L’impiego del concetto di persona in bioetica:

due correnti di pensiero a confronto

 

 

Due appaiono le domande che reggono l'indagine: "Che cosa è persona?" e "Chi è persona?". La prima concerne l'elaborazione della definizione di persona; la seconda l'identificazione dei soggetti a cui attribuire la qualificazione di persona. In questo ultimo contesto si incontra il delicato problema dell'attribuzione o meno della personalità all'embrione umano. Per ben situarli conviene avvertire, a scanso di equivoci, che i dati della biologia saranno tenuti presenti, ma che l'argomentazione non potrà che risultare inferenziale e non biologica, perché l'esser persona è una condizione ontologica radicale non sempre evidente, per l'affermazione della quale l'analisi biologica appresta solo alcuni elementi. Essa rileva nell'embrione umano una serie di caratteri, dal cui insieme non è possibile attribuire immediatamente la personalità all'embrione: non pare esservi cioè inferenza immediata tra statuto biologico dell'embrione e suo eventuale statuto ontologico personale.

 

   In alcune correnti della bioetica contemporanea a sfondo riduzionistico viene rifiutato il concetto stesso di persona, tutto venendo ricondotto a forme compiute di utilitarismo etico e di sensismo, in cui importa solo la differenza tra esseri senzienti e non: hanno diritti solo gli esseri senzienti capaci di provare piacere o dolore. Di conseguenza saranno titolari di diritti gli animali adulti, perché capaci di godere e di soffrire, ma non gli embrioni umani privi del sistema nervoso. Dal punto di vista ontologico questo sensismo estremo, che appiattisce ogni rango dell'essere riducendo tutto a materia animata, capace di provare sensazioni, si potrebbe definire un animalismo trascendentale. A tale corrente sembrano ad es. appartenere gli scritti di P. Singer.

 

   Al di fuori di questa posizione, le altre sembrano riportabili senza troppo semplificare a due linee, a seconda del metodo assunto per rispondere alle domande di cui sopra

 

A) la posizione funzionalistico-attualistica, che cerca di definire la persona a partire da sue operazioni ritenute particolarmente qualificanti. Questa posizione si potrebbe anche denominare empiristica in senso lato, perché ritiene in vario modo empiricamente accertabile l'esser persona e il divenir persona, attraverso la verifica della presenza di certi caratteri, che sono stati assunti come rilevanti per definire la persona.

 

B) La linea del personalismo ontologico, che ricerca una determinazione sostanziale prima che attualistica dell'essere persona. Questa scuola, pur assegnando il maggior rilievo alla ricerca dei signa personae o indizi che possano segnalare la presenza della persona, non ritiene che l'esser persona o il divenirlo siano accertabili solo funzionalmente o empiricamente (e questo in particolare negli stati-limite), ma argomentabili razionalmente entro una concezione dell'essere e dei suoi gradi di perfezione. La linea a cui stiamo accennando fa perno nell'idea di sostanza, in cui si esprime una intuizione realista sulla natura stessa delle cose. La nozione di sostanza è da tempo ritenuta alquanto ostica e forse "superata", sebbene la sua estraneità allo "spirito del tempo" non ne diminuisca l'idoneità ad esprimere il valore d'essere e la durevole consistenza, ciascuna nel suo grado, dei soggetti individuali. Nella polarità fra approccio attualistico(sia poi questo declinato fenomenologicamente, trascendentalmente, oppure empiricamente) e approccio sostanzialistico si evidenzia  un luogo molto notevole della riflessione contemporanea sulla persona. Nell'esprimere una preferenza argomentata in merito, dovrebbe valere la regola del più largo abbracciamento, ossia della capacità di una delle due posizioni di abbracciare e render giustizia al valido dell'altra.ß à

 

Vittorio Possenti

 Ordinario di Filosofia Morale all'Università di Venezia

 e membro del Comitato Nazionale di Bioetica