Il concetto di persona nel pensiero personalista-ontologico

 

 

 

 Nella scuola del personalismo ontologico viene cercata una definizione sostanziale e non soltanto funzionale della persona, sebbene non vengano sottovalutati i signa personae, ossia tutti quegli elementi o indizi che ne possono segnalare la presenza. Quel personalismo si sviluppa in base ad una percezione-valutazione d'essere, ossia in maniera autonoma rispetto al problema dell'embrione umano, e perciò senza intenti giustificazionisti o apologetici a priori. Di conseguenza si può intuire che gli assunti in vario modo accettabili dell'approccio vitalista, di quello relazionale, di quello psicologico e infine etico-kantiano saranno inclusi e valorizzati nello schema del personalismo ontologico.

 

   Nell'introdurci in esso, appare prima di tutto necessario pervenire ad una definizione reale della persona, che ne colga il proprium e che si differenzi da una definizione o nominale oppure attraverso alcune proprietà soltanto dell'esser persona. Intendiamo per definizione nominale quella che ha un'apparenza di verità, ma che non coglie la natura specifica dell'oggetto definito: ad es. dire dell'uomo che è un "animale sociale", perché questa qualificazione non è soltanto sua (un altro esempio è definire il cane come un mammifero a quattro zampe, determinazione che si applica a molte specie di mammiferi). Con la ricerca di una definizione reale ci si volge alla natura della cosa stessa, non ad una semplice stipulazione contrattuale del comportamento legittimo. L'approccio è perciò di tipo fondamentalmente cognitivo.

 

   Nella tradizione filosofica sono state avanzate alcune determinazioni del concetto di persona, tra loro affini, e che per la loro coerenza razionale si pongono come imprescindibili termini di confronto. La più nota ed antica è la determinazione boeziana, secondo cui persona è rationalis naturae individua substantia.  Vicine si collocano le definizioni di Riccardo di San Vittore (rationalis naturae individua existentia) e dell'Aquinate (individuum subsistens in rationali natura). E' agevole verificare che queste definizioni tengono insieme tutti i concetti necessari, cioè natura, individuo, sostanza, esistenza, razionalità/spiritualità. Esse non escludono il livello corporeo-biologico-genetico, nel senso che la sostanza individuale umana è anche corporea. Di conseguenza ci si può attendere che non venga messo da parte il livello genetico-biologico, come sembra accadere nell'approccio stipulativo-idealistico che vede l'autocoscienza, la razionalità e il giudizio morale come unici elementi costitutivi della persona, e che pertanto introduce, come già accennato, una sovradeterminazione della sua idea.

 

   Sarebbe importante, ma anche alquanto lungo, indugiare nella riflessione sui vari elementi che formano la determinazione della persona nella sua formalità pura, e pertanto non relativa solo al livello dell'umano. Soffermiamoci solo sull'essenziale. La novità specifica che "fa" la persona sta nel genitivo: la persona è soggetto individuale sostanziale dotato di spiritualità, e perciò stesso capace di intenzionalità volta all'Intero, relazionalità, interiorità, autopossesso, autocoscienza, libertà, dominio dei propri atti. Essa esiste non solo in se, ma anche per se, e pertanto si colloca al vertice della esistenza individuale, realizzando nella maniera più piena il concetto di individualità. Nell'idea di individuum, quod est in se indistinctum, ab aliis vero distinctum, si traduce e significa l'idea di unità, totalità, concentrazione unificante. Nel termine in se indistinctum si esprime non il concetto di una fisica atomicità dell'individuo come realtà non ulteriormente separabile, ma il possesso unitario del proprio atto d'essere. Tommaso d'Aquino concludeva che la persona è quanto di più perfetto si dia in tutto l'universo, poiché in nessun altro individuo si può rinvenire una così ricca gamma di perfezioni ontologiche e operative, e una più profonda unità, scaturente dalla forma sostanziale.

 

   La singolarità della persona si condensa in una qualità che soltanto essa possiede: la quasi paradossale compresenza di incomunicabilità ontologica e di comunicabilità intenzionale. Incomunicabilità nell'ordine dell'esistere, perché essa "possiede" ed esercita il proprio atto d'essere, che è solamente suo e non compartecipabile con altri; comunicabilità intenzionale nell'ordine dell'agire, cioè in quello del conoscere, dell'amare, del dialogare, del "vivere con", per cui la persona è - essa sola - apertura all'Intero.

 

   Nella determinazione sostanziale risulta perciò salvaguardata l'eccedenza della persona rispetto ai propri atti e fondata la differenza tra l'esser persona e la personalità, se con questo ultimo termine intendiamo la progressiva acquisizione su piano operativo (atto secondo) di qualità che appartengono alla persona in quanto fluiscono dalla sua essenza, ma che non necessariamente accompagnano fin dall'inizio l'esistenza della persona. Non c'è perciò contraddizione nel sostenere che un individuo può essere ad un tempo persona in atto e personalità in potenza. Mentre il divenir persona come possesso del suo proprio statuto ontologico radicale non è un processo, ma un evento o atto istantaneo, per cui si è stabiliti nell'esser persona una volta per tutte -, la personalità è qualcosa che si acquista processualmente, attraverso l'effettuazione di atti personali (secondi). Nel linguaggio della metafisica cristiana il divenir persona come evento istantaneo corrisponde all'animazione spirituale o infusione dell'anima intellettiva.ß à

 

Vittorio Possenti

 Ordinario di Filosofia Morale all'Università di Venezia

 e membro del Comitato Nazionale di Bioetica