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Nuove
attitudini riguardo la procreazione: quali
conseguenze su chi nasce oggi? Negli ultimi anni nuovi stili di vita riguardanti il
concepimento e la gravidanza si sono affermati. L'età media della prima
gravidanza si è innalzata da 25 anni nel 1989 a 27 anni nel 1999 (1) (31,5 anni
in alcuni centri italiani nel 2002), le indagini prenatali si sono in pratica estese a tutta la popolazione, le tecniche di
fecondazione assistita sono diventate accessibili a tutti. A queste nuove tendenze, è corrisposto un miglioramento
della salute dei bambini? Vari studi recenti sollevano dei dubbi a
proposito. Età
materna I rischi connessi con l'età materna sono ben
noti. Recentemente è stato segnalato che
"il recente aumento di nascite di bambini di basso peso (<2.500 g) e di
parti prematuri è in parte legato al fenomeno di
concepimento in età avanzata (>35 anni)" (2); altri riportano come
effetti dell'età materna avanzata: natimortalità,
aborto spontaneo, gravidanza ectopica o plurigemellarità, malformazioni congenite (3). Questi dati
contrastano con la tendenza a posporre l'età del primo concepimento, che si
avvale di ricerche che sostengono che i nati da genitori "adulti"
avrebbero una performance scolastica migliore di quella dei nati da genitori
giovani (4). Ecografie e amniocentesi Per quanto riguarda le ecografie, ricordiamo uno studio
dettagliato e ampio che porta risultati interessanti (5): in questo studio 2834
donne vennero suddivise in due gruppi a caso per
ricevere 1 sola o 5 sedute di ultrasuoni
fetali. La differenza di crescita fetale era statisticamente significativa.
Questi dati sono stati replicati nel 1996, seppur con effetti meno chiari (6).
Ricordiamo che esistono dati su possibili alterazioni agli eritrociti indotte
dalle ecografie in gravidanza (7), pur essendovi altri studi che dimostrano che
due ecografie in gravidanza non riducono la crescita fetale (8). Greenough et al
(9) mostrarono che i nati dopo amniocentesi sono a rischio alto di ingresso in TIN, spesso per
un'associazione tra amniocentesi e problemi
respiratori alla nascita; va comunque ricordato che amniocentesi
e CVS producono un alto tasso di morti fetali (9, 10) e malformazioni (9). Ricerca della
perfezione, o paura? Non dobbiamo inoltre dimenticare che l'accanimento
diagnostico prenatale può svelare o provocare problemi di ordine
psicologico: “Ogni esplorazione fetale,
in particolare la realizzazione del cariotipo,
provoca soprattutto nella madre una vera “interruzione” della relazione con il
bambino, che riprenderà solo dopo il risultato di normalità. Alla minima
anomalia, il sospetto portato sulla qualità del bambino, induce nei genitori
una reazione di rigetto totalmente sproporzionata alla gravità reale”(11). Sappiamo
che il feto risente di questo stato di ansia materna,
perché è stato descritto che in caso di depressione (12,13) o ansia materna
(14), egli modifica i parametri fisiologici (movimenti, frequenza cardiaca).
Ansia materna che si manifesta in rifiuto, nel caso di esito
della diagnosi prenatale non conforme a quanto desiderato: "una proporzione significativa della
popolazione nei paesi sviluppati e in via di sviluppo è in favore di diagnosi
prenatale e aborto selettivo in condizioni quali mancanza di due dita, bassa
statura, obesità" (15); talvolta il figlio viene rifiutato
paradossalmente nel caso che si preveda che nascerà indenne da un'anomalia (ad
es. la sordità) presente nei genitori (16). L'OMS invoca una privacy fetale per
non rivelare, durante gli esami prenatali di routine, dati quali il sesso o la
statura prevista, che potrebbero portare a
interruzioni eugenetiche della gravidanza (17). Fecondazione in vitro La fecondazione medico-assistita
è già stata oggetto di segnalazioni riguardo la sua
non innocuità (18,19). Taluni legano questo non solo alla gemellarità
spesso prodotta da questa tecnica, ma anche a
un'alterazione intrinseca del normale sviluppo dello zigote, che al momento del
concepimento non si trova a contatto delle proteine prodotte dalla mucosa tubarica (20,21) con possibili effetti anche sulle gravidanze
singole (22,23): “Molti bambini nati da fecondazione in vitro, riporta Stromberg sul Lancet del 2002, sono
sani, ma hanno un alto rischio di disabilità
neurologica”. E aggiunge: “I bambini nati da
FIV hanno più bisogno dei servizi di riabilitazione rispetto ai controlli. La
diagnosi neurologica più comune nel nostro studio era la paralisi cerebrale,
per la quale i bambini nati da FIV avevano un aumento di rischio pari a 3.7 (2.0-6.6) e i nati singoli di 2.8 (1.3-5.8)(22). Nel caso della tecnica ICSI sono riportati ulteriori rischi (24,25). La fecondazione medico-assistita è anche causa di aumento
di ingresso dei bambini nelle rianimazioni neonatali:
in Francia questo tasso è in ascesa dal
1995 al 2001 del 20% (26) Come c'entra il
pediatra? Il pediatra si trova allora ad affrontare una situazione
paradossale: tutta la scienza d'avanguardia è stata coinvolta nel tentativo di
soddisfare un desiderio di genitorialità, e ora
l'esito non è quello voluto. Anzi, talora si può collegare
una patologia alla nascita, che richiede l’intervento pediatrico, con le
tecniche sopra riportate. Questo comporta nei genitori una ferita
narcisistica e lo scatenarsi di sensi di colpa e di rifiuto. Di fronte alla
mancata accettazione dei bambini con patologia, P Maroteaux,
uno dei padri degli studi sul nanismo annotava nel 1996: "Questo ci porta a parlare dei comportamenti
delle nostre società che sono schiave delle norme che si sono forgiate. -Mio
figlio misurerà 1,70m?- mi domanda la madre di un
bambino perfettamente normale. Nell'ottica attuale del
nostro mondo occidentale, è impossibile riuscire nella vita se certi criteri di
statura, peso, non sono raggiunti. Grave è il rifiuto verso coloro
che non rispondono a questi criteri" (27). In Francia hanno
forgiato il termine di handiphobie (fobia
dell'handicap) per descrivere questo fenomeno della ricerca accanita della
perfezione prima della nascita e del rifiuto del
figlio "non perfetto". Quante volte in sala parto
ci capita di sentire un genitore domandare come prima cosa: "E' normale?",
"Ha tutto?", ma anche: "E' perfetto?": segno di una
gravidanza vissuta come angoscia. Ora, anche il progresso medico non
garantisce la riuscita di questo "prodotto". E
nascono drammi. Ormai si parla di "consumismo riproduttivo" (15). I dati riportati mostrano che occorre un’opera di educazione nella popolazione per far sì che certi
comportamenti apparentemente innocui, ma che invece hanno un riflesso
importante sulla salute del nascituro, vengano modificati. In particolare è
importante che venga fornito sempre alla donna in età
feconda e in particolare alla donna in stato di gravidanza un quadro delle
possibili opzioni riguardo la gravidanza secondo i dettami del "consenso
informato”: è fondamentale spiegare i rischi di una gravidanza in età avanzata,
la reale importanza e controindicazioni della diagnosi prenatale, i rischi
della fecondazione medicalmente assistita. D'altronde è importantissimo il ruolo del pediatra, che
spesso è il tramite perché il figlio con patologia che si svela alla nascita venga accettato. Per diventare genitori in condizioni
critiche occorre un accompagnamento del processo di accettazione
del figlio. L'inizio dell'accettazione passa attraverso lo sguardo che i
genitori vedono nel medico: l'ansia di quel momento sa comunque
ben distinguere se il bambino viene guardato come un "caso clinico",
come un "prodotto", oppure come un bambino e basta, con un nome, con
una storia, con un valore che è superiore alla sua patologia. "In ogni nascita c'è uno iato tra il bébé immaginato durante la gravidanza e il bébé reale presente alla nascita. Questo iato si colma
nelle prime ore grazie allo sguardo degli altri sul bambino, alle felicitazioni
che vengono a colmare il narcisismo dei genitori. Bisogna sottolineare l'effetto di transizionalità delle parole di chi si rivolge al bambino.
Questo permetterà ai genitori, quando potranno rivolgersi a lui, di prendere
una certa distanza in rapporto all'emozione che suscita la sua vista, di
rivolgersi a lui e considerarlo come una persona" (5). "Le madri descrivono spesso questo momento
esatto in cui sono state aiutate a prendere contatto fisicamente col loro
bambino come il vero inizio della loro accettazione… Il loro bambino è davvero
umano perché loro hanno potuto occuparsene come qualunque altro neonato.
Diventano davvero madri soprattutto quando hanno potuto affrontare lo sguardo
del bambino" (4) BIBLIOGRAFIA 1. Serra G, Bertini
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