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COPPIA, BAMBINO E FECONDAZIONE ARTIFICALE: QUESTIONI BIOETICHE Il problema è capire quale relazione intercorre e
deve esistere fra il bambino e la coppia. La cultura attuale si focalizza sulla coppia, sulle
dinamiche di coppia, fondandosi su un codice simbolico culturale essenzialmente
binario, quanto mai semplificatore. Si procede con le coppie bene-male, io-tu, e così
via, senza che queste coppie includano un "terzo". In questo sistema culturale, produrre una
triangolazione è quindi molto complicato, perchè si tratta di introdurre un
terzo elemento in una scelta che può essere concepita solo in termini binari.
Al contrario, nella concreta fenomenologia, quando un bambino entra in una
coppia ne modifica profondamente i rapporti, perchè il rapporto a due viene
mediato dal "terzo", il bambino. Il rapporto diretto io-tu subisce
delle modifiche che, se non comprese, possono portare a frustrazione, disturbo,
aggressività nella relazione a due. Bisogna esaminare la maturazione della coppia di
fronte al bambino, il tipo di cultura di coppia verso il bambino. Siamo in presenza infatti di una cultura di mancata
relazione triangolare. Anche quando il bambino materialmente esiste, non si
crea mai un sistema di relazioni a tre. Ci sono tante "diadi" ma
manca una sistematica relazione triangolare. Riguardo all'esame di questa
cultura è possibile fare alcune considerazioni: 1. Le tendenze nel controllo delle nascita sono il
prodotto di una cultura che si basa da un lato sulla costruzione di un sistema
artificiale di vita, in questo caso di riproduzione artificiale della vita,
dall'altro sulla amoralità della coppia. La tecnologia che interviene sulla coppia che vuole
avere figli si innesta sulla tendenziale amoralità della coppia stessa. L'uso
di queste tecnologie è funzionale ad un tipo di relazione di coppia che in
psicologia e sociologia definiamo "narcisistica". Da una ricerca effettuata al reparto di
Fisiopatologia della riproduzione umana del Policlinico S. Orsola nel 1984,
emergono alcune caratteristiche della coppia che si avvicina alla FIVET: età
nel 70% tra i 30 e 39 anni; si dichiara al 90% di religione cattolica, di cui
solo l'8% "non praticante". Oltre la metà appartengono alla fascia impiegatizia,
di buon livello di istruzione. Sono coppie quindi di una certa età, e con una certa
"consapevolezza culturale". Nel 38% dei casi non sono state tentate, prima della
FIVET, altre soluzioni per ovviare alla sterilità. La maggior parte di queste coppie sarebbe in linea
di principio disposta a sostituire la FIVET con una adozione, però esistono
difficoltà pratiche nelle relative procedure. Nel 91% dei casi le coppie non conoscono nessuno che
abbia già fatto ricorso alla FIVET. L'8% delle coppie si dichiara disposta a ripetere il
tentativo di FIVET nel caso di fallimento del primo. Solo nel 70% dei casi il medico di famiglia è
informato del tentativo di FIVET. Solo nel 75% dei casi le famiglie di origine
della coppia sono informate della decisione di ricorrere alla fecondazione
artificiale. Nei casi in cui la famiglia di origine sia stata
informata della decisione, ben il 70% concorda con la coppia. La presunzione
che assegnava agli anziani valori etici contrari a questo tipo di pratiche
risulta formalmente smentita. Nella coppia, la decisione di sottoporsi alla FIVET
è stata presa di comune accordo nell'84% dei casi, mentre, quando è uno solo
che prevale, si registra la prevalenza della moglie con il 13% e solo nell'1% è
il marito a decidere. Sono coppie che da parecchi anni tentano di avere
figli, con diagnosi di sterilità nel 56% femminile, nel 5% maschile, nel 31% di
=coppia, nell'8% sconosciuta. L'80% è favorevole alla contraccezione, il 40% è
favorevole all'aborto. La coppia che si rivolge alla FIVET non ha aspetti
patologici di carattere fisico in altri campi. E' però una coppia molto
incerta, che vive in un "mondo amorale". Vuole il bambino a tutti i
costi, indipendentemente da problemi morali. Il bambino viene a coprire un bisogno del tutto
privatizzato. Il rivolgersi alla tecnologia è una scelta che non mette in causa
valori o decisioni di tipo morale, è quindi amorale. La caratteristica distintiva di queste coppie è la
mancanza della percezione della moralità degli altri; non ci si rende conto che
sono in gioco gli aspetti più tipicamente etici del comportamento. I comportamenti
etici hanno a che fare con la riposta all'altro; queste coppie non vogliono
rispondere a nessuno di ciò che fanno, non al bambino, tantomeno alla società. Quella che hanno preso è una decisione basata su
sentimenti, in modo poco razionalizzato. Anche se presa dopo lungo tempo è
fondamentalmente "istintiva". Vengono saltati spesso i filtri del
consiglio di altri, come ad esempio il medico di base o la famiglia di origine. Negli altri aspetti, le coppie intervistate, sono
nella norma. Possono anche avere dei comportamenti morali, ma quando compare il
bambino “desiderato” l'eticità scompare. Se ne può concludere che la coppia
oggi è un fenomeno relazionale molto privatizzato che non vive alcun senso di
responsabilità verso l'esterno. Questo corrisponde ad una evoluzione del codice
simbolico dell'amore, che è un codice sempre più narcisistico, inteso non nel
senso di Freud, ma di autorealizzazione dell'io attraverso l'amore per l'altro.
In apparenza l'affetto c'è, e c'è anche una forma di amore, ma la funzione è
narcisistica. Siamo in presenza di uno svuotamento della coppia
che rimane certo basata sull'amore, ma non più su un amore ideale, di virtù, di
perfezionamento dell'oggetto che si ama. L'amore diventa una "comune problematizzazione
del mondo". Ci si ama tanto quanto si riesce a definire assieme le
problematiche del mondo, in questo caso il bambino. La coppia quindi si cementa nel fare del bambino
l'oggetto di un comune problema. Questo è visibile nella fortissima tendenza ad
avere il "proprio" bambino, a tutti i costi, e nella grande chiusura
della coppia di fronte alla riflessione sui problemi che, per esempio, una
eventuale FIVET potrà provocare nel figlio. E' plausibile chiedersi come mai, proprio mentre
tanta gente usa tecnologie per non avere figli, altra gente le usi per cercare
di averli. La spiegazione risiede nel fatto che viviamo in una
cultura che si basa sulla "integrazione paradossale": cioè si
ammettono contemporaneamente i contrari e si integra il tutto passando da un
contrario all'altro. Anche il diritto non è più fonte di
"ordinamento", ma di dissoluzione. Tutte le leggi sulla famiglia dal 1975 ad oggi
scontano questo approccio di "integrazione paradossale", legittimando
contemporaneamente principi contrari; basti ricordare la legge 194 sull'aborto,
dove nell'art. 1 si enuncia un principio etico di tutela della vita e della
maternità e poi per tutto il resto della legge si smentisce il principio
stesso. Mentre la "modernità" aveva una certa idea
di emancipazione, di liberazione dell'individuo, l'epoca in cui viviamo è
definibile come "post-moderna" in quanto non ha più un ordine etico
finalizzato alla umanizzazione della persona. Tutto è definito come
"possibile". Si vuole rendere possibile l'improbabile. La "ricostruzione" va dunque iniziata da
qui. Dal sapere che il bambino è una forma della comunicazione di coppia, è una
forma simbolica, un segno di dono, non un oggetto di narcisismo con cui
autorealizzarsi. Oggi il bambino è falsamente inteso come veicolo della
realizzazione di coppia, in quanto serve all'autorealizzazione individuale. Il bambino è un'immagine fantasticata, evasiva, non
reale, allo stesso modo in cui si evade dalla realtà. E' un problema di distorsione relazionale. Non c'è
capacità di costruire una vera relazione triangolare. Una bioetica umana dovrà
quindi farsi più matura con l'assunzione di un modello relazionale di coppia
concepita come sviluppo della persona secondo cui prima viene sempre
l'Altro".ß Pierpaolo Donati - ordinario di
sociologia all’Università di Bologna |