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Sì all’eubiosia, no
all’eutanasia Il fatto che l'Olanda abbia legalizzato la cosiddetta
eutanasia (sanno tutti il significato reale e corrente
di questa parola?), comporterà, c'è da aspettarselo, un effetto domino. Il
Belgio ne ha già
seguito l'esempio ed il numero dei "casi" sottoposti a morte
anticipata (quelli occulti e quelli "legali"), c'è da
giurarlo, aumenterà in tutti i paesi cosiddetti civili. Aumenterà pure il
flusso migratorio senza ritorno (una sorta di turismo mortuario) anche di quelle persone che semplicemente non avendo più voglia di vivere (è un
diritto di dignità anche questo?) si recheranno “a visitare” gli ospedali
olandesi. Strano destino quello della medicina moderna, quella almeno dei paesi
ricchi: se un medico sbaglia diagnosi, anche in modo non tale da comportare
gravi ed irreversibili conseguenze, state certi che vi è
un nugolo di avvocati prontissimi a correre in aiuto del malcapitato, ma se,
per esempio, una signora anziana è "irrimediabilmente" stanca di
vivere o, peggio ancora, ha un cancro che "sembra" senza speranza,
allora questa vecchietta si trova ad
avere al suo capezzale medici (e forse tanti parenti) pronti per dovere
d’ufficio e/o per convinzione liberal-liberista ad accontentarla, in assenza di uno
straccio di avvocato per difendere il suo diritto-dovere di vivere. Tutti hanno diritto di esprimere le proprie idee,
ovviamente, ma nessuno ha il diritto di vita o di morte
su ogni essere umano e tutti devono essere ben consapevoli che o si è dalla
parte della vita oppure dalla parte della morte, senza compromessi. Inoltre per “l’applicazione” dell'eutanasia medica occorrerebbe dimostrare che "non vi è più
niente da fare". In questo paese, ed in alcune città in particolare
(Bologna, Napoli, Pesaro, Firenze, Taranto, Bari, ecc.), l'Associazione
Nazionale Tumori (ANT) assiste a domicilio e gratuitamente, ogni giorno, circa
2.300 Malati di cancro (si chiama progetto Eubiosia, buona-vita, l’insieme
delle qualità che conferiscono dignità alla vita). In questa situazione l’eutanasia
non troverebbe facile applicazione se si pensa che oltre il 95% degli Assistiti
(36.000 fino ad oggi!) registra un controllo del dolore pressoché completo
senza accanimento terapeutico e nel pieno rispetto della volontà dei Sofferenti
e delle loro Famiglie. Anche i “mass-media” sembra che
abbiano fatto la loro scelta di campo, assumendosi, in genere, non piccole
responsabilità. In questi giorni per esempio non si contano più gli interventi
a favore dell'eutanasia. Cosa dovrebbero fare questi
"poveri" giornalisti? Tacere?
E poi va detto, cosa non da poco, che la parola
"eutanasia" è accreditata, spesso in modo occulto, con il
significato di "morte-anticipata-per-pietà"
o addirittura viene associata all’idea dell’accanimento terapeutico. Il termine
eutanasia, se vogliamo attenerci alla traduzione letterale dal greco, vuol dire
solo buona-morte. Ma la gente,
l'uomo della strada come la pensa realmente ? Per
saperlo é sufficiente fare la "prova-taxi". E' semplicissima. Quando vi trovate a prendere un taxi, siete nelle condizioni
ideali per chiedere al conduttore ( é rilassato, vi volta le spalle e quindi non é influenzato
dal vostro sguardo e dal vostro aspetto, pensa solo alla strada che ormai
percorre quasi automaticamente, conoscendola
come le sue tasche, ecc. ) per chiedere, dicevo, le cose importanti
della vita (quasi si trattasse di una seduta psicoanalitica). Alla domanda cos'é
l'eutanasia ? nove taxisti su dieci rispondono, pur con parole diverse (la
domanda va posta ovviamente con un minimo di grazia e di preparazione, ma in
genere per la risposta, garantisco, bastano poche decine di metri di percorso),
"morte-anticipata-per-pieta`".
Quindi, tanto per intenderci, omicidio e non semplicemente
"buona-morte". I "mass-media" possono essere fieri: il "prodotto-eutanasia"
é stato venduto bene ! In pratica, utilizzando in modo non corretto la parola
"eutanasia", si rende più "appetibile" l'evento in questione e, quel che é peggio, qualche volta ci si
riesce fino al raggiungimento delle estreme conseguenze. Il desiderio di eutanasia così intesa,
é come una malattia perché indica sempre un grave stato di sofferenza del
paziente e a volte, in misura ancora maggiore di chi la propone al morente o di
chi lo assiste. Noi (medici e non) dobbiamo cercare di capire tutto ciò con grand’umiltà, ma, soprattutto, abbiamo l'obbligo morale e
professionale di prevenire e di curare questi stati di sofferenza (del morente
e di chi lo assiste), proprio come si fa per qualsiasi altra malattia,
ricordando in ogni momento che l’EUBIOSIA é un diritto naturale ed universale
per il semplice fatto che la vita é un valore naturale ed universale. Patti chiari, amicizia lunga! [Prof. Franco Pannuti, fondatore e Presidente
Nazionale dell’Associazione Nazionale Tumori (ANT) - Già primario Divisione di Oncologia
Ospedale Malpighi Bologna] |