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Le gemelle siamesi: una disperata ricerca di autonomia Le
due sorelle siamesi, Ladan e Laleh
Bimani, 29 anni, che hanno scelto di affrontare una pericolosa operazione
chirurgica per poter continuare a vivere
senza rimanere attaccate per la testa tutta la vita,
sono morte. Avevano scelto di rischiare, di porre fine alla loro giovane
esistenza, pur di esaudire il più grande ed orami
insopprimibile tra i loro desideri: quello di poter vivere una vita autonoma,
scegliendo, ciascuna in libertà, perlomeno fisica, le esperienze, gli incontri,
la vita sentimentale e la vita lavorativa che avrebbero fatto. Certo che, dopo
tanti anni insieme, sarebbe stato traumatico psicologicamente anche il “dopo”. Ma lo avrebbero affrontato con coraggio. Poiché
le due sorelle siamesi avevano scelto di rischiare il tutto e per tutto per
potersi finalmente addormentare ogni sera, poggiando la testa sul cuscino senza
dover più condividere il guanciale con la testa dell’altra. Forse
nessuno di noi può immaginare quanto sia faticoso, doloroso,
limitante essere due persone e, pure, dover in modo inestricabile condividere
in ogni istante la vita di un altro essere umano. Quell’essere
umano che è fratello, gemello, specchio di noi allo specchio e non ci consente
di esistere dicendo “io” nè fisicamente né
psicologicamente. Forse è come non essere mai nati. E’ come non essersi mai potuti liberare da quella convivenza, già
vissuta in grembo alla madre. Così, le due sorelle siamesi iraniane hanno
vissuto insieme per 29 anni, hanno mangiato, condiviso ogni intimità, ogni
passaggio della crescita, ogni gioco, studio, ogni risveglio. Si sono, perfino,
laureate insieme. E poi,
hanno deciso che “quella” vita, alla quale sembravano tenere tanto, non poteva
continuare. E si sono addormentate insieme, per
l’ultima volta, sul tavolo operatorio. Insieme sono
uscite da un mondo che non poteva, nella loro mente, più ospitare un
condizionamento così forte, un legame così inibente. Si tratta di un esempio da
non dimenticare. Ci sono infatti moltissime persone
che, seppure non fisicamente unite come le due sorelle siamesi iraniane, vivono
vite di assoluta dipendenza, di soggezione psichica, mentale ed anche fisica
nel senso che non riescono a staccarsi, ad andare via, a lasciare luoghi e
situazioni, persone anche, che le opprimono. Maria
Rita Parsi Psicoterapeuta,
Direttore della Società Italiana di Psicoanalisi |