Fecondazione artificiale: le questioni sul tappeto Nel mare magnum dei problemi collegati alla Fivet,
può essere utile riassumere un breve catalogo delle questioni principali che
costituiscono oggetto di discussione nel campo della fecondazione artificiale. 1.
La
scissione del concepimento dall’atto coniugale. In genere, questo tema è ritenuto rilevante
soprattutto sul piano teologico, e quindi per i cattolici. Tuttavia esso ha
interessanti ripercussioni anche sul piano antropologico, poiché mette
l’accento su una novità che è senza precedenti: vale a dire che nella Fivet il
protagonista dell’atto che determina il concepimento è un tecnico di
laboratorio, e non più la coppia. Una vera rivoluzione, al di là di come la si
voglia giudicare 2.
Lo
statuto ontologico e giuridico dell’embrione umano Questo tema è, a differenza del primo, di sicura
competenza giuridica, stante la “laicità” che caratterizza la domanda
fondamentale: “l’embrione è un soggetto di diritto o un oggetto?” La soluzione
del quesito è pregiudiziale alla soluzione di ogni altro interrogativo in
materia di Fivet. Tenendo presente che la semplice incapacità di poter dare una
risposta certa alla domanda – tesi sostenuta da alcuni bioeticisti – dovrebbe
indurre ad un atteggiamento prudenziale, cioè tuzioristico nei confronti di una
realtà presunta o sospettata di appartenere alla famiglia umana. 3.
L’abortività
indotta connessa alla Fivet E’ certo oltre ogni dubbio che in ogni ciclo di
Fivet vengono scientemente sacrificati decine e decine di embrioni, il cui
impianto è reso altamente difficile proprio dall'artificiosità del processo. I
tecnici anzi usano molti embrioni proprio in base a calcoli probabilistici e
all’effetto combinato che i deboli segnali ormonali di ciascuno potrebbero
produrre sul corpo della donna. Questo tema, ancorchè subordinatamente al
riconoscimento di un qualche valore al nascituro, rappresenta un ostacolo
rilevante alla liceità anche giuridica della Fivet, in ogni sua forma. 4.
Gli
embrioni soprannumerari L’alta produzione di embrioni, motivata dalle
difficoltà di riuscita di cui parlavamo poc’anzi, induce i tecnici a procedere
in maniera pianificata – o per il sopravvenire di imprevisti – al congelamento
degli embrioni che non vengano messi a dimora. Ne scaturisce il fenomeno della
proliferazione di embrioni umani conservati sotto azoto liquido, in numero
sempre crescente, il cui destino non è chiaro e anzi estremamente controverso a
seconda delle scuole di pensiero bioetico. 5. La sperimentazione sugli embrioni Vi è chi propone l’opportunità di produrre embrioni
con la fecondazione artificiale, al solo scopo di usarli a scopo sperimentale.
Altri, su posizioni apparentemente più sfumate ma in realtà perfettamente
coerenti con quella appena enunciata, suggeriscono di usare gli embrioni soprannumerari
per la ricerca. Entrambe le tesi presuppongono la non umanità dell’essere
concepito, o più prosaicamente, la liceità del sacrificio di essere innocenti
per fini nobili e utili alla collettività. 6.
La
Fivet eterologa Questa pratica consiste nell’uso di gameti prelevati da soggetti esterni alla coppia, il cosiddetto donatore di seme. Qui, in aggiunta alle implicazioni viste finora, bisogna mettere in conto i numerosi problemi di carattere giuridico che si ricollegano alla definizione pianificata di una filiazione nella quale genitori sociali e biologici non coincidono. 7. In alcuni Paesi, come ad esempio Stati Uniti e Gran Bretagna (ma non solo), si segnalano anche casi di “maternità surrogata”, cioè di donne che accettano l’impianto di embrioni - assolutamente estranei, oppure generati con gameti di amici o di parenti – gratuitamente o dietro compenso economico. Mario Palmaro (Assistente di Filosofia del diritto, Università statale di Milano) |