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Trapianti d’organo Per “trapianto” si intende l’operazione
chirurgica che inserisce in un “ospite”
un organo o un tessuto prelevato da un “donatore”, cadavere o
vivente. Da cadavere: cute, cornea; midollo osseo, rene, cuore,
polmone; cuore-polmoni; fegato; pancreas; rene-pancreas; tubo gastroenterico.
Da vivente: rene e fegato (trapianto parziale). Il cuore del ricevente nel
trapianto cuore-polmoni può essere trasferito ad un altro paziente (domino transplant). Il trapianto può essere: autologo, da una sede all’altra dello stesso
individuo (cute); omologo, fra soggetti della stessa specie:
emerge il problema dell’istocompatibilità
e del rigetto; eterologo, fra
soggetti di specie diversa (solo sperimentale). Si tratta ormai di un intervento quasi di routine per la concomitanza, grazie a diversi fattori: scoperta della ciclosporina (+ siero antilinfatico), farmaco
ben tollerato che deprime quel sofisticato sistema di controllo del territorio
(sistema immunitario) per cui ciascun organismo è in grado di rilevare
tempestivamente nel suo contesto strutture
proteiche “diverse da se” (non self) e di
distruggerle. Conseguenza? Se di microbi o virus
patogeni, possibilità di guarigione; se di organi “donati”, ahimè
“rigetto”. Moltiplicazione
dei reparti di “terapia intensiva”, dove malati temporaneamente
mantenuti in vita con mezzi artificiali sono in osservazione costante. Ciò
permette in caso di decesso una diagnosi di morte così tempestiva da consentire
il prelievo degli organi prima
dell’inizio di fenomeni regressivi, incompatibili col successo del trapianto.
Progresso delle tecniche chirurgiche in “circolazione extracorporea”. Aspetti etici.
Sulla “questione di principio” (il trapianto è lecito o
no?), tutti (o quasi) si
dichiarano concordi, sia i fautori del “vecchio”
personalismo ontologico, secondo cui ogni essere
umano è persona, sia i promotori di una nuova e diversa “bioetica”, secondo cui
occorrerebbe “ripensare la vita”, in quanto” la vecchia morale non serve più” (Peter Singer). Il
problema critico riguarda piuttosto la liceità del prelievo degli organi dal
cadavere. Anche qua la risposta è in
genere positiva. C’è addirittura chi sostiene che “la disponibilità
a consentire il prelievo di organi dal proprio cadavere, una volta accertato il decesso, è un preciso e grave dovere morale e non un gesto facoltativo di
generosità”. Non si tratta in effetti di
una “donazione” in senso stretto, e tanto meno di un gesto “eroico”, perché “a
ben guardare, nulla costa all’interessato”. Tradotto in parole il rifiuto
suonerebbe press’a poco così: “voglio che i miei organi vadano a marcire tutti
nella tomba, piuttosto che farli servire a salvare le vostre vite” (L.
Ciccone). Generosità eroica e amore donativo supportano, evidentemente, la donazione da vivente. La posizione ufficiale della
Chiesa cattolica . Bastino due citazioni. Catechismo
della Chiesa cattolica, capoverso 2296: “Il
trapianto di organo è conforme alla legge morale e può essere meritorio se i
danni e i rischi fisici e psichici in cui incorre il donatore (donazione da
vivente!) sono proporzionali al bene che
si ricerca per i destinatario”. Discorso di SS Giovanni
Paolo II al I° Congresso Internazionale sui trapianti di organo: “Il
progresso delle scienze biomediche ha reso possibile alle persone di proiettare
oltre la morte la loro vocazione all’amore. Analogamente al Mistero pasquale di
Cristo, nel morire, la morte viene in certo qual modo vinta e la vita
restituita. (...) La Morte e Risurrezione del Signore rappresentano l’atto
supremo di amore che conferisce un profondo
significato all’offerta di un organo da parte del donatore per
salvare un’altra persona”. Atteggiamento
dell’opinione pubblica:
Positivo, ma non plebiscitario. Stupore,
ammirazione ed entusiasmo per le conquiste della scienza si associano a dubbi e
pregiudizi negativi, sotto l’influsso di due gruppi di pressione: i soggetti in
lista di attesa e i (pochi) aderenti al “partito antipredazione”. Di qui la
necessità di un’informazione corretta e capillare e di una più diffusa formazione
culturale ed etica. Alcuni
spunti di riflessione. Accertamento
di morte. Il buon esito
dell’intervento esige prelievi precoci. Le prescrizioni di legge sono
rassicuranti. Dopo la diagnosi di morte clinica, formulata dai medici curanti,
è obbligatoria un’osservazione clinica e strumentale di tre ore
da parte di un gruppo di medici specializzati diverso dal
precedente, cui spetta di accertare, con criteri strumentali e
clinici, l’avvenuta “morte encefalica”,
cioè la distruzione totale ed irreversibile dell’intero encefalo (non solo
della corteccia cerebrale, sufficiente per lo stato di coma), compreso quindi il tronco dell’encefalo, sede del centri
vitali cardiorespiratori, la cui documentata distruzione
esclude “risvegli”. La pratica è la stessa che sia in programma o no un
prelievo d’organo. Il cadavere viene rimosso e il posto letto utilizzato. Se
del caso, il prelievo viene comunque eseguito da una terza
équipe medica, diversa dalle precedenti. Rifiuto
del commercio di organi. E’
sostenuto a gran voce da tutti.
Coerentemente dai fautori del personalismo ontologico,
per i quali vita e corpo non sono disponibili, meno
logicamente dagli utilitaristi. Una volta assicurati libera (?) contrattazione
ed adeguato (?) non ne trarrebbero tutti materiale vantaggio? Il malato, il
donatore ricompensato, che può vivere con un solo rene, case di cura e tutta la galassia dei
collaboratori, agenzie di viaggio
“specializzate” comprese? Non per nulla esistono vergognosi “paradisi” autorizzati nel mondo,
ma fortunatamente non in Italia. Consenso
dei congiunti. Si tratta
in genere di giovani vite spezzate. Specie in soggetti psichicamente
“fragili”, l’espianto da un proprio caro, anche se preventivamente
da lui concesso, viene a costituire un’ulteriore non
emendabile ferita. Trascurabile? La recente legislazione riconosce
soltanto la volontà del paziente, previamente espressa
in base al (discusso) principio del silenzio/assenso
(chi tace acconsente). In attesa del complesso itinerario di raccolta e
documentazione delle risposte di tutti i
cittadini si continua a tenere in considerazione il parere dei parenti. La
soluzione legislativa sembra accettabile, ma potrebbe essere migliorata.
Pervenire rapidamente ad una cultura della donazione solidale e generalizzata è
certo difficile. Molto potrebbe essere però ottenuto anche solo migliorando
l’organizzazione dei prelievi. Il limite critico della richiesta di reni, il
trapianto più comune, si colloca ad esempio fra le 22 e le 24
donazioni annuali per milione di abitanti. In Emilia e Romagna sono
24, ma solo 3,1 in Campania e 2 in
Calabria (media nazionale 12). Una campagna promozionale ben condotta
potrebbe stimolare le regioni “pigre”? Per stimolarle, lo Stato potrebbe
intervenire contrastando le migrazioni dei malati verso le regioni più attive.
Lo ha già fatto la Francia nei nostri confronti. Un’offesa al buonismo? Ma chi
dice che il buonismo sia buono? [Prof. Aldo
Mazzoni – già Ordinario di microbiologia all’Università di Bologna,
Direttore del Centro di Bioetica “A. Degli Esposti” (Bologna)] |