Lo scienziato: «Esseri umani solo dopo due settimane». Il cardinale: «No, già prima». Avvicinamento sull’obiezione di coscienza Le regole sui confini della vita Dialogo Veronesi-Tettamanzi

ROMA - Scienza e fede, dialogo difficile ma indispensabile. E con possibili convergenze, come quella sull’obiezione di coscienza, a partire dalla pillola del giorno dopo. E alla fine di un serrato dibattito Umberto Veronesi e Dionigi Tettamanzi si stringono la mano consapevoli di quanto sia alta la sfida che hanno di fronte. L’ex ministro della Sanità e l’arcivescovo di Genova hanno discusso per oltre due ore nell’Aula Magna dell’università La Sapienza di Roma dove si è svolto il confronto su «La libertà delle idee: scienza, vita e diritti», organizzato dalla Fondazione Corriere della Sera in occasione dei 125 anni del giornale e moderato da Gad Lerner. «Un’occasione bella per discutere di vita umana», commenta il cardinal Tettamanzi. Ecco una sintesi dei principali argomenti trattati nel confronto tra l’uomo di scienza e l’uomo di fede.

VITA E MORTE

Veronesi : «La vita umana si identifica con il pensiero. Quando l’elettroencefalogramma è piatto, tutti, anche la Chiesa, considerano l’uomo morto. E a questo punto è lecito asportare gli organi anche se il cuore batte ancora. Qualcuno ritiene che la cellula fecondata non è ancora vita sino al quattordicesimo giorno perché non si è ancora formato il primo frammento di sistema nervoso».
Tettamanzi
: «L’uomo non è solo la sua biologia. Sono interessato ma anche impaurito dalla definizione di essere umano, che per me è un enigma difficilmente decifrabile. Mi chiedo: prima del quattordicesimo giorno ci si trova di fronte a qualcosa o piuttosto a qualcuno? E faccio la domanda alla scienza e a Veronesi».
Veronesi
: «Sono d’accordo, si può parlare di essere umano. Ma è anche vero che la natura permette che sette volte su dieci gli ovuli si perdano, senza attecchire nell’utero».


PILLOLA

Verones i
: «Nella Chiesa e nel mondo cattolico c’è dibattito. Secondo alcuni impedisce la vita perché non permette una possibile fecondazione, ma per altri si tratta di aborto. Quest’ultima posizione è scientificamente sbagliata proprio perché la pillola del giorno dopo impedisce la gravidanza. La ritengo quindi legittima, un orientamento condiviso in Europa. L’obiezione di coscienza è un problema che attiene alla scelta del medico e che io posso capire. Altra cosa è la vera e propria pillola abortiva, la RU 486: deve essere regolamentata dalla legge sull’aborto».
Tettamanzi
: «L’obiezione di coscienza sarà sempre più diffusa. Chi obietta non è contro lo Stato, ma aiuta a far crescere la consapevolezza sugli obblighi morali. Per la pillola del giorno dopo occorre intendersi sulla definizione di aborto. Se si fa coincidere con l’interruzione della gravidanza in effetti non si può parlare di aborto. Ma la definizione dell’aborto deve tenere in considerazione la persona umana in senso lato, realtà ulteriore rispetto alla gravidanza».


ABORTO

Veronesi
: «Vorrei capire se la Chiesa continua a pensare che l’anima esiste dal momento del concepimento».
Tettamanzi
: «Lasciamo perdere questa questione da manuale di vecchia teologia. Oggi la Chiesa concepisce l’anima e il corpo come un tutt’uno. La 194 contiene alcuni aspetti positivi accanto ad altri che creano problemi. Si può intervenire su questi ultimi per migliorare l’attuale normativa: nella società ormai l’analisi è trasversale».


SCIENZA E SOCIETA’

Tettamanzi
: «Esiste un’ansia popolare nei confronti della scienza che rappresenta un cambiamento culturale. C’è sete di efficienza, salute e bellezza, ma pretendere qualcosa dalla scienza e fidarsi di essa in termini fideistici è eccessivo. Mi chiedo se è più forte il potere dello scienziato o quello di chi gli chiede qualcosa e lo esige come un diritto. La scienza deve rispondere anche a chi soffre o vive fuori della salute e della bellezza. In una società segnata dalla tecnocrazia un controllo sulla scienza, o meglio sulle sue applicazioni, dovrebbe essere naturale».
Veronesi
: «La professione di scienziato non esiste. La scienza è un dovere collettivo perché tutti abbiamo nel nostro Dna un bisogno di conoscenza. Certamente crea qualche paura, ma ha anche eliminato tantissime cose sbagliate come la magia, le superstizioni ed elementi religiosi errati come la centralità della terra nell’universo, sfatata da Copernico».


EMBRIONI

Verones i
: «Io credo che sia giusto che la donna che abbia un desiderio di gravidanza possa appellarsi alla scienza se la natura non l’assiste. Ma la soluzione sta nell’ovocita non fecondato: non è ancora un embrione e quindi non si può parlare di vita. Credo che questa sia la via del futuro per la fecondazione artificiale».
Tettamanzi
: «Sono d’accordo: non ci sono particolari obiezioni sul criocongelamento di ovociti. Ma abbiamo troppi - forse 100 mila - embrioni congelati. Lei una volta ha detto che forse hanno una "missione biologica" da compiere. Bisognerebbe però sapere se l’embrione congelato rappresenta una "cosa" oppure una persona. E poi: cosa fare di questi embrioni?».
Veronesi
: «Forse bisogna ammettere che si è sbagliato: questi embrioni non devono esistere più. Ma usarli per la ricerca è forse una fine meno ignobile che lasciarli morire».


UTERO IN AFFITTO

Veronesi
: «Il caso della donna francese di 62 anni non può essere definito incesto genetico perché ha offerto l’utero per un embrione nato dall’incontro tra il seme del fratello e l’ovocita di un’altra donna. È quello che si chiama utero in affitto. Semmai il problema è quello di un incesto educativo, perché il bambino sarà cresciuto da un fratello e da una sorella senza sapere chi sarà la vera madre».
Tettamanzi
: «Sono d’accordo: tutto il problema va letto partendo dal bambino come essere umano. Una legge deve garantire i diritti di tutti a partire dai più deboli, da chi non può ancora esprimersi. Solo se fa questo uno Stato può dirsi veramente democratico».


EUTANASIA

Veronesi
: «Chi si trova in una situazione di stato vegetativo permanente è in una condizione di non vita, priva di pensiero. Per la legge però si tratta di persone ancora vive. Se il mantenimento in vita è da considerarsi terapia allora può trattarsi di accanimento terapeutico autorizzando l’intervento del Tribunale».
Tettamanzi
: «Io credo che bisogna accertare meglio la condizione di irreversibilità di chi si trova in uno stato vegetativo permanente. A me non sembra che nei casi di idratazione e nutrizione artificiale si possa parlare di accanimento terapeutico, piuttosto di normale attività medica per non fare soffrire una persona».
( a cura di Marco Galluzzo
e di Roberto Zuccolini
)

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