|
Indice
dell’approfondimento: - Bush in silenzio contro l'aborto - Italia. «Aborto
regolare, assolvete quei medici» - “Aborto farmacologico” - «È tutto in regola, noi andremo avanti» - Numero aborti in Italia dal 1978 ad oggi - Ru486, quella
pillola che umilia la scienza e cancella la vita - Aborto, una legge
da cambiare - La pillola
favorisce il tumore del seno - Dalla Chiesa un no
senza appello all’interruzione di gravidanza farmacologica
- Pillola per
l'aborto, le polemiche - Le prime reazioni
alla sperimentazione della “RU 486” - La Contragestazione - Altri
testi sull’argomento presenti nel portale Visita la sezione sondaggi,
presente nel nostro portale all’indirizzo http://www.portaledibioetica.it/sondaggi.html,
e partecipa ai nostri forum, all’indirizzo http://www.portaledibioetica.it/forum.html Visita anche la
nostra sezione “temi caldi”, con speciali su vari argomenti, all’indirizzo
http://www.portaledibioetica.it/cgi-bin/caldi.cgi Bush
in silenzio contro l'aborto Non sono soltanto l'attacco a Saddam,
i rischi atomici della Corea del Nord o la guerra al terrorismo
le priorità del presidente Bush. Ce n'è
un'altra, appena accennata nella campagna elettorale del 2000 per tacitare gli
oltranzisti religiosi suoi grandi elettori, che adesso sembra spuntare come una
cambiale ingombrante: l'eliminazione di fatto della libera scelta della donna e della legge sull'aborto che sta per compiere
30 anni a fine gennaio ed è uno dei grandi simboli dell'America «liberal». La Casa Bianca non la vuole più. Si sta muovendo
a passi sempre più svelti prima della grande sfida del 2004 per farla
«sparire». Bush è sempre stato «contro la libera
scelta» ma aveva promesso di tollerare quella degli
altri. In realtà la sua amministrazione sta stringendo le maglie ed è guidata
da un grande crociato anti-aborto come il ministro
della giustizia Ashcroft che vede l'interruzione
della gravidanza come una vera e propria violazione criminale.
L'amministrazione repubblicana sul piano sanitario appoggia sistemi come la
copertura assicurativa per i feti piuttosto che per le donne incinte e in
alcuni casi non riconosce le interruzioni di gravidanza come prestazioni. Sul
piano giudiziario invece Ashcroft lavora per un
ritorno all'illegalità dell'aborto cancellata nel lontano 1973 e in qualche
modo ripristinata surrettiziamente da Reagan col famoso
«gag rule» l'ordine che impedisce finanziamenti alle
associazioni di medici e di assistenza familiare in
America o all'estero e vieta di spiegare alle donne incinte che tra le varie
forme di controllo delle nascite o per evitare problemi maggiori esiste anche
l'aborto. Bill Clinton
cancellò il «gag rule» nel 1993 ma Bush è tornato al passato e lo ha reintrodotto. Questo
provvedimento di fatto blocca centinaia di milioni di
finanziamenti dei programmi dell'Organizzazione Mondiale della Sanità e del
fondo per le popolazioni delle Nazioni Unite nei paesi in via di sviluppo. Il
presidente americano sa che uno scontro frontale sull'aborto e un nuovo
intervento della Corte Suprema scatenerebbe un furioso
dibattito nazionale soprattutto sulle libertà e sui diritti della donna che lui
non vuole far esplodere, per questo sceglie queste lente ma irreversibili
operazioni accerchianti e di soffocamento. Bush però,
questa campagna l'ha già definita «una missione» e punta al rovesciamento della
«Roe V. Wade» dichiarandosi
«pro-vita». Il «New York Times» l'ha chiamata «la
guerra contro le donne». Per il «presidente soldato» però, questa è certamente
la meno nobile e la più pericolosamente arretrata. Giampaolo Pioli Fonte: http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/chan/2/2:4045705:/2003/01/14 Italia.
«Aborto regolare, assolvete quei medici» È la richiesta del
pubblico ministero nella tormentata udienza che vede imputati tre dottori
denunciati da una paziente Non luogo a procedere: il pubblico ministero Valmassoi ha concluso ieri con
questa richiesta l'udienza che si è tenuta davanti al giudice Anna Pagotto. Imputati tre medici: il primario di Ginecologia
dell'ospedale Ca' Foncello Vittorio Marsoni, la collega dottoressa Gabriella Bracalente e il dottor Claudio Finelli,
arrivato da Castelfranco perché i medici di Treviso sono obiettori di coscienza
in una causa intentata da una signora che aveva abortito. La signora Patrizia D. ha chiesto l'aborto e lo ha chiesto
per motivi di salute psicofisica della madre. Comunque
il feto era portatore di malformazioni, ed è venuto alla luce morto. Ecco i tre punti su cui ha
centrato le sue conclusioni il Pm Valmassoi:
1) le informazioni che la legge prescrive di dare a chi richiede l'aborto entro
la ventiquattresimna settimana erano state date. 2) Come è possibile stabilire una responsabilità colposa dei
medici? Perché colposa? I tre medici non hanno contravvenuto a nulla, la prassi abortiva entro la 24esima
settimana è stata rispettata, secondo la legge. Terzo e fondamentale
punto: omicidio colposo? Ma omicidio di chi, se il
feto è nato morto? E invece aborto colposo? Ma se tutto è stato fatto secondo le regole? E che il feto sia nato morto lo ha stabilito l'anatomopatologo che ha effettuato
l'autopsia. I polmoni erano privi di aria, segno che
il piccolo non ha mai respirato. La signora ha invece lamentato che non è
stata consigliata adeguatamente, ma il Pm ha
ribattuto che l'intervento è stato chiesto 4 giorni prima del limite di
scadenza rispetto al dettato della legge. Il piccolo presentava diversi
problemi che lo avrebbero costretto a una vita ben
dura, ma se la signora avesse voluto che - anche se fosse nato vivo - il feto
fosse assistito, avrebbe ben dovuto chiederlo perché tale assistenza fosse
preparata. L'aborto è avvenuto mentre la donna si recava nella sala operatoria,
e anche questo avrebbe inciso sull'urgenza che tutto
fosse pronto per l'eventuale assistenza. Il 5 febbraio la dottoressa Pagotto
sentirà gli avvocati. Si tratta di una storia tormentata, perché un Pm aveva chiesto l'archiviazione, un altro Pm aveva chiesto l'archiviazione e un Gip
ha invece disposto che si parlasse o di aborto o di
omicidio colposo. Una vicenda drammatica che comunque
si concluda lascerà tristezze laceranti. Antonella Federici Fonte: Il Gazzettino on line, 15
gennaio 2003 “Aborto
farmacologico” Manica (Ds) lo chiede al direttore Balzarro
dell’Ospedale di Novara NOVARA - La capogruppo ds in Consiglio
regionale, Giuliana Manica, ha scritto una lettera al dottor Giorgio Balzarro, direttore generale dell´ospedale
Maggiore di Novara, invitandolo a sperimentare la possibilità per le donne di accedere all´aborto farmacologico. Alla lettera, la Manica ha allegato il testo
dell´interrogazione da lei rivolta oltre due anni fa all´assessore regionale alla Sanità, D´Ambrosio sull´argomento e il testo della sua risposta nella quale
l´assessore riconosce l´assoluta legittimità dell´aborto farmacologico. Per
questo la capogruppo ds ha invitato il direttore
generale dell´ospedale novarese
ad avviare la sperimentazione: «Sono evidenti i vantaggi - scrive la Manica -
che derivano da un´interruzione di gravidanza effettuata tramite farmaci anziché
intervento chirurgico. L´aborto farmacologico rientra
tra le opportunità tecniche previste dalle legge 194 attualmente
in vigore, di cui chiedo il rilancio anche sul terreno della prevenzione». r. s. Fonte: La Stampa, 15 gennaio 2003 «È tutto in regola, noi andremo avanti» Silvio Viale,
ginecologo del Sant’Anna: solo Sirchia
potrebbe bloccarci ROMA - «Noi siamo tranquilli. La sperimentazione si farà, non c’è nessuna ragione valida per bloccarla». Silvio
Viale, ginecologo del Sant’Anna, radicale, è uno dei
personaggi che più si sono battuti per la Ru-486, come alternativa
all’aborto chirurgico. L’iniziativa della magistratura torinese non lo
intimorisce. Perché è così sereno? «Abbiamo tutte le carte in regola per cominciare. Il
parere favorevole proviene da un organismo autorevole e indipendente, il
comitato etico della Regione Piemonte, composto da
nomi di prestigio. Pochi giorni fa sono venuti per un controllo preventivo gli
ispettori del ministero della Salute che si occupano di sperimentazioni farmacologiche. Ho avuto l’impressione che volessero metterci in difficoltà». Secondo la legge 194, però, l’aborto deve avvenire in
ospedale. Con la Ru-486 non succederebbe, ed è quello
che la Procura vi contesta. «Non è scritto da nessuna parte che l’aborto deve avvenire
in ospedale. È previsto che qui si svolgano "tutti gli atti medici
finalizzati a interrompere la gravidanza". Ed è ben diverso. Si dice, inoltre, che l’aborto debba
essere praticato da un medico appartenente a un
servizio ostetrico presso un ospedale generale. Quindi
dal nostro punto di vista non ci sono violazioni». Non temete interferenze? «Assolutamente no. Il ministero
della Salute potrebbe avocare a sé la decisione di autorizzarci a partire. Non
potrebbero fare altrimenti, visto che tutto è in regola. E non credo che il
ministro Sirchia abbia intenzione di passare per
quello che dà il via libera alla pillola abortiva». Come si articolerà la sperimentazione? «Prevediamo di essere pronti tra
febbraio e marzo. Importeremo il farmaco, che non è in commercio in Italia,
direttamente da un’azienda produttrice francese. È più facile di quanto
immaginavamo. Proveremo la pillola su 400 donne, suddivise in quattro gruppi
corrispondenti ad altrettante modalità e dosaggi.
Questo per verificare, al termine dei test che dureranno da uno a due anni,
qual è la procedura migliore. In realtà, c’è poco da scoprire. La Ru-486 è
un’opportunità in più per la paziente, funziona e ha i suoi vantaggi rispetto
alla soluzione chirurgica, che è soggetta a una
percentuale più alta di complicanze. Ed è pur sempre
un intervento che richiede anestesia». I tempi dell’aborto farmacologico
sono diversi rispetto a quello chirurgico? «La donna deve effettuarlo entro
il 49° giorno di gravidanza. Quando verrà a chiedere di interromperla
le verranno proposti i due metodi e sarà lei a scegliere, dopo essere stata
opportunamente informata e aver dato il consenso scritto. In ospedale dovrà
tornare tre volte. Il primo giorno le verrà data la
pillola, il terzo giorno il misoprostol, il farmaco a
base di prostaglandine che favorisce l’espulsione. Il
decimo giorno, un ultimo controllo». Crede che sarà facile reclutare 400 donne? «Il centralino del Sant’Anna è
bersagliato di telefonate. Molte donne ci chiamano da fuori regione». Contro ogni forma di rinuncia e ostacolo alla nascita si
batte il movimento «Donna dalla parte della vita» che la scorsa settimana ha
promosso un incontro a Roma. Olimpia Tarzia,
segretario nazionale del Movimento, ha ricordato i 55 mila bambini «salvati
assieme alle loro mamme» in 25 anni di attività per
contrastare «la cultura della morte». mdebac@corriere.it Margherita De Bac Fonte: Corriere della Sera, 16
dicembre 2002 Numero aborti in Italia dal 1978 ad oggi
Fonte: http://www.mpv-cav.veneto.it/a_93_IT_726_1.html RU486, quella pillola che umilia la scienza
e cancella la vita Il Comitato etico regionale del Piemonte ha espresso a
maggioranza parere positivo alla sperimentazione della
pillola abortiva RU486 nell’Ospedale S. Anna di Torino. La notizia è stata da molti salutata come una sospirata
conquista, ma a ben vedere rappresenta un fatto tristissimo per tutte le
persone che hanno a cuore il vero bene di ogni essere
umano e quindi dell’intera comunità. In primo luogo, perché, così facendo, si umilia la
scienza. Questa, nata per servire l’uomo nel suo bene e diritto più prezioso,
la vita, da cui dipendono gli altri, è ridotta, con la
RU486, a produrre un farmaco che ha solo lo scopo di cancellare la vita, fra
l’altro, innocente. In secondo luogo, perché rende ancor più vana la parte
preventiva della legge 194 (sull’ aborto) in quanto
evita le procedure dissuasive e preventive di cui agli artt.4
e 5 della stessa. Quando fu approvata quella legge, si disse che l’ aborto non doveva essere considerato mezzo di
contraccezione e che la libera decisione della donna doveva confrontarsi con le
istituzioni pubbliche, garanti del diritto dei terzi. Ora la decisione di
sperimentare la RU486, per introdurla nella pratica, caratterizza fortemente l’interruzione
di gravidanza come contraccettivo, in ciò pure contrastando quanto è scritto nella legge 194. Vien da chiedersi,
in terzo luogo, che fine faranno le offerte alternative alla non accoglienza
della vita, che da anni il volontariato offre con umanità e passione alla donna
in gravidanza inattesa o indesiderata. Con l’unico intento di salvare bimbo e
madre, “socializzando” il loro dramma, poiché quando la vita umana è in
pericolo, è in questione l’intera comunità. È assai probabile che questa “privatizzazione” del dramma familiare renderà più vana
l’opera volontaria e preziosa a servizio della vita. Perché
non bilanciare garantendo alla donna la libertà di non abortire, per esempio
assicurando la presenza di quel volontariato nelle strutture ospedaliere? Ma davvero, in conclusione, è una conquista questo aborto chimico, senza necessità di ricovero
ospedaliero, reso quasi un fatto ordinario attraverso la somministrazione in
pillole? In realtà, a parte l’altissimo prezzo in termini di vite umane, esso è sconfitta anche nel cuore della donna. Il
“procedimento” infatti dura tre giorni: a seguito
della prima pillola, che taglia il nutrimento, l’embrione cessa di vivere entro
le 24 ore; dopo 48 ore dall’assunzione del secondo farmaco, il concepito viene
espulso. Anche se quel bimbo fosse il meno
voluto dei figli, è difficile che una donna sia emotivamente distaccata da
quanto sta accadendo in lei. Mi pare inevitabile nella madre la coscienza dello
spegnersi lento di quel figlio imbarcatosi come un clandestino, scoperto e
respinto fuori di sé. E se a qualcuna capiterà, in
quelle lunghe ore, di voler tornare indietro, sarà troppo tardi, perché ormai
in disfacimento la culla di tessuti cui il figlio stava aggrappato. Ritengo urgente che su una questione che investe
l’attuazione di una legge dello Stato e riguarda la vita di tantissimi bimbi e
la speranza nella vita delle loro madri, si pronunci
il Comitato Nazionale di Bioetica e non un semplice Comitato etico regionale. dott. Pino Morandini Fonte: http://www.mpv-cav.veneto.it/a_89_IT_762_1.html Aborto, una legge da cambiare Un ragazzo originario di Napoli, che ha avuto una
relazione con una coetanea pesarese, ora al terzo
mese di gravidanza, si è fatto ricevere dal vescovo di Pesaro per manifestare
contrarietà alla decisione dell'ex fidanzata di abortire. Ha preso l'originale
e plateale iniziativa poiché la legge 194 del 1978 sull'interruzione di
gravidanza non riconosce al padre il diritto d'intervenire in merito a una scelta riservata esclusivamente alla donna. Il padre
del concepito «entra in campo», ove la donna lo consenta, solo per partecipare
al colloquio preventivo con i componenti del
consultorio familiare e, poi, con il medico della struttura sanitaria. In pratica, se la donna vuol escluderlo, l'uomo non ha
voce in capitolo. Conta di meno di chi esercita la potestà o la tutela sulla
donna minore, che deve esprimere l'assenso, e del giudice tutelare, che – in
mancanza o di rifiuto all'assenso o di difformità di pareri tra le persone esercenti la potestà o la tutela – può autorizzare la donna
a decidere l'interruzione della gravidanza. Una legislazione così esclusivamente al «femminile» ci
sembra francamente ingiustificata e bisognevole di
revisione. In primo luogo, esprime una concezione
proprietaria del frutto del concepimento, quasi che l'appartenenza derivi alla
donna da una condizione biologica, che la vuole invece solo depositaria e
custode del nascituro. In secondo luogo, riduce la paternità a un semplice atto, mortificandola e privandola di ogni
diverso elemento di spiritualità, poiché sembra garantire «il diritto alla
procreazione cosciente e responsabile» della sola madre, escludendo il partner
dalla possibilità di decidere, anche in contrario avviso con la donna. In terzo
luogo, considera il nascituro una semplice cosa e non almeno un potenziale
soggetto, in cui favore nessun ruolo e nessuna possibilità di protezione viene assegnata al padre non consenziente. Proprio nell'interesse della
persona che di là a pochi mesi andrebbe a maturarsi, dell'incolpevole
concepito, che già per questo vanta un diritto alla vita, ci chiediamo se non
sarebbe più giusta una diversa soluzione. Nell'epoca della rivoluzione tecnologica,
applicata alla genetica, in cui si sperimentano e si esibiscono acrobati della
procreazione, con l'indispensabile intervento delle donne; nell'epoca dell' «utero dell'affitto», delle nonne-madri e delle mille
diavolerie della scienza per secondare il desiderio di procreazione; in
un'epoca del genere, ci sembra originale che non si possa imporre alla donna di
portare a termine la gravidanza, quando il padre del concepito si faccia avanti
per dichiarare il diritto, per conto del nascituro, di venire al mondo; quando
il padre - di fronte alla scelta di morte operata dalla donna - decida di
assumere su di sé tutti gli obblighi nei confronti del concepito. Si potrebbe opporre che, così stabilendo, si
costringerebbe la donna a portare avanti una gravidanza, sopportandone i pesi,
contro la sua volontà. Sul piano morale, ci sembra molto discutibile una tale
obiezione, che riduce la gravidanza quasi a una
condizione di malattia, a una menomazione non imponibile in mancanza di
volontà, quando - ad esclusione dei casi di violenza - è stato proprio un atto
volontario e cosciente di due persone a determinarla. Crediamo che il padre dovrebbe poter partecipare a una decisione del genere, specie in una situazione come
quella denunciata dal giovane napoletano, in cui egli manifesta la gioia di
avere un figlio, dichiarandosi disponibile a provvedere alle sue esigenze.
Dichiarandosi, soprattutto, disponibile a non interrompere una vita. Ci rendiamo conto come ragionamenti del genere possano sembrare
una sorta di marcia indietro rispetto a soluzioni legislative ritenute
definitivamente acquisite. Ci rendiamo conto che in tanti non saranno d'accordo
e che le donne rivendicheranno un inesistente (sul piano morale), esclusivo
diritto di decidere - in buona sostanza - se far nascere o
meno un essere umano. Quest'enorme responsabilità andrebbe
caricata anche su chi - il padre - ha fornito il «contributo» indispensabile,
deciso dalla natura, per mettere in moto il meccanismo riproduttivo, specie
quando reclama - per conto del terzo - il diritto di costui a non essere
escluso dalla vita. Melchiorre Briguglio
Fonte: http://www.gdmland.it/QUOTIDIANO/1812/PRIMA_PAGINA/NZ01/A13.asp La
pillola favorisce il tumore del seno Secondo uno studio
recente, il contraccettivo aumenta del trentatré per cento il rischio per le
donne con predisposizione genetica al tumore Una ricerca afferma che, nelle donne soggette al rischio
di tumore del seno, la pillola contraccettiva aumenta
la probabilità di sviluppare la malattia. La disposizione genetica al tumore può dipendere da
mutazioni nel gene BRCA1. Le donne che presentano mutazioni a questo gene costituiscono il 5 per cento di tutti i casi di tumore
del seno e hanno già almeno il 50 per cento di probabilità di sviluppare la
malattia nel corso della loro vita. L’uso di contraccettivi orali, tuttavia, aumenterebbe
questa probabilità di un terzo. Il medico Steven Narod dell’Università di Toronto ha esaminato più di 2600
donne di 11 paesi e ha scoperto che coloro che avevano
usato la pillola per più di cinque anni avevano maggior rischio di sviluppare
il tumore. Lo studio ha tuttavia mostrato anche che questo dato varia
a seconda del luogo in cui vivono le donne. Le
pazienti del Nord America e di Israele sono più a
rischio di quelle che risiedono in Europa. Per spiegare questo strano
risultato, i medici ipotizzano differenze nella composizione chimica delle
pillole. © 1999 - 2002 Le Scienze S.p.A. Fonte: http://www.lescienze.it/index.php3?id=6462 DALLA CHIESA UN NO
SENZA APPELLO ALL´INTERRUZIONE DI GRAVIDANZA FARMACOLOGICA «La pillola abortiva
offende la dignità di Torino» L’arcivescovo boccia la
sperimentazione Preoccupato per le donne «che si trasformano da fonte
d´amore in fonte di morte». Indignato con alcuni torinesi «che a scapito dell´immagine di una città caritatevole, hanno la smania di
primeggiare in settori da condannare come l´eutanasia, il matrimonio tra gay e
ora anche l´aborto farmacologico». Fiducioso verso i
credenti «perché le loro preghiere illuminino le menti di coloro che vogliono
seminare la morte». Il no dell´arcivescovo di Torino
Severino Poletto all´aborto
farmacologico è chiaro, netto, senza possibilità di
ritorno. No alla sperimentazione della pillola abortiva RU 486, no alla scienza
al servizio della morte, no a una notizia «presentata
come una conquista ma che invece è un fatto luttuoso». Cardinale Poletto, in altri
paesi europei l´aborto chimico è legale da 14 anni. «Non è certo un successo da imitare. Dobbiamo chiamare le
cose con il loro nome: l'aborto è l'uccisione di un essere umano, per di più
perpetrato nel momento in cui esso non ha voce per difendere il suo diritto
alla vita. Viene strappato con violenza dal nido in
cui stava sviluppando la sua esistenza e viene consegnato alla morte. Se ad "un'arma da taglio", come gli strumenti
usati per un aborto chirurgico, affianchiamo, come metodo alternativo per
uccidere un essere umano, una sostanza tossica, non vediamo alcun progresso né
sul piano civile, né tanto meno su quello etico». Teme l´incremento delle interruzioni di gravidanza? «Proprio così, è un dato noto negli ambienti medici: negli
altri paesi europei l´aborto farmacologico si svolge
spesso in ambulatorio, nemmeno in ospedale. L´iter, quindi, è molto più veloce
e per questo attira di più l´attenzione di chi rifiuta il dono immenso di un
figlio». La sperimentazione al Sant´Anna
partirà tra qualche mese, giusto il tempo di preparare i locali per ricevere le
pazienti. Il meccanismo ormai è avviato, mancava solo il via libera del
Comitato etico regionale, che è arrivato lunedì mattina. «Nessuno però ha detto che l´approvazione del Comitato non
è avvenuta all´unanimità, ma solo a maggioranza: ci sono stati un voto contrario e un astenuto. Segno che non è
stata una decisione facile nemmeno per loro. E non è
detto che la sperimentazione torinese si consolidi in una realtà definitiva, si
tratta pur sempre di una prova, non di una certezza irremovibile. Il mio
auspicio, quindi, è che anziché discutere sui vari modi per interrompere una
gravidanza, si rifletta e ci si impegni maggiormente a
trovare nuove vie di aiuto alle donne per accogliere la vita nascente». Qual è il compito della comunità cristiana? «Ha il dovere di denunciare questo nuovo fatto e di
chiamarlo con il suo vero nome: un gesto contro la vita, realizzato non con
strumenti chirurgici, ma con sostanze chimiche. Siamo di fronte alla
soppressione di un essere umano. Mentre quel piccolo
essere sente progressivamente mancare l'ossigeno della sua vita, altri esultano
sulla sua morte presentandola come un fatto di progresso e di civiltà». Cosa può fare lei contro un provvedimento che si richiama
ad una legge, la 194, che regolamenta l´aborto. «Desidero lanciare un appello: salviamo la dignità di
Torino! La nostra città ha grandi meriti nei confronti della vita umana e della
persona, soprattutto nell'ambito della Carità, di cui i grandi santi torinesi sono il simbolo più evidente. Inoltre
Torino vanta grandi successi in campo scientifico e medico a favore della vita,
non ultimo la scoperta del vaccino contro il cancro. Questo è il progresso, non
una terapia che favorisce la cultura della morte». Fonte: La Stampa, 30
ottobre 2002 http://www.lastampa.it/EDICOLA/sitoweb/Torino_cronaca/art1.htm Pillola
per l'aborto, le polemiche TORINO - Al Sant'Anna di Torino
parte la sperimentazione della pillola che sarà utilizzata nelle interruzioni
volontarie di gravidanza. Il farmaco, denominato Ru 486 appare quindi nella scena sanitaria italiana.
Ma la sua sperimentazione suscita polemiche nel mondo
politico e religioso. Monsignor Mario Cozzoli, docente di teologia morale alla Pontificia
università Lateranense usa parole durissime contro la
sperimentazione del farmaco, che sopprimerebbe la vita prenatale. Come tale sarebbe da
considerarsi "eticamente inaccettabile". Cozzoli aggiunge: "La sua azione non invasiva ed
incruenta contribuisce a facilitare e diffondere, e perciò a banalizzare, sempre più l'aborto". Neppure il ministro della Salute Girolamo Sirchia approva l'uso della pillola ritenuta "uno
strumento applicato alla morte di cui non c'è da rallegrarsi". L'uso della Ru 486 è, secondo il
ministro, una vera a propria sconfitta per tutte le donne". Certo - ha
aggiunto Sirchia - questo farmaco è un altro mezzo
per procurare l'aborto e non fa differenza se questo viene
procurato con un mezzo meccanico o un mezzo chimico. La sconfitta della donna e
della società rimane". Dello stesso parere Riccardo Pedrizzi,
senatore di An che commenta:
"Non è regalando alla donna la pillola RU 486 che le si garantisce la
libertà e la dignità. È grave e inaccettabile che invece di concentrare tutte
le attenzioni sulla prevenzione dell'aborto, si pensi di renderlo più facile
più semplice banalizzandolo ulteriormente, anestetizzando le coscienze, facendo
smarrire la consapevolezza che abortire significa uccidere una persona". Fonte: http://www.ilnuovo.it/nuovo/foglia/0,1007,157430,00.html LE PRIME REAZIONI ALLA
SPERIMENTAZIONE DELLA “RU 486” «Una decisione
inaccettabile che mortifica la vita umana» LA RU 486 è uno strumento applicato alla morte e non c´è
di che rallegrarsi. Se la richiesta supererà i requisiti di sicurezza e di efficacia presunta la sperimentazione sarà esaminata
dalla Commissione Unica del Farmaco e vedremo quale sarà il giudizio». Sono da
poco passate le venti di ieri sera quando il ministro
della Salute, Girolamo Sirchia, prende posizione
sulla decisione del comitato etico del Piemonte di autorizzare la prima
sperimentazione in Italia della pillola per interrompere la gravidanza che si
realizzerà all´interno dell´ospedale
ginecologico Sant´Anna. Le parole del ministro
arrivano poche ore dopo la durissima presa di posizione di monsignor Mario Cozzoli, docente di teologia morale della Pontifica
Università Lateranense che definisce la «RU 486 eticamente inaccettabile,
riprovevole e diseducativa nei confronti della vita umana». Secondo il
teologo «l´azione non invasiva ed incruenta contribuisce a facilitare e
diffondere, e perciò a banalizzare, sempre più l´aborto». Il cardinale di
Torino, monsignor Severino Poletto, ha preferito
rinviare ad oggi ogni commento. Cantano invece vittoria i
consiglieri regionali del partito radicale. Carmelo Palma e Bruno Mellano una ventina di mesi fa avanzarono
la proposta della pillola abortiva. Il progetto, su iniziativa di Silvio Viale,
medico ginecologico e presidente dell´Associazione
radicale Adelaide Aglietta, è stato poi trasformato
in un protocollo di sperimentazione. Secondo Palma e Mellano
«il parere positivo del comitato etico piemontese,
oltre a riconoscere la perfetta compatibilità tecnico-normativa del ricorso all´aborto farmacologico,
costituisce la prima crepa nel muro "burocratico-amministrativo",
che è riuscito per oltre 10 anni ad impedire l´accessibilità di un farmaco di
cui tutti i cittadini (medici e pazienti) dovrebbero poter liberamente disporre
per poterne, altrettanto liberamente, decidere o meno l´utilizzo». Aggiunge
Viale: «È stato provato quanto ho sostenuto da tempo e
cioè che una ragione scientifica o giuridica per impedire in Italia il ricorso all´aborto farmacologico poteva
essere "inventata" ma non rintracciata nella legge 194». E prosegue: «L´aborto farmacologico
è un´alternativa più economica e nella stragrande
maggioranza dei casi preferibile anche in termini clinici all´aborto
chirurgico. Ormai il dado è tratto, sia dal punto di vista scientifico che quello politico». E in effetti,
Antonio D´Ambrosio, assessore regionale alla Sanità, conferma «l´impossibilità
di bloccare la sperimentazione anche se le indicazioni politiche della mia
maggioranza alla decisione del comitato saranno ampiamente negative».
L´esponente di An, ribadisce
di «essere convinto che «la RU 486 non sia in contrasto con le leggi vigenti
anche se l´argomento potrà essere ulteriormente valutato» e in ogni caso
sottolinea con forza «l´urgenza di studiare, nel caso la sperimentazione dia un
esito positivo, la possibilità di limitare, forse anche di vietare, l´uso della
pillola abortiva per le ragazze minorenni». Ecco perché il
movimento per la vita del Piemonte chiede al Governo di intervenire per
bloccare l´iniziativa. Parla per tutti il presidente
subalpino, Giuseppe Garrone: «La decisione del
comitato è un grave errore perché non solo non ha nulla a che fare con la legge
194 che regola l´interruzione della gravidanza ma soprattutto perché rischia di
determinare aborti più irresponsabili». Critici anche il vicesindaco di Torino,
Marco Calgaro, e il segretario provinciale della
Margherita, Tommaso Panero che dopo aver ribadito la loro «totale contrarietà ad ogni forma di
interruzione della gravidanza» mettono in evidenza il rischio «di una
banalizzazione di un evento cosi drammatico». Panero,
così, sottolinea la necessità degli «interventi di
prevenzione sul modello di quelli introdotti dal Comune». Fonte: La Stampa, 29/10/2002 La ContraGESTAZIOne Mentre nella regolazione naturale della
fertilità (che si giova di metodi diagnostici per
l’individuazione del periodo fertile del ciclo mestruale allo scopo di evitare
o di facilitare la gravidanza) la coppia intende gestire la procreazione in
modo responsabile, nel pieno rispetto della totalità e della peculiarità
dell’atto coniugale, nel cosiddetto controllo della fertilità
quest’ultima non è più vista come prezioso valore
della coppia. Tesa ad un uso consumistico ed
edonistico della propria sessualità, la coppia in tal caso cerca invece di
sopprimere la fertilità attraverso l’uso di tecniche diverse tra loro, ma tutte
riduttive dell’atto coniugale ed antropologicamente
dissolutive. In particolare il controllo della
fertilità si esplica attraverso tecniche contraccettive che mirano ad impedire la fecondazione
con azione meccanica od ormonale e tecniche di sterilizzazione (maschile
e femminile) che impediscono in modo pressoché permanente la capacità di
procreare. La pianificazione delle
nascite viene invece attuata mediante tecniche
che impediscono l’impianto dell’embrione in utero (intercezione)
e tecniche che provocano il distacco dell’embrione annidato dall’utero (contragestazione). Naturalmente intercezione
e contragestazione comportano l’impiego di mezzi
francamente abortivi; d’altra parte la stessa contraccezione ormonale può
comportare un’azione di tipo abortivo. La pillola RU486 agisce come mezzo
di contragestazione. CONTRAGESTAZIONE I contragestativi
sono abortivi che agiscono dopo l’annidamento
dell’embrione, provocando il distacco di quest’ultimo
dalla parete uterina. Sono inclusi in questo gruppo il mifepristone,
le prostaglandine ed i vaccini anti-hCG
e anti-Tba. 1. Il mifepristone o RU486 o "pillola del mese dopo"
è un antiprogestinico, poiché agisce da antagonista recettoriale del progesterone. Il progesterone svolge un ruolo
fondamentale nell’inizio e nella prosecuzione della gravidanza. Secreto prima
dal corpo luteo, poi, al termine dell’ottava settimana di gravidanza, dal trofoblasto, esso stimola la
modificazione deciduale dell’endometrio,
riduce la risposta del miometrio all’azione di
prostaglandine ed ossitocina
(riduzione della contrattilità del miometrio),
modifica il muco cervicale impedendo il passaggio agli spermatozoi, inibisce la
liberazione di LH da parte dell’ipofisi bloccando l’ovulazione. Tutte queste
azioni valgono a proteggere l’embrione annidato: il blocco dei recettori del
progesterone da parte dell’RU486 priva l’embrione
annidato di tale protezione e lo espone al distacco dalla parete uterina. Il mifepristone, infatti, danneggiando i capillari endometriali provoca emorragie e sfaldamento dell’endometrio e, quindi, distacco del trofoblasto;
la gonadotropina coriale (hCG), secreta dal trofoblasto e riversata nel sangue materno, decade
rapidamente e cessa la sua azione di stimolo sul corpo luteo con conseguente
caduta del livello ematico del progesterone: il circolo abortivo così si
chiude. In più dallo sfaldamento dell’endometrio si
liberano prostaglandine (soprattutto PgF2a) che accentuano l’azione abortiva dilatando la cervice e stimolando
le contrazioni uterine. In realtà alla somministrazione di RU486 (600 mg per os in dose unica) spesso si associa dopo 36–48 ore quella
di prostaglandine per potenziarne l’effetto abortivo:
questo si ha nel 60-85% dei casi adoperando solo l’RU486,
nel 99% dei casi associando anche le prostaglandine.
L'uso delle prostaglandine è legato alla necessità di
"garantire" l'effetto abortivo, poichè la
RU486, se fallisce, può causare malformazioni fetali; tuttavia questa associazione farmacologica
potenzia l'effetto emorragico della pillola, complicanza da non sottovalutare
(ultimamente si è avuta la morte per emorragia imponente di una donna francese
che aveva fatto uso della RU486). Non va dimenticato che l’azione
del mifepristone è legata alla sua capacità di antagonizzare il progesterone
circolante, quindi è legata al suo livello ematico che risulta efficacemente
competitivo nella fase iniziale della gravidanza (entro il 49° giorno dal
concepimento) quando i livelli del progesterone non sono ancora alti. Di solito
l’espulsione dell’embrione si ha dopo quattro ore. 2. Le prostaglandine,
soprattutto le PgE2 e PgFa, delle cui azioni si è già detto. Si ritiene che esse esercitino anche
un effetto luteolitico diretto che causi aborto in
conseguenza della caduta dei livelli di progesterone.
Alle prostaglandine viene
associato l’epostane che blocca la
conversione pregnenolone ®progesterone agendo sull’enzima 3b idrosteroidodeidrogenasi. 3. I
vaccini anti-hCG ed anti-Tba, in sperimentazione, che possono
essere causa di sterilità definitiva. Il vaccino anti-hCG
ha lo scopo di
indurre la formazione di anticorpi contro la gonadotropina corionica secreta
dal trofoblasto, in modo da causare l’involuzione del
corpo luteo e la caduta del livello ematico del progesterone secreto da quest’ultimo. Come già detto a proposito dell’RU486,
la conseguenza di tutto ciò è il disfacimento dell’endometrio
con distacco ed eliminazione dell’embrione. Diverse sono le soluzioni adottate
nella preparazione di questo vaccino: Tossoide difterico o tetanico (carrier) unito ai 37 aminoacidi del terminale carbossilico
dell’hCG (sequenza
specifica). Questo vaccino non ha reazioni crociate con l’LH,
ma è attivo solo per breve tempo. Tossoide tetanico unito alla subunità b dell’hCG. Anche questo vaccino, sperimentato in India, genera una
risposta incostante. Vaccino ibrido ottenuto
dall’unione tra la subunità b dell’hCG umana e
la subunità a dell’LH ovino. Sono possibili reazioni crociate con l’LH
umano, nonostante vi sia una più spiccata risposta anticorpale.
Il vaccino anti-Tba (antitrofoblasto), diretto contro una proteina di
superficie del trofoectoderma, in fase iniziale di
sperimentazione, voluto dall’OMS. Altri testi
sull’argomento li puoi trovare all’interno del nostro
portale attivando la ricerca con le parole chiave “aborto” e “contraccezione”.
Di seguito alcuni dei titoli presenti: 1.
Dichiarazione sull'aborto procurato (Congregazione per la
dottrina della fede) 2.
L'aborto procurato e la violenza carnale: alcune
considerazioni (Mario Palmaro) 3.
La legalizzazione dell'aborto
nella vicenda statunitense (Mario Palmaro)
4.
Per una difesa del diritto di aborto
(Ass. Soci) 5.
Comunicato sulla cosiddetta pillola del
giorno dopo (Pontificia Accademia per la vita) 6.
L'interruzione volontaria della gravidanza (Gruppo di
lavoro Valdese) 7.
La pillola del giorno dopo è abortiva?
(Pierluigi Lenzi) 8.
Per una difesa del diritto di aborto
(Ass. Soci) 9.
Sulla cosiddetta "contraccezione d'emergenza" (Centro
di bioetica (Roma)) | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||