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Le Cure Palliative e di
accompagnamento: l’esperienza di Lanzo Torinese Il Mauriziano di Lanzo è un Ospedale di montagna con circa
120 posti letto, che serve le Valli di
Lanzo e del Basso Canavese. La nostra gente,
tra cui prevalgono gli anziani, è forte e semplice, possiede ancora dei
valori radicati nel cuore e nello stile di vita, ha grandi problemi come la solitudine, la
vita dura in montagna, l’alcoolismo. Nel 1999 è stato avviato nell’Ospedale un Hospice
Oncologico, inserito in un Servizio di Cure Oncologiche Continue, capace di
offrire sia cure oncologiche attive che Cure Palliative, domiciliari e
residenziali. Per i malati con neoplasia in fase avanzata terminale le cure di
accompagnamento e di supporto vengono realizzate: nella casa dei malati, con l’Assistenza Oncologica
Domiciliare; oppure nell’Hospice, una Struttura Residenziale attivata
all’interno del nostro Ospedale per la cura di malati che non possono o non
desiderano vivere a casa il tempo ultimo della malattia e della morte. L’Hospice di Lanzo è stato il primo dei quattro Hospices
Piemontesi e vi afferiscono malati delle nostre Valli e provenienti dalla
Provincia di Torino. Per parlare delle Cure Palliative occorre però parlare dei
nostri malati. In una società che ha nascosto, allontanato, mascherato,
rimosso e negato l’idea della morte, le persone hanno una gran paura di morire.
Con il progredire della ricerca medica
nella soluzione di patologie anche gravi, ci vengono dati messaggi di relativa
tranquillità e sicurezza, ma diminuisce sempre di più in noi la capacità morale
di affrontare la malattia, la sofferenza e la morte, e chi muore viene relegato
in solitudine. La gente ha paura di morire perché sente una debolezza
interiore nel vivere condizioni contrarie al benessere, come la malattia, il
dolore ed ogni esperienza di perdita. Da questa debolezza possono anche
derivare affrettate dichiarazioni di suicidio (se sapessi di avere un cancro mi
ucciderei) o angosciate richieste di eutanasia (fatemi una iniezione così
finisce tutto). Poiché la sofferenza e la morte fanno invece parte della vita, il nostro mandato di
operatori che lavorano accompagnando, è di aiutare i malati e le loro famiglie
a guardare in faccia queste realtà, per viverle con una corretta elaborazione
sul piano fisico, psicologico e spirituale, contenendo il dolore e la
sofferenza con tutti i mezzi e le risorse che la Medicina Moderna mette a
nostra disposizione. Ecco le Cure Palliative: cure per dare un valore ed un
segnale di vita agli ultimi giorni, cure per sostenere, preparare ed
accompagnare chi si avvia a morire e chi
lo assiste, cure per il corretto controllo dei sintomi che si presentano
durante la malattia. Le Cure Palliative si rivolgono a pazienti in fase
terminale di ogni malattia cronica ed evolutiva: malattie oncologiche in primo
luogo, e poi neurologiche, cardiologiche, respiratorie … La fase terminale è quella condizione di malattia non più
reversibile con le cure che, a breve
scadenza (cioè nell’arco di poche settimane o qualche mese), evolve nella morte
del paziente. La malattia terminale è grave ed inguaribile, segnata da
sintomi opprimenti come dolore, mancanza di respiro, emorragie, stanchezza,
depressione o agitazione psichica… I malati che vivono la fase terminale descrivono le loro paure: paura della sofferenza e della morte, cioè paura di morire
soffrendo, di morire soffocati paura del futuro paura della solitudine, cioè paura di essere abbandonati
dalla famiglia e dai medici, nelle cure e negli affetti, paura di essere di
peso alla famiglia paura di perdere il proprio ruolo sociale e famigliare, l’
immagine corporea, l’autocontrollo, la dignità personale. I nostri malati manifestano anche degli specifici bisogni: bisogno di avere cure adeguate e solerti con un buon
controllo del dolore e di altri sintomi bisogno di protezione dall’accanimento terapeutico bisogno di sapere, ma anche di non sapere bisogno di pensare al futuro, ma anche di fermarsi al
“qui” ed all’ “ora” bisogno di mantenere più a lungo possibile il senso di
autocontrollo personale, ma anche di affidarsi con sicurezza agli altri bisogno di non sentirsi di peso nel tempo della malattia bisogno di rassicurazione dall’abbandono bisogno di conferma del significato (personale, sociale,
spirituale) della propria vita bisogno di ascolto e silenzio, di compagnia e solitudine bisogno di rafforzare i legami con le persone care bisogno di salutare, di separarsi, di dare compimento agli
ultimi atti, di lasciare dei messaggi bisogno di essere accompagnati fino alla morte. La Medicina Palliativa è nata per dare valida risposta a
questi bisogni. I modelli di Medicina Tradizionale si sono dimostrati
inefficaci per rispondere ai malati in fase terminale. La Medicina Palliativa adotta strumenti nuovi
d’intervento, che costruiscono attorno al malato una “rete” di operatori e di
servizi. Essa è quindi una “nuova Medicina” : che considera la fase finale della vita come il tempo in
cui l’esistenza si compie che si prende cura della persona e non solo della malattia che pone il malato al centro di cure personalizzate che offre cure globali e continue, volte a rispondere ai
bisogni fisici del malato, in primo luogo con un attento e completo controllo
dei sintomi, ma volte anche alle necessità psicologiche, spirituali ed
emozionali che collabora con la famiglia e la considera “soggetto di
cura” che estende il suo intervento a sensibilizzare la società
sui temi della malattia e della morte. Noi operatori della Medicina Palliativa, infatti, pensiamo
che: ogni persona ha la sua storia l’incontro tra una persona, la sua malattia e la sua morte
sono esperienze uniche ed irripetibili ogni malato fa un suo speciale cammino. Le Cure Palliative hanno perciò lo scopo di dare al malato la massima qualità
di vita possibile, nel rispetto della sua volontà, aiutandolo a vivere al
meglio la fare terminale della malattia ed accompagnandolo verso una morte dignitosa. Esse non modificano i tempi del morire, non accelerano né
rallentano la morte. Le Cure Palliative non tolgono la speranza, anzi la
aumentano e la orientano verso obiettivi realizzabili e possibili, creando
attorno al malato un ambiente di rispetto, accoglienza, dignità, creatività,
verità e fiducia. Poiché la “sofferenza”
coinvolge sia il malato che i suoi congiunti, le Cure Palliative aiutano
la famiglia a sviluppare potenzialità assistenziali spesso sconosciute o
latenti, preparandola ad affrontare la malattia e poi la perdita del paziente,
e sostenendola anche dopo il lutto. Nelle Cure Palliative si passa dalla “malattia” alla
“persona malata”, dal “guarire” al “curare”,
dal “curare” al “prendersi cura”, dalla “durata” alla “qualità della
vita”. Poiché ogni malato
che sta per morire è un carico enorme, nessun operatore può assumerlo da solo
su di sé. Ecco quindi il concetto di Equipe interdisciplinare,
gruppo di lavoro trasversale costituito da persone preparate e motivate, con
professionalità diverse ma integrate ed armonizzate. Solo una Equipe riesce rispondere a pieno a tutte le
necessità del paziente e della famiglia, esercitando anche il ruolo di
“contenitore” delle sofferenze e dello stress degli operatori, sempre a
contatto con il dolore e con la morte. Le loro emozioni possono venire
elaborate negli incontri di supervisione e di verifica che l’Equipe effettua a
cadenze regolari. La nostra Equipe di Cure Palliative è composta da
Infermieri, Medici, Operatori Tecnici dell’assistenza, Personale ausiliario,
Volontari, Psicologi ed un Diacono con
il ruolo di Assistente Spirituale. Il Medico ha il compito di pianificare le terapie del
malato, rendendo il suo percorso libero dal dolore e degli altri sintomi. Gli
Infermieri assistono il malato, aiutando la famiglia a prendersi cura del suo
corpo e di tutta la persona. Lo Psicologo affronta con il malato ed i suoi congiunti le
emozioni e le sofferenze che la condizione di malattia prossima alla morte
induce. L’Assistente spirituale, con l’ascolto, il colloquio e la
preghiera, dà conforto e sostegno, assumendo i ruoli di “consolatore” e di
“consigliere”. Consolatore dei malati, nel far fronte alle paure della
malattia, della sofferenza e della morte, ed anche per confortare i parenti del
morente. Consigliere, per aiutare i malati a fare esperienza della
presenza e dell’amore di Dio, per accompagnarli nella riflessione sui temi
morali e sulle grandi domande del senso. I Volontari sono una presenza importante nelle Cure
Palliative. Sono molto utili specialmente in Hospice, portano ascolto,
compagnia e sostegno nelle camere dei
malati più soli, insieme ad un clima di quotidiana, casalinga normalità. Come viene fatta la scelta della casa o dell’Hospice come
luoghi ove vivere le ultime settimane di vita? Più del 70 % delle persone, intervistate alcuni anni fa
sul luogo in cui avrebbero voluto essere curati fino alla morte, ha indicato la
propria casa. La casa è una parte importante della nostra storia: luogo
che per anni ha accolto la vita di una persona, può essere validamente
predisposta per accoglierne anche la morte. Le Cure Palliative in casa sono possibili se: il malato ha scelto di restare a casa se c’è almeno una persona, definita“care giver”, che si
prende cura del malato per tutto il giorno e per tutti i giorni se la casa è stata resa idonea ad accogliere un malato che
muore se nel territorio c’è un Servizio di cure domiciliari per
malati terminali se i sintomi del malato sono controllabili a casa. Il nostro Servizio di Assistenza oncologica domiciliare,
attuato in convenzione con la FARO onlus, una Fondazione no profit, cura ogni anno circa 60 malati residenti
nelle Valli, ottenendo che l’81 % di essi possa morire nella propria casa,
anche grazie alla disponibilità del medico e dell’infermiere per 24 ore su 24 e
per 7 giorni su 7. Ci sono però malati e situazioni che non possono essere
gestiti a casa: malati senza famiglia o senza casa, con storie di
marginalità sociale (barboni, alcoolisti, extracomunitari) malati con parenti
o famiglie fragili, impossibilitate o incapaci a dare cure domiciliari malati giovani, con figli piccoli in casa e con coniuge
che lavora malati anziani, con un coniuge anch’esso anziano malati con quadri clinici che richiedono cure intensive in
ambiente protetto malati in Assistenza domiciliare con temporanea
insufficienza famigliare. La risposta a tali condizioni è l’Hospice, che può essere
luogo definitivo di accoglienza per malati morenti, ma anche Struttura di
sollievo e di ricovero temporaneo. Noi ricoveriamo in Hospice circa 120 malati all’anno, che
in media hanno una degenza di 22 giorni. Il nostro Hospice ha otto camere singole, con letto
aggiunto per la sosta di un famigliare. Ogni camera ha un arredamento casalingo, ampie finestre
che si aprono sulle montagne ed un bagno attrezzato per disabili. Vi sono anche ambienti per momenti comuni, salotti,
soggiorno, cucina attrezzata ad uso dei malati e dei parenti, perché in Hospice
si vive una sorta di vita comunitaria, in cui i malati condividono la loro
storia ed il tempo della malattia
terminale, i parenti portano in Hospice qualcosa della casa e della famiglia, gli operatori pongono
in questo clima comunitario i loro ideali ed il tempo dedicato al lavoro, i
volontari mettono in comune il tempo libero destinato al servizio degli altri. In questa comunità molto speciale due cose hanno un grande valore: le persone
ed il tempo. Le persone, tutte ma in particolare i malati ed i parenti,
hanno un grande valore, perché sono al centro dell’organizzazione e del lavoro
in Hospice. Il tempo che trascorre in Hospice è tempo guadagnato alla
vita, alla malattia, alla sofferenza, all’isolamento; per questo vale molto e
deve essere utilizzato al meglio. Così nel nostro Hospice tutti si danno da
fare per dare significato al tempo che resta. Abbiamo anche individuato alcuni principi etici e
professionali che guidano il lavoro quotidiano di ogni operatore: il rispetto per la vita la proibizione di dare la morte il rispetto della libertà e della volontà del malato il prendersi cura del morente la possibilità del sonno indotto (per controllare i
sintomi che non possono essere gestiti in altro modo, il che non significa eutanasia) dare il tempo per le ultime carezze trovare il modo per dirsi addio. Alcuni di questi
principi sono anche delle questioni etiche, oggetto di discussione: -
l’accompagnamento del malato nell’informazione e nella consapevolezza
sulla diagnosi e sulla prognosi il valore della qualità della vita, anziché della sua
durata il rispetto della volontà e della libertà del malato la possibilità di sonno indotto la proibizione di dare la morte la possibilità di chiedere la morte la possibilità di dare la morte. Sono grandi problemi sociali, deontologici e morali, che
restano tuttora dei problemi aperti. Che dire, in conclusione, sulle Cure Palliative dal punto
di vista degli Operatori? Noi, operatori dell’accompagnamento alla morte, pensiamo
alle Cure Palliative come a cure molto potenti nel togliere il dolore e gli
altri sintomi, ma molto potenti non solo per questo: nei luoghi ove queste cure
sono applicate noi vediamo i malati migliorare, seppure per un tempo limitato
dalla gravità della malattia, li vediamo riappropriarsi del proprio pensiero,
delle relazioni, della loro vita. Vediamo taluni malati prendere consapevolezza che stanno
percorrendo un cammini verso la morte, e li vediamo vivere questo tempo con
dignità, con preparazione, a volte con grande serenità, ed a volte con tanta
fede. Vediamo altri malati che non ce la fanno e cedono di
fronte alla realtà di dover morire, chiudendosi nella rabbia, nella depressione
, in una muta solitudine. Noi, operatori delle Cure Palliative, lavoriamo a contatto
quotidiano con situazioni importanti, essenziali, ove si compie il senso della
vita di una persona, che gioca in questi ultimi giorni tutto il significato
della sua esistenza e del suo essere. Il peso della responsabilità del nostro
lavoro, a pensarci bene, fa venire i brividi. Ed allora ci
sentiamo un po’ come le guide di tante ascensioni in montagna, sapendo che
sulla cima c’è sempre una croce. Luogo in cui possiamo sostare anche noi, per
pochi attimi, luogo privilegiato dove la terra ed il cielo si toccano, dove chi
ha il dono della fede immagina l’incontro di ogni uomo con il suo Dio. Noi, operatori e persone come tutte le altre, sentiamo
ogni volta l’emozione e lo sgomento di sfiorare i più grandi misteri
dell’umanità: la vita, la morte, la fine di tutto, l’eternità. Portando a valle
ogni volta in noi il dolore e l’impotenza per la perdita di tanti amici. Dott.ssa Felicita
Mosso Servizio di Cure
Oncologiche – Hospice Ospedale Mauriziano di Lanzo Torinese
ORDINE
MAURIZIANO
OSPEDALE MAURIZIANO DI LANZO TORINESE
DIPARTIMENTO
DI MEDICINA
SERVIZIO DI
CURE ONCOLOGICHE - HOSPICE
Tel 0123/300662 – 545
Fax 0123/300617
E mail oncolan@mauriziano.it
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