbero essere invece inaccessibili a privati,
industrie, banche, assicurazioni. Ma è del tutto evidente come siano proprio
questi ultimi soggetti ad avere un interesse economico alla creazione e
consultazione di banche; e quindi, poiché la ricerca abbisogna di fondi ingenti,
è facile prevedere come sia fortissima la tentazione di indagare il genoma
umano proprio per poter “vendere” informazioni sul mercato che più le richiede:
quello della farmaceutica, dell’assicurazione, dell’industria in genere. 7. L’allocazione delle risorse Il tema della destinazione delle
risorse è un altro punto dolente di Progetto Genoma: secondo molti - come ricorda lo stesso Comitato
nazionale per la bioetica nel documento “Progetto Genoma Umano” del 18 marzo
1994 - “le ingenti somme stanziate per il Progetto Genoma, potrebbero essere
spese per ricerche forse meno spettacolari ma almeno altrettanto importanti da
un punto di vista scientifico e medico”. La migliore allocazione delle risorse
è un tema destinato a diventare sempre più rilevante sul piano bioetico: poiché
le risorse sono sempre insufficienti nella sanità, esse vanno spese
oculatamente e secondo criteri che facciano salvo il diritto di ogni paziente
ad essere curato nel migliore dei modi, secondo scelte di priorità legate alla
gravità della patologia, e non alla “qualità della vita” di cui gode il malato. Siamo certi che i fondi usati per
Progetto Genoma non potevano essere spesi per portare cure immediate o per
svolgere ricerche i cui risultati sarebbero applicabili in tempi rapidi ai malati? c) Cambiamenti critici a livello culturale,
medico, antropologico. Se ne possono indicare almeno tre: 1. Incremento del riduzionismo
biologico In altre parole, si tende sempre più a ridurre l’uomo a “un fascio di funzioni”; nella fattispecie, l’idea sottintesa al Progetto è che “l’uomo è il suo genoma”. Secondo lo scienziato Giuseppe Sermonti “Esiste oggi un mito da sfatare: che la vita sia nel Dna, tutta nel Dna, nient’altro che nel Dna”. Gli stessi risultati del Progetto Genoma sembrano smentire questa impostazione meccanicistica, nel momento in cui si è scoperto che i geni sono molto meno numerosi del previsto: non 100.000 come ci si aspettava ma tra i 28 e i 40mila; appena il triplo rispetto ai 13.000 del moscerino (la Drosophila), quasi un terzo in più di una piantina (l’Arabidopsis thaliana), e circa il doppio rispetto al verme Caenorhabditis elegans. Insomma: se l’uomo è così intrinsecamente diverso da tutti gli animali, non lo deve a una questione di chimica genetica: oltre al genoma c’è di più... 2. Delirio di onnipotenza
scientifica Il Progetto Genoma è spesso inteso
come un simbolo del dominio della scienza sull’uomo; della possibilità di
sostituirsi al Creatore per fare ciò che il “mercato” chiede o ritiene più
vantaggioso. Sempre, ci mancherebbe, in nome del progresso. 3. Medicina soltanto preventiva Rischia di affermarsi sempre più
una nuova idea di medico, che diagnostica grazie a strumenti sempre più
sofisticati - magari inducendo il paziente a sottoporsi ad analisi in quantità
industriale - ma del tutto disimpegnato sul piano della cura e dell’assistenza
del malato. In altri termini: se si riesce a prevenire il male, bene;
altrimenti, è sempre troppo tardi, troppo faticoso curare, troppo costoso,
inutile, perfino dannoso. [Prof. Mario Palmaro Istituto di filosofia
del diritto Università degli Studi di Milano] |