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La "pillola del giorno dopo" è
abortiva ? Al momento della commercializzazione
in Italia della "pillola del giorno dopo" si è assistito ad un vivace dibattito incentrato sui temi
etici concernenti il rispetto della vita nascente e l'effetto abortivo della
"pillola del giorno dopo". Vi era lo schieramento di coloro che erano
favorevoli alla sua commercializzazione, tra cui le Autorità sanitarie, i quali
asserivano che la pillola non è abortiva, e lo schieramento di coloro che
invece denunciavano la capacità della pillola di produrre la interruzione della
gravidanza, per di più al di fuori dei controlli teoricamente previsti dalla
legge 194. L'aspetto per certo verso anomalo non riguardava tanto le differenze
di opinione in materia di etica, cosa che è del tutto normale, ma
piuttosto la apparente incapacità di
accertare se la pillola è abortiva oppure no, il che non è un problema di
etica. Come è possibile che la "Scienza" non sia in grado di decidere
su un fatto così macroscopico come è la interruzione di una gravidanza? Vediamo
di capire come stanno realmente le cose. Si vedrà che in realtà non è un
problema di conoscenza scientifica, ma piuttosto di semantica. Notiamo anzitutto che, prima di esprimere
un giudizio etico, occorre possedere una corretta conoscenza dei fatti su cui
si vuole dibattere. Nella fattispecie, occorre che chiarito, da parte di chi ne
gestisce la commercializzazione, che cosa è questa pillola e quali sono le sue
azioni farmacologiche. La esposizione deve essere la più completa ed obiettiva
possibile, nell'intento di fornire agli interessati tutti gli elementi
necessari per una valutazione etica. Poi ciascuno, sulla base del sistema di
valori adottato, potrà esprimere il suo personale giudizio, "buono,
cattivo" "giusto, sbagliato" ecc., sull'oggetto del dibattito. Orbene, al momento della
commercializzazione della "pillola del giorno dopo" tutto ciò non è
avvenuto. Le competenti autorità hanno fornito dati che erano suscettibili di
dare un contributo oggettivo ad una errata informazione. Si consideri, a titolo
di esempio, la lettera inviata, in risposta ad una specifica richiesta, dal
Capo Ufficio Stampa del Ministero della Sanità: "Ill.mo Professore, la "pillola del giorno dopo" non è
abortiva perché impedisce all'ovulo fecondato di annidarsi nell'utero. La
comunità scientifica internazionale dei ginecologi, nel 1985 su richiesta
dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, ha affermato che "la gravidanza
ha inizio quando l'ovulo fecondato attecchisce all'utero materno". Intervenendo prima di questo momento non si
interrompe la gravidanza perché questa non ha ancora inizio. Non c'è infatti
aborto se non c'è gravidanza. Questo in punto di scienza. In punto di etica (e di
bioetica) Lei allega un parere dell'Istituto di Bioetica cattolica, legittimo e
rispettabilissimo. Ma esiste anche un'etica cosiddetta laica che lei non cita
ma che altri condividono. Ma né sull'una né sull'altra mi sembra opportuno
intervenire, lasciando ad entrambe le posizioni, diritto di obiezione. Con osservanza Questa lettera riflette la linea
sostenuta dalle Autorità sanitarie nella vicenda. Si tratta di una linea
tranquillizzante, che ha l'effetto di portare il lettore a credere che questa
pillola non ha effetti negativi sulla vita nascente e che quindi può essere
utilizzata, fatte salve le debite cautele di carattere medico, come un
qualunque altro contraccettivo. Chiarita la parte "scientifica", si
relegano le contestazioni all'ambito delle opinioni etiche che, come tutti
sanno, sono diversificate. Orbene, ci possiamo chiedere se
quanto è esposto in questa lettera corrisponde a verità. A questa domanda non è
così immediato rispondere, perché occorre prima chiarire il significato delle
parole usate nella lettera. Dopo, si potrà valutare quello che è stato
realmente detto e non detto. Proviamoci dunque. La "pillola del giorno
dopo", commercializzata con il nome "Norlevo", non contiene la
molecola RU-486, ma un ormone
progestinico, il levonorgestrel (questo non fu chiarito subito dai mezzi di
informazione). Il suo effetto è quello di impedire l'impianto sulla parete
uterina del prodotto del concepimento, il quale, tra l'altro, non è un semplice
ovulo fecondato, ma una struttura ben più complessa e organizzata (la
blastocisti). Nella lettera si afferma che, come dichiarato da un comitato
internazionale di ginecologi, la gravidanza inizia con l'attecchimento alla
parete uterina e quindi, al momento dell'uso della pillola, non è ancora iniziata e non può quindi essere
interrotta. Possiamo allora stare tranquilli e
usare questa pillola come un normale contraccettivo? No assolutamente ! Non
lasciamoci confondere dai giochi di parole e consideriamo invece la realtà dei
fatti. Intanto, quale è l'inizio della gravidanza? Il parere
sopra citato non è affatto "verità scientifica", ma una semplice
opinione, per quanto comoda, di un gruppo di operatori in campo ginecologico.
Tant'è che sui testi di Embriologia in uso presso le Facoltà di Medicina e
Chirurgia (si veda ad es. il testo M.Barbieri, P.Carinci - Embriologia - Casa
Editrice Ambrosiana, pag. 207) si dice che l'impianto del prodotto del
concepimento nella parete uterina avviene durante il primo periodo della
gravidanza. Sul piano della
giurisprudenza, d'altra parte, la Corte Costituzionale, con sentenza n.35 del
10/02/1997, ha fatto suo il punto di vista degli Embriologi deliberando che
l'inizio della gravidanza coincide con il concepimento. Se ne conclude che la posizione espressa
dalle Autorità sanitarie rappresenta non la "verità scientifica", ma
solo uno dei diversi punti di vista attualmente sostenuti. Tuttavia, occorre osservare che il
dibattito sulla data di inizio della gravidanza, per quanto importante ed
indicativo di come si possa giocare sulle parole, è in certo senso fuorviante,
perché distrae dal problema vero creato sia dall'uso della "pillola del
giorno dopo" che dalla interruzione volontaria della gravidanza. Si tratta
del fatto che in entrambi i casi il prodotto del concepimento (embrione o preembrione
o feto che sia) viene soppresso. Qualunque biologo riconosce che la vita inizia
con la unione dei due gameti, ovulo e spermatozoo, prosegue senza interruzione attraverso stadi successivi
(embrione, feto, neonato, ragazzo, ecc.) e termina con la morte. Interrompere
questo processo in qualunque sua fase significa sopprimere una vita umana.
Anche se un embrione non ha capacità di pensiero, come un neonato non ha capacità lessicale, come un bambino di 10
anni non ha capacità elettorale ecc., tuttavia sono comunque esseri umani. La
loro soppressione è in ogni caso la soppressione di un essere umano. Concludendo, quello che conta in queste problematiche è
l'effetto reale che si produce sulla vita umana al suo stadio nascente. In
questo rispetto, è evidente che la azione della "pillola del giorno
dopo" è quella di produrre la morte, attraverso l'impedimento
dell'annidamento nella parete uterina, dell'eventuale embrione formatosi dopo
un rapporto sessuale. Quindi produce lo stesso effetto che si produce mediante
una interruzione volontaria della gravidanza. A questo punto possiamo chiederci se è vero che la pillola
del giorno dopo non è abortiva, come sostenuto dalla Autorità sanitarie. Si può
osservare che ci si trova di fronte ad una questione di semantica: se ci
fissiamo sulla definizione di inizio gravidanza e assumiamo come valida la
definizione del comitato di ginecologi sopra citato, allora la pillola non è
abortiva. Se invece assumiamo come definizione di inizio gravidanza quella data
dalla comunità scientifica degli Embriologi, altrettanto autorevole quanto
quella dei Ginecologi, oppure quella contenuta nella sentenza sopra citata
della Corte Costituzionale, allora la "pillola del giorno dopo" è
abortiva. Se invece guardiamo alla realtà delle cose, la realtà è
che questa pillola viene assunta con lo scopo di fare morire l'eventuale
embrione formatosi dopo un rapporto sessuale. Ripetiamo, questa pillola
produce, se vi è stato concepimento, lo stesso effetto della interruzione
volontaria della gravidanza. Questa è la realtà dei fatti. E' su questa realtà,
come sul modo con cui è stata presentata, che occorre esprimere una valutazione
etica. Valutando l'aspetto relativo alla qualità della
informazione diffusa in merito, è evidente che la soppressione di una vita
umana non è semplice "contraccezione", come dichiarato nella lettera
su riportata. E' qualche cosa di meno tranquillizzante. Ed è doveroso che ciò
sia chiarito attraverso una corretta informazione, lasciando poi a ciascuno la
responsabilità di fare le scelte da lui stesso decise. Ci possiamo chiedere
perchè, al contrario, si è voluto dare una informazione tranquillizzante,
basata su giochi semantici, anzichè mettere in evidenza la realtà dei fatti e
dare quindi una informazione di tipo scientifico. Anche questo può essere
l'oggetto di una valutazione etica. Per quello che riguarda la sostanza dei fatti, ossia la
soppressione volontaria di un essere umano vivente, la nostra opinione è che
ciò non è lecito, a qualunque stadio lo si consideri, embrione, feto, ragazzo,
adulto ecc. Siamo contrari alla soppressione di criminali condannati dalla
giustizia e a maggior ragione siamo contrari alla soppressione di innocenti. Nella nostra opinione,
ogni essere umano è libero e responsabile delle sue azioni. In materia
etica, noi proponiamo il nostro punto di vista, ma non intendiamo costringere
nessuno a rinunciare alla sua libertà e responsabilità di scelta. Ciascuno
faccia dunque liberamente le sue scelte e se ne assuma la responsabilità. E' da
notare, tuttavia, che per una scelta veramente libera e responsabile è
necessario disporre di una conoscenza dei fatti che sia corretta e completa. E'
questo un punto su cui tutti, quale che sia la loro appartenenza culturale,
possono convenire. Auguriamoci dunque che tutti considerino un impegno comune e
irrinunciabile la difesa della verità, qualunque o dovunque essa sia. Prof. Pierluigi Lenzi,
ordinario di Fisiologia all'Università degli Studi di Bologna |