Indice dell’approfondimento:

- Bush in silenzio contro l'aborto

- Italia. «Aborto regolare, assolvete quei medici»

- “Aborto farmacologico

- «È tutto in regola, noi andremo avanti»

- Numero aborti in Italia dal 1978 ad oggi

- Ru486, quella pillola che umilia la scienza e cancella la vita

- Aborto, una legge da cambiare

- La pillola favorisce il tumore del seno

- Dalla Chiesa un no senza appello all’interruzione di gravidanza farmacologica

- Pillola per l'aborto, le polemiche

- Le prime reazioni alla sperimentazione della “RU 486”

- La Contragestazione

- Altri testi sull’argomento presenti nel portale

 

 

 

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Bush in silenzio contro l'aborto

 

 

Non sono soltanto l'attacco a Saddam, i rischi atomici della Corea del Nord o la guerra al terrorismo le priorità del presidente Bush. Ce n'è un'altra, appena accennata nella campagna elettorale del 2000 per tacitare gli oltranzisti religiosi suoi grandi elettori, che adesso sembra spuntare come una cambiale ingombrante: l'eliminazione di fatto della libera scelta della donna e della legge sull'aborto che sta per compiere 30 anni a fine gennaio ed è uno dei grandi simboli dell'America «liberal». La Casa Bianca non la vuole più. Si sta muovendo a passi sempre più svelti prima della grande sfida del 2004 per farla «sparire».

Bush è sempre stato «contro la libera scelta» ma aveva promesso di tollerare quella degli altri. In realtà la sua amministrazione sta stringendo le maglie ed è guidata da un grande crociato anti-aborto come il ministro della giustizia Ashcroft che vede l'interruzione della gravidanza come una vera e propria violazione criminale. L'amministrazione repubblicana sul piano sanitario appoggia sistemi come la copertura assicurativa per i feti piuttosto che per le donne incinte e in alcuni casi non riconosce le interruzioni di gravidanza come prestazioni. Sul piano giudiziario invece Ashcroft lavora per un ritorno all'illegalità dell'aborto cancellata nel lontano 1973 e in qualche modo ripristinata surrettiziamente da Reagan col famoso «gag rule» l'ordine che impedisce finanziamenti alle associazioni di medici e di assistenza familiare in America o all'estero e vieta di spiegare alle donne incinte che tra le varie forme di controllo delle nascite o per evitare problemi maggiori esiste anche l'aborto. Bill Clinton cancellò il «gag rule» nel 1993 ma Bush è tornato al passato e lo ha reintrodotto. Questo provvedimento di fatto blocca centinaia di milioni di finanziamenti dei programmi dell'Organizzazione Mondiale della Sanità e del fondo per le popolazioni delle Nazioni Unite nei paesi in via di sviluppo. Il presidente americano sa che uno scontro frontale sull'aborto e un nuovo intervento della Corte Suprema scatenerebbe un furioso dibattito nazionale soprattutto sulle libertà e sui diritti della donna che lui non vuole far esplodere, per questo sceglie queste lente ma irreversibili operazioni accerchianti e di soffocamento. Bush però, questa campagna l'ha già definita «una missione» e punta al rovesciamento della «Roe V. Wade» dichiarandosi «pro-vita». Il «New York Times» l'ha chiamata «la guerra contro le donne». Per il «presidente soldato» però, questa è certamente la meno nobile e la più pericolosamente arretrata.

 

Giampaolo Pioli

 

Fonte: http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/chan/2/2:4045705:/2003/01/14

 

 

 

 

 

Italia. «Aborto regolare, assolvete quei medici»

 

È la richiesta del pubblico ministero nella tormentata udienza che vede imputati tre dottori denunciati da una paziente

 

 

Non luogo a procedere: il pubblico ministero Valmassoi ha concluso ieri con questa richiesta l'udienza che si è tenuta davanti al giudice Anna Pagotto. Imputati tre medici: il primario di Ginecologia dell'ospedale Ca' Foncello Vittorio Marsoni, la collega dottoressa Gabriella Bracalente e il dottor Claudio Finelli, arrivato da Castelfranco perché i medici di Treviso sono obiettori di coscienza in una causa intentata da una signora che aveva abortito.

La signora Patrizia D. ha chiesto l'aborto e lo ha chiesto per motivi di salute psicofisica della madre. Comunque il feto era portatore di malformazioni, ed è venuto alla luce morto.

 

Ecco i tre punti su cui ha centrato le sue conclusioni il Pm Valmassoi: 1) le informazioni che la legge prescrive di dare a chi richiede l'aborto entro la ventiquattresimna settimana erano state date. 2) Come è possibile stabilire una responsabilità colposa dei medici? Perché colposa? I tre medici non hanno contravvenuto a nulla, la prassi abortiva entro la 24esima settimana è stata rispettata, secondo la legge. Terzo e fondamentale punto: omicidio colposo? Ma omicidio di chi, se il feto è nato morto? E invece aborto colposo? Ma se tutto è stato fatto secondo le regole?

 

E che il feto sia nato morto lo ha stabilito l'anatomopatologo che ha effettuato l'autopsia. I polmoni erano privi di aria, segno che il piccolo non ha mai respirato.

 

La signora ha invece lamentato che non è stata consigliata adeguatamente, ma il Pm ha ribattuto che l'intervento è stato chiesto 4 giorni prima del limite di scadenza rispetto al dettato della legge. Il piccolo presentava diversi problemi che lo avrebbero costretto a una vita ben dura, ma se la signora avesse voluto che - anche se fosse nato vivo - il feto fosse assistito, avrebbe ben dovuto chiederlo perché tale assistenza fosse preparata. L'aborto è avvenuto mentre la donna si recava nella sala operatoria, e anche questo avrebbe inciso sull'urgenza che tutto fosse pronto per l'eventuale assistenza.

 

Il 5 febbraio la dottoressa Pagotto sentirà gli avvocati.

 

Si tratta di una storia tormentata, perché un Pm aveva chiesto l'archiviazione, un altro Pm aveva chiesto l'archiviazione e un Gip ha invece disposto che si parlasse o di aborto o di omicidio colposo. Una vicenda drammatica che comunque si concluda lascerà tristezze laceranti.

 

Antonella Federici

 

Fonte: Il Gazzettino on line, 15 gennaio 2003

 

 

 

 

 

 

“Aborto farmacologico”

 

Manica (Ds) lo chiede al direttore Balzarro dell’Ospedale di Novara

 

 

NOVARA - La capogruppo ds in Consiglio regionale, Giuliana Manica, ha scritto una lettera al dottor Giorgio Balzarro, direttore generale dell´ospedale Maggiore di Novara, invitandolo a sperimentare la possibilità per le donne di accedere all´aborto farmacologico. Alla lettera, la Manica ha allegato il testo dell´interrogazione da lei rivolta oltre due anni fa all´assessore regionale alla Sanità, D´Ambrosio sull´argomento e il testo della sua risposta nella quale l´assessore riconosce l´assoluta legittimità dell´aborto farmacologico. Per questo la capogruppo ds ha invitato il direttore generale dell´ospedale novarese ad avviare la sperimentazione: «Sono evidenti i vantaggi - scrive la Manica - che derivano da un´interruzione di gravidanza effettuata tramite farmaci anziché intervento chirurgico. L´aborto farmacologico rientra tra le opportunità tecniche previste dalle legge 194 attualmente in vigore, di cui chiedo il rilancio anche sul terreno della prevenzione».

 

r. s.

 

Fonte: La Stampa, 15 gennaio 2003 

 

 

 

 

 

«È tutto in regola, noi andremo avanti»

 

Silvio Viale, ginecologo del Sant’Anna: solo Sirchia potrebbe bloccarci

 

 

ROMA - «Noi siamo tranquilli. La sperimentazione si farà, non c’è nessuna ragione valida per bloccarla». Silvio Viale, ginecologo del Sant’Anna, radicale, è uno dei personaggi che più si sono battuti per la Ru-486, come alternativa all’aborto chirurgico. L’iniziativa della magistratura torinese non lo intimorisce.

Perché è così sereno?

«Abbiamo tutte le carte in regola per cominciare. Il parere favorevole proviene da un organismo autorevole e indipendente, il comitato etico della Regione Piemonte, composto da nomi di prestigio. Pochi giorni fa sono venuti per un controllo preventivo gli ispettori del ministero della Salute che si occupano di sperimentazioni farmacologiche. Ho avuto l’impressione che volessero metterci in difficoltà».

Secondo la legge 194, però, l’aborto deve avvenire in ospedale. Con la Ru-486 non succederebbe, ed è quello che la Procura vi contesta.

«Non è scritto da nessuna parte che l’aborto deve avvenire in ospedale. È previsto che qui si svolgano "tutti gli atti medici finalizzati a interrompere la gravidanza". Ed è ben diverso. Si dice, inoltre, che l’aborto debba essere praticato da un medico appartenente a un servizio ostetrico presso un ospedale generale. Quindi dal nostro punto di vista non ci sono violazioni».

Non temete interferenze?

«Assolutamente no. Il ministero della Salute potrebbe avocare a sé la decisione di autorizzarci a partire. Non potrebbero fare altrimenti, visto che tutto è in regola. E non credo che il ministro Sirchia abbia intenzione di passare per quello che dà il via libera alla pillola abortiva».

Come si articolerà la sperimentazione?

«Prevediamo di essere pronti tra febbraio e marzo. Importeremo il farmaco, che non è in commercio in Italia, direttamente da un’azienda produttrice francese. È più facile di quanto immaginavamo. Proveremo la pillola su 400 donne, suddivise in quattro gruppi corrispondenti ad altrettante modalità e dosaggi. Questo per verificare, al termine dei test che dureranno da uno a due anni, qual è la procedura migliore. In realtà, c’è poco da scoprire. La Ru-486 è un’opportunità in più per la paziente, funziona e ha i suoi vantaggi rispetto alla soluzione chirurgica, che è soggetta a una percentuale più alta di complicanze. Ed è pur sempre un intervento che richiede anestesia».

I tempi dell’aborto farmacologico sono diversi rispetto a quello chirurgico?

«La donna deve effettuarlo entro il 49° giorno di gravidanza. Quando verrà a chiedere di interromperla le verranno proposti i due metodi e sarà lei a scegliere, dopo essere stata opportunamente informata e aver dato il consenso scritto. In ospedale dovrà tornare tre volte. Il primo giorno le verrà data la pillola, il terzo giorno il misoprostol, il farmaco a base di prostaglandine che favorisce l’espulsione. Il decimo giorno, un ultimo controllo».

Crede che sarà facile reclutare 400 donne?

«Il centralino del Sant’Anna è bersagliato di telefonate. Molte donne ci chiamano da fuori regione».

Contro ogni forma di rinuncia e ostacolo alla nascita si batte il movimento «Donna dalla parte della vita» che la scorsa settimana ha promosso un incontro a Roma. Olimpia Tarzia, segretario nazionale del Movimento, ha ricordato i 55 mila bambini «salvati assieme alle loro mamme» in 25 anni di attività per contrastare «la cultura della morte».

 

mdebac@corriere.it 

Margherita De Bac

 

Fonte: Corriere della Sera, 16 dicembre 2002

 

 

 

 

Numero aborti in Italia dal 1978 ad oggi

 

 

Anni

Aborti

Valori cumulati

1978

66.688

0

1979

187.752

265.440

1980

220.263

476.703

1981

224.377

710.080

1982

234.593

935.673

1983

231.404

1.167.077

1984

227.809

1.394.886

1985

227.809

1.394.886

1985

210.597

1.605.483

1986

198.375

1.803.858

1987

191.469

1.995.327

1988

179.193

2.174.520

1989

171.684

2.346.204

1990

165.980

2.512.184

1991

160.532

2.672.716

1992

152.424

2.825.140

1993

148.033

2.973.173

1994

138.952

3.104.125

1995

139.549

3.243.674

1996

140.398

3.384.072

1997

140.525

3.524.597

1998

138.357

3.662.954

1999

139.213

3.802.167

2000

135.133

3.937.300

2001

130.512*

4.067.812*



* dati provvisori

 

 

Fonte: http://www.mpv-cav.veneto.it/a_93_IT_726_1.html

 

 

 

 

 

RU486, quella pillola che umilia la scienza e cancella la vita

 

 

Il Comitato etico regionale del Piemonte ha espresso a maggioranza parere positivo alla sperimentazione della pillola abortiva RU486 nell’Ospedale S. Anna di Torino.

La notizia è stata da molti salutata come una sospirata conquista, ma a ben vedere rappresenta un fatto tristissimo per tutte le persone che hanno a cuore il vero bene di ogni essere umano e quindi dell’intera comunità.

 

In primo luogo, perché, così facendo, si umilia la scienza. Questa, nata per servire l’uomo nel suo bene e diritto più prezioso, la vita, da cui dipendono gli altri, è ridotta, con la RU486, a produrre un farmaco che ha solo lo scopo di cancellare la vita, fra l’altro, innocente.

 

In secondo luogo, perché rende ancor più vana la parte preventiva della legge 194 (sull’ aborto) in quanto evita le procedure dissuasive e preventive di cui agli artt.4 e 5 della stessa. Quando fu approvata quella legge, si disse che l’ aborto non doveva essere considerato mezzo di contraccezione e che la libera decisione della donna doveva confrontarsi con le istituzioni pubbliche, garanti del diritto dei terzi. Ora la decisione di sperimentare la RU486, per introdurla nella pratica, caratterizza fortemente l’interruzione di gravidanza come contraccettivo, in ciò pure contrastando quanto è scritto nella legge 194.

 

Vien da chiedersi, in terzo luogo, che fine faranno le offerte alternative alla non accoglienza della vita, che da anni il volontariato offre con umanità e passione alla donna in gravidanza inattesa o indesiderata. Con l’unico intento di salvare bimbo e madre, “socializzando” il loro dramma, poiché quando la vita umana è in pericolo, è in questione l’intera comunità. È assai probabile che questa “privatizzazione” del dramma familiare renderà più vana l’opera volontaria e preziosa a servizio della vita. Perché non bilanciare garantendo alla donna la libertà di non abortire, per esempio assicurando la presenza di quel volontariato nelle strutture ospedaliere?

 

Ma davvero, in conclusione, è una conquista questo aborto chimico, senza necessità di ricovero ospedaliero, reso quasi un fatto ordinario attraverso la somministrazione in pillole? In realtà, a parte l’altissimo prezzo in termini di vite umane, esso è sconfitta anche nel cuore della donna. Il “procedimento” infatti dura tre giorni: a seguito della prima pillola, che taglia il nutrimento, l’embrione cessa di vivere entro le 24 ore; dopo 48 ore dall’assunzione del secondo farmaco, il concepito viene espulso.

Anche se quel bimbo fosse il meno voluto dei figli, è difficile che una donna sia emotivamente distaccata da quanto sta accadendo in lei. Mi pare inevitabile nella madre la coscienza dello spegnersi lento di quel figlio imbarcatosi come un clandestino, scoperto e respinto fuori di sé. E se a qualcuna capiterà, in quelle lunghe ore, di voler tornare indietro, sarà troppo tardi, perché ormai in disfacimento la culla di tessuti cui il figlio stava aggrappato.

 

Ritengo urgente che su una questione che investe l’attuazione di una legge dello Stato e riguarda la vita di tantissimi bimbi e la speranza nella vita delle loro madri, si pronunci il Comitato Nazionale di Bioetica e non un semplice Comitato etico regionale.

 

dott. Pino Morandini

 

Fonte: http://www.mpv-cav.veneto.it/a_89_IT_762_1.html

 

 

 

 

 

Aborto, una legge da cambiare

 

 

Un ragazzo originario di Napoli, che ha avuto una relazione con una coetanea pesarese, ora al terzo mese di gravidanza, si è fatto ricevere dal vescovo di Pesaro per manifestare contrarietà alla decisione dell'ex fidanzata di abortire. Ha preso l'originale e plateale iniziativa poiché la legge 194 del 1978 sull'interruzione di gravidanza non riconosce al padre il diritto d'intervenire in merito a una scelta riservata esclusivamente alla donna. Il padre del concepito «entra in campo», ove la donna lo consenta, solo per partecipare al colloquio preventivo con i componenti del consultorio familiare e, poi, con il medico della struttura sanitaria.

In pratica, se la donna vuol escluderlo, l'uomo non ha voce in capitolo. Conta di meno di chi esercita la potestà o la tutela sulla donna minore, che deve esprimere l'assenso, e del giudice tutelare, che – in mancanza o di rifiuto all'assenso o di difformità di pareri tra le persone esercenti la potestà o la tutela – può autorizzare la donna a decidere l'interruzione della gravidanza.

Una legislazione così esclusivamente al «femminile» ci sembra francamente ingiustificata e bisognevole di revisione. In primo luogo, esprime una concezione proprietaria del frutto del concepimento, quasi che l'appartenenza derivi alla donna da una condizione biologica, che la vuole invece solo depositaria e custode del nascituro. In secondo luogo, riduce la paternità a un semplice atto, mortificandola e privandola di ogni diverso elemento di spiritualità, poiché sembra garantire «il diritto alla procreazione cosciente e responsabile» della sola madre, escludendo il partner dalla possibilità di decidere, anche in contrario avviso con la donna. In terzo luogo, considera il nascituro una semplice cosa e non almeno un potenziale soggetto, in cui favore nessun ruolo e nessuna possibilità di protezione viene assegnata al padre non consenziente.

Proprio nell'interesse della persona che di là a pochi mesi andrebbe a maturarsi, dell'incolpevole concepito, che già per questo vanta un diritto alla vita, ci chiediamo se non sarebbe più giusta una diversa soluzione. Nell'epoca della rivoluzione tecnologica, applicata alla genetica, in cui si sperimentano e si esibiscono acrobati della procreazione, con l'indispensabile intervento delle donne; nell'epoca dell' «utero dell'affitto», delle nonne-madri e delle mille diavolerie della scienza per secondare il desiderio di procreazione; in un'epoca del genere, ci sembra originale che non si possa imporre alla donna di portare a termine la gravidanza, quando il padre del concepito si faccia avanti per dichiarare il diritto, per conto del nascituro, di venire al mondo; quando il padre - di fronte alla scelta di morte operata dalla donna - decida di assumere su di sé tutti gli obblighi nei confronti del concepito.

 

Si potrebbe opporre che, così stabilendo, si costringerebbe la donna a portare avanti una gravidanza, sopportandone i pesi, contro la sua volontà. Sul piano morale, ci sembra molto discutibile una tale obiezione, che riduce la gravidanza quasi a una condizione di malattia, a una menomazione non imponibile in mancanza di volontà, quando - ad esclusione dei casi di violenza - è stato proprio un atto volontario e cosciente di due persone a determinarla.

Crediamo che il padre dovrebbe poter partecipare a una decisione del genere, specie in una situazione come quella denunciata dal giovane napoletano, in cui egli manifesta la gioia di avere un figlio, dichiarandosi disponibile a provvedere alle sue esigenze. Dichiarandosi, soprattutto, disponibile a non interrompere una vita. Ci rendiamo conto come ragionamenti del genere possano sembrare una sorta di marcia indietro rispetto a soluzioni legislative ritenute definitivamente acquisite. Ci rendiamo conto che in tanti non saranno d'accordo e che le donne rivendicheranno un inesistente (sul piano morale), esclusivo diritto di decidere - in buona sostanza - se far nascere o meno un essere umano.

Quest'enorme responsabilità andrebbe caricata anche su chi - il padre - ha fornito il «contributo» indispensabile, deciso dalla natura, per mettere in moto il meccanismo riproduttivo, specie quando reclama - per conto del terzo - il diritto di costui a non essere escluso dalla vita.

 

Melchiorre Briguglio

 

Fonte: http://www.gdmland.it/QUOTIDIANO/1812/PRIMA_PAGINA/NZ01/A13.asp

 

 

 

 

 

 

 

La pillola favorisce il tumore del seno

 

Secondo uno studio recente, il contraccettivo aumenta del trentatré per cento il rischio per le donne con predisposizione genetica al tumore

 

 

Una ricerca afferma che, nelle donne soggette al rischio di tumore del seno, la pillola contraccettiva aumenta la probabilità di sviluppare la malattia.

La disposizione genetica al tumore può dipendere da mutazioni nel gene BRCA1. Le donne che presentano mutazioni a questo gene costituiscono il 5 per cento di tutti i casi di tumore del seno e hanno già almeno il 50 per cento di probabilità di sviluppare la malattia nel corso della loro vita.

L’uso di contraccettivi orali, tuttavia, aumenterebbe questa probabilità di un terzo. Il medico Steven Narod dell’Università di Toronto ha esaminato più di 2600 donne di 11 paesi e ha scoperto che coloro che avevano usato la pillola per più di cinque anni avevano maggior rischio di sviluppare il tumore.

Lo studio ha tuttavia mostrato anche che questo dato varia a seconda del luogo in cui vivono le donne. Le pazienti del Nord America e di Israele sono più a rischio di quelle che risiedono in Europa. Per spiegare questo strano risultato, i medici ipotizzano differenze nella composizione chimica delle pillole.

 

© 1999 - 2002 Le Scienze S.p.A.

 

Fonte: http://www.lescienze.it/index.php3?id=6462

 

 

 

 

 

DALLA CHIESA UN NO SENZA APPELLO ALL´INTERRUZIONE DI GRAVIDANZA FARMACOLOGICA

«La pillola abortiva offende la dignità di Torino»

L’arcivescovo boccia la sperimentazione

 

 

Preoccupato per le donne «che si trasformano da fonte d´amore in fonte di morte». Indignato con alcuni torinesi «che a scapito dell´immagine di una città caritatevole, hanno la smania di primeggiare in settori da condannare come l´eutanasia, il matrimonio tra gay e ora anche l´aborto farmacologico». Fiducioso verso i credenti «perché le loro preghiere illuminino le menti di coloro che vogliono seminare la morte». Il no dell´arcivescovo di Torino Severino Poletto all´aborto farmacologico è chiaro, netto, senza possibilità di ritorno. No alla sperimentazione della pillola abortiva RU 486, no alla scienza al servizio della morte, no a una notizia «presentata come una conquista ma che invece è un fatto luttuoso».

 

 

Cardinale Poletto, in altri paesi europei l´aborto chimico è legale da 14 anni.

 

«Non è certo un successo da imitare. Dobbiamo chiamare le cose con il loro nome: l'aborto è l'uccisione di un essere umano, per di più perpetrato nel momento in cui esso non ha voce per difendere il suo diritto alla vita. Viene strappato con violenza dal nido in cui stava sviluppando la sua esistenza e viene consegnato alla morte. Se ad "un'arma da taglio", come gli strumenti usati per un aborto chirurgico, affianchiamo, come metodo alternativo per uccidere un essere umano, una sostanza tossica, non vediamo alcun progresso né sul piano civile, né tanto meno su quello etico».

 

Teme l´incremento delle interruzioni di gravidanza?

 

«Proprio così, è un dato noto negli ambienti medici: negli altri paesi europei l´aborto farmacologico si svolge spesso in ambulatorio, nemmeno in ospedale. L´iter, quindi, è molto più veloce e per questo attira di più l´attenzione di chi rifiuta il dono immenso di un figlio».

 

La sperimentazione al Sant´Anna partirà tra qualche mese, giusto il tempo di preparare i locali per ricevere le pazienti. Il meccanismo ormai è avviato, mancava solo il via libera del Comitato etico regionale, che è arrivato lunedì mattina.

 

«Nessuno però ha detto che l´approvazione del Comitato non è avvenuta all´unanimità, ma solo a maggioranza: ci sono stati un voto contrario e un astenuto. Segno che non è stata una decisione facile nemmeno per loro. E non è detto che la sperimentazione torinese si consolidi in una realtà definitiva, si tratta pur sempre di una prova, non di una certezza irremovibile. Il mio auspicio, quindi, è che anziché discutere sui vari modi per interrompere una gravidanza, si rifletta e ci si impegni maggiormente a trovare nuove vie di aiuto alle donne per accogliere la vita nascente».

 

Qual è il compito della comunità cristiana?

 

«Ha il dovere di denunciare questo nuovo fatto e di chiamarlo con il suo vero nome: un gesto contro la vita, realizzato non con strumenti chirurgici, ma con sostanze chimiche. Siamo di fronte alla soppressione di un essere umano. Mentre quel piccolo essere sente progressivamente mancare l'ossigeno della sua vita, altri esultano sulla sua morte presentandola come un fatto di progresso e di civiltà».

 

Cosa può fare lei contro un provvedimento che si richiama ad una legge, la 194, che regolamenta l´aborto.

 

«Desidero lanciare un appello: salviamo la dignità di Torino! La nostra città ha grandi meriti nei confronti della vita umana e della persona, soprattutto nell'ambito della Carità, di cui i grandi santi torinesi sono il simbolo più evidente. Inoltre Torino vanta grandi successi in campo scientifico e medico a favore della vita, non ultimo la scoperta del vaccino contro il cancro. Questo è il progresso, non una terapia che favorisce la cultura della morte».

 

Fonte: La Stampa, 30 ottobre 2002 http://www.lastampa.it/EDICOLA/sitoweb/Torino_cronaca/art1.htm

 

 

 

 

Pillola per l'aborto, le polemiche

 

 

TORINO - Al Sant'Anna di Torino parte la sperimentazione della pillola che sarà utilizzata nelle interruzioni volontarie di gravidanza. Il farmaco, denominato Ru 486 appare quindi nella scena sanitaria italiana. Ma la sua sperimentazione suscita polemiche nel mondo politico e religioso.

 

Monsignor Mario Cozzoli, docente di teologia morale alla Pontificia università Lateranense usa parole durissime contro la sperimentazione del farmaco, che sopprimerebbe la vita prenatale. Come tale sarebbe da considerarsi "eticamente inaccettabile". Cozzoli aggiunge: "La sua azione non invasiva ed incruenta contribuisce a facilitare e diffondere, e perciò a

banalizzare, sempre più l'aborto".

 

Neppure il ministro della Salute Girolamo Sirchia approva l'uso della pillola ritenuta "uno strumento applicato alla morte di cui non c'è da rallegrarsi". L'uso della Ru 486 è, secondo il ministro, una vera a propria sconfitta per tutte le donne". Certo - ha aggiunto Sirchia - questo farmaco è un altro mezzo per procurare l'aborto e non fa differenza se questo viene procurato con un mezzo meccanico o un mezzo chimico. La sconfitta della donna e della società rimane".

 

Dello stesso parere Riccardo Pedrizzi, senatore di An che commenta: "Non è regalando alla donna la pillola RU 486 che le si garantisce la libertà e la dignità. È grave e inaccettabile che invece di concentrare tutte le attenzioni sulla prevenzione dell'aborto, si pensi di renderlo più facile più semplice banalizzandolo ulteriormente, anestetizzando le coscienze, facendo smarrire la consapevolezza che abortire significa uccidere una persona".

 

Fonte: http://www.ilnuovo.it/nuovo/foglia/0,1007,157430,00.html

 

 

 

 

 

LE PRIME REAZIONI ALLA SPERIMENTAZIONE DELLA “RU 486”

«Una decisione inaccettabile che mortifica la vita umana»

 

 

LA RU 486 è uno strumento applicato alla morte e non c´è di che rallegrarsi. Se la richiesta supererà i requisiti di sicurezza e di efficacia presunta la sperimentazione sarà esaminata dalla Commissione Unica del Farmaco e vedremo quale sarà il giudizio». Sono da poco passate le venti di ieri sera quando il ministro della Salute, Girolamo Sirchia, prende posizione sulla decisione del comitato etico del Piemonte di autorizzare la prima sperimentazione in Italia della pillola per interrompere la gravidanza che si realizzerà all´interno dell´ospedale ginecologico Sant´Anna. Le parole del ministro arrivano poche ore dopo la durissima presa di posizione di monsignor Mario Cozzoli, docente di teologia morale della Pontifica Università Lateranense che definisce la «RU 486 eticamente inaccettabile, riprovevole e diseducativa nei confronti della vita umana». Secondo il teologo «l´azione non invasiva ed incruenta contribuisce a facilitare e diffondere, e perciò a banalizzare, sempre più l´aborto». Il cardinale di Torino, monsignor Severino Poletto, ha preferito rinviare ad oggi ogni commento.

Cantano invece vittoria i consiglieri regionali del partito radicale. Carmelo Palma e Bruno Mellano una ventina di mesi fa avanzarono la proposta della pillola abortiva. Il progetto, su iniziativa di Silvio Viale, medico ginecologico e presidente dell´Associazione radicale Adelaide Aglietta, è stato poi trasformato in un protocollo di sperimentazione. Secondo Palma e Mellano «il parere positivo del comitato etico piemontese, oltre a riconoscere la perfetta compatibilità tecnico-normativa del ricorso all´aborto farmacologico, costituisce la prima crepa nel muro "burocratico-amministrativo", che è riuscito per oltre 10 anni ad impedire l´accessibilità di un farmaco di cui tutti i cittadini (medici e pazienti) dovrebbero poter liberamente disporre per poterne, altrettanto liberamente, decidere o meno l´utilizzo». Aggiunge Viale: «È stato provato quanto ho sostenuto da tempo e cioè che una ragione scientifica o giuridica per impedire in Italia il ricorso all´aborto farmacologico poteva essere "inventata" ma non rintracciata nella legge 194». E prosegue: «L´aborto farmacologico è un´alternativa più economica e nella stragrande maggioranza dei casi preferibile anche in termini clinici all´aborto chirurgico. Ormai il dado è tratto, sia dal punto di vista scientifico che quello politico». E in effetti, Antonio D´Ambrosio, assessore regionale alla Sanità, conferma «l´impossibilità di bloccare la sperimentazione anche se le indicazioni politiche della mia maggioranza alla decisione del comitato saranno ampiamente negative». L´esponente di An, ribadisce di «essere convinto che «la RU 486 non sia in contrasto con le leggi vigenti anche se l´argomento potrà essere ulteriormente valutato» e in ogni caso sottolinea con forza «l´urgenza di studiare, nel caso la sperimentazione dia un esito positivo, la possibilità di limitare, forse anche di vietare, l´uso della pillola abortiva per le ragazze minorenni». Ecco perché il movimento per la vita del Piemonte chiede al Governo di intervenire per bloccare l´iniziativa. Parla per tutti il presidente subalpino, Giuseppe Garrone: «La decisione del comitato è un grave errore perché non solo non ha nulla a che fare con la legge 194 che regola l´interruzione della gravidanza ma soprattutto perché rischia di determinare aborti più irresponsabili». Critici anche il vicesindaco di Torino, Marco Calgaro, e il segretario provinciale della Margherita, Tommaso Panero che dopo aver ribadito la loro «totale contrarietà ad ogni forma di interruzione della gravidanza» mettono in evidenza il rischio «di una banalizzazione di un evento cosi drammatico». Panero, così, sottolinea la necessità degli «interventi di prevenzione sul modello di quelli introdotti dal Comune». 

 

Fonte: La Stampa, 29/10/2002

 

 

 

 

 

 

La ContraGESTAZIOne

 

 

Mentre nella regolazione naturale della fertilità (che si giova di metodi diagnostici per l’individuazione del periodo fertile del ciclo mestruale allo scopo di evitare o di facilitare la gravidanza) la coppia intende gestire la procreazione in modo responsabile, nel pieno rispetto della totalità e della peculiarità dell’atto coniugale, nel cosiddetto controllo della fertilità quest’ultima non è più vista come prezioso valore della coppia. Tesa ad un uso consumistico ed edonistico della propria sessualità, la coppia in tal caso cerca invece di sopprimere la fertilità attraverso l’uso di tecniche diverse tra loro, ma tutte riduttive dell’atto coniugale ed antropologicamente dissolutive.

In particolare il controllo della fertilità si esplica attraverso tecniche contraccettive che mirano ad impedire la fecondazione con azione meccanica od ormonale e tecniche di sterilizzazione (maschile e femminile) che impediscono in modo pressoché permanente la capacità di procreare.

La pianificazione delle nascite viene invece attuata mediante tecniche che impediscono l’impianto dell’embrione in utero (intercezione) e tecniche che provocano il distacco dell’embrione annidato dall’utero (contragestazione).

Naturalmente intercezione e contragestazione comportano l’impiego di mezzi francamente abortivi; d’altra parte la stessa contraccezione ormonale può comportare un’azione di tipo abortivo.

La pillola RU486 agisce come mezzo di contragestazione.

 

 

CONTRAGESTAZIONE

I contragestativi sono abortivi che agiscono dopo l’annidamento dell’embrione, provocando il distacco di quest’ultimo dalla parete uterina. Sono inclusi in questo gruppo il mifepristone, le prostaglandine ed i vaccini anti-hCG e anti-Tba.

1.   Il mifepristone o RU486 o "pillola del mese dopo" è un antiprogestinico, poiché agisce da antagonista recettoriale del progesterone.

Il progesterone svolge un ruolo fondamentale nell’inizio e nella prosecuzione della gravidanza. Secreto prima dal corpo luteo, poi, al termine dell’ottava settimana di gravidanza, dal trofoblasto, esso stimola la modificazione deciduale dell’endometrio, riduce la risposta del miometrio all’azione di prostaglandine ed ossitocina (riduzione della contrattilità del miometrio), modifica il muco cervicale impedendo il passaggio agli spermatozoi, inibisce la liberazione di LH da parte dell’ipofisi bloccando l’ovulazione. Tutte queste azioni valgono a proteggere l’embrione annidato: il blocco dei recettori del progesterone da parte dell’RU486 priva l’embrione annidato di tale protezione e lo espone al distacco dalla parete uterina. Il mifepristone, infatti, danneggiando i capillari endometriali provoca emorragie e sfaldamento dell’endometrio e, quindi, distacco del trofoblasto; la gonadotropina coriale (hCG), secreta dal trofoblasto e riversata nel sangue materno, decade rapidamente e cessa la sua azione di stimolo sul corpo luteo con conseguente caduta del livello ematico del progesterone: il circolo abortivo così si chiude. In più dallo sfaldamento dell’endometrio si liberano prostaglandine (soprattutto PgF2a) che accentuano l’azione abortiva dilatando la cervice e stimolando le contrazioni uterine. In realtà alla somministrazione di RU486 (600 mg per os in dose unica) spesso si associa dopo 36–48 ore quella di prostaglandine per potenziarne l’effetto abortivo: questo si ha nel 60-85% dei casi adoperando solo l’RU486, nel 99% dei casi associando anche le prostaglandine. L'uso delle prostaglandine è legato alla necessità di "garantire" l'effetto abortivo, poichè la RU486, se fallisce, può causare malformazioni fetali; tuttavia questa associazione farmacologica potenzia l'effetto emorragico della pillola, complicanza da non sottovalutare (ultimamente si è avuta la morte per emorragia imponente di una donna francese che aveva fatto uso della RU486).

Non va dimenticato che l’azione del mifepristone è legata alla sua capacità di antagonizzare il progesterone circolante, quindi è legata al suo livello ematico che risulta efficacemente competitivo nella fase iniziale della gravidanza (entro il 49° giorno dal concepimento) quando i livelli del progesterone non sono ancora alti. Di solito l’espulsione dell’embrione si ha dopo quattro ore.

2.  Le prostaglandine, soprattutto le PgE2 e PgFa, delle cui azioni si è già detto. Si ritiene che esse esercitino anche un effetto luteolitico diretto che causi aborto in conseguenza della caduta dei livelli di progesterone. Alle prostaglandine viene associato l’epostane che blocca la conversione pregnenolone ®progesterone agendo sull’enzima 3b idrosteroidodeidrogenasi.

3.  I vaccini anti-hCG ed anti-Tba, in sperimentazione, che possono essere causa di sterilità definitiva.

Il vaccino anti-hCG ha lo scopo di indurre la formazione di anticorpi contro la gonadotropina corionica secreta dal trofoblasto, in modo da causare l’involuzione del corpo luteo e la caduta del livello ematico del progesterone secreto da quest’ultimo. Come già detto a proposito dell’RU486, la conseguenza di tutto ciò è il disfacimento dell’endometrio con distacco ed eliminazione dell’embrione.

Diverse sono le soluzioni adottate nella preparazione di questo vaccino:

Tossoide difterico o tetanico (carrier) unito ai 37 aminoacidi del terminale carbossilico dell’hCG (sequenza specifica). Questo vaccino non ha reazioni crociate con l’LH, ma è attivo solo per breve tempo.

Tossoide tetanico unito alla subunità b dell’hCG. Anche questo vaccino, sperimentato in India, genera una risposta incostante.

Vaccino ibrido ottenuto dall’unione tra la subunità b dell’hCG umana e la subunità a dell’LH ovino. Sono possibili reazioni crociate con l’LH umano, nonostante vi sia una più spiccata risposta anticorpale.

Il vaccino anti-Tba (antitrofoblasto), diretto contro una proteina di superficie del trofoectoderma, in fase iniziale di sperimentazione, voluto dall’OMS.

 

 

 

 

Altri testi sull’argomento li puoi trovare all’interno del nostro portale attivando la ricerca con le parole chiave “aborto” e “contraccezione”. Di seguito alcuni dei titoli presenti:

 

 

 

1.      Dichiarazione sull'aborto procurato (Congregazione per la dottrina della fede)

2.      L'aborto procurato e la violenza carnale: alcune considerazioni (Mario Palmaro)

3.      La legalizzazione dell'aborto nella vicenda statunitense (Mario Palmaro)

4.      Per una difesa del diritto di aborto (Ass. Soci)

5.      Comunicato sulla cosiddetta pillola del giorno dopo (Pontificia Accademia per la vita)

6.      L'interruzione volontaria della gravidanza (Gruppo di lavoro Valdese)

7.      La pillola del giorno dopo è abortiva? (Pierluigi Lenzi)

8.      Per una difesa del diritto di aborto (Ass. Soci)

9.      Sulla cosiddetta "contraccezione d'emergenza" (Centro di bioetica (Roma))