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Cittadini stranieri e
servizi ospedalieri di Malattie Infettive. Un trend in rapida evoluzione L’immigrazione rappresenta un
fenomeno di riscontro relativamente recente in Italia, e l’inatteso flusso
migratorio composto da centinaia di migliaia di
cittadini stranieri che ogni anno accedono al nostro Paese per necessità di
lavoro, come rifugiati politici, ed in seguito ricongiungono le loro famiglie
d’origine costituisce motivo di grande interesse e preoccupazione, sotto i
versanti più diversi (socio-economico, lavorativo, assistenziale, di pubblica
sicurezza, ed etico-sanitario) [1-7]. Abbiamo
effettuato uno studio retrospettivo dei dati clinici
relativi a tutti i pazienti ospedalizzati presso la nostra Divisione ed il
nostro servizio di Day-Hospital di Malattie Infettive presenti al Policlinico
S. Orsola di Bologna, a partire dall’anno 2000 fino al 31 luglio 2003, al fine
di confrontare alcune caratteristiche epidemiologiche e cliniche dei soggetti
stranieri con quelle di pazienti Italiani o provenienti dall’Unione Europea
(UE). Nell’analisi dei dati relativi alle
ospedalizzazioni in regime ordinario, è necessario tenere conto che dal Gennaio
2000 al Maggio 2002 abbiamo avuto a disposizione soltanto 8 camere doppie,
mentre dal Giugno 2002 la nostra dotazione si è ampliata a 17 camere doppie più
una camera singola. In tutto il periodo considerato, il numero di posti-letto
assegnato al nostro Day-Hospital è rimasto immodificato
(quattro tra poltrone e letti). La
frequenza di pazienti extra-UE ospedalizzati in regime
ordinario è andata aumentando costantemente nel tempo, dall’8%
dell’anno 2000, all’11,3% del 2001, al 15,2% del 2002, al 22,5% del periodo
Gennaio-Luglio 2003 (p<.0001, Mantel-Haenszel chi-square test)
(Tabella). Per i soggetti stranieri, l’Africa rappresentava
il continente maggiormente rappresentato, con il 55,7% dei ricoveri nel
quadriennio allo studio: i Paesi di provenienza includono in ordine decrescente
Marocco, Tunisia, Eritrea, Etiopia, Somalia, Algeria, Nigeria, Senegal, Mozamboco, Zaire e Mali.
Le regioni dell’Est Europeo (Ucraina, Russia, Bielorussia,
Croazia, Polonia, Serbia-Montenegro, e Bosnia), il
continente asiatico (Pakistan, Sri-Lanka, Bangladesh, Cina, India ed Israele), e l’America
(Argentina, Uruguay, Stati Uniti, e Santo Domingo), rendevano conto nel loro
complesso di meno del 44% dei rimanenti ricoveri
ospedalieri riguardanti cittadini stranieri. Tra pazienti italiani ed
extraeuropei non si rilevavano significative
differenze circa la durata dell’ospedalizzazione, l’intensità assistenziale, e
la maggior parte delle diagnosi di dimissione: per lo più patologie HIV-correlate, epatiti virali acute e croniche, infezioni
del sistema nervoso centrale, iperpiressia, ed
infezioni delle vie respiratorie (dati non riportati). Una più elevata incidenza
di tubercolosi polmonare ed extrapolmonare, di infezioni
batteriche e fungine a carico della cute e dei tessuti molli, di esantemi
infettivi, di malattie a trasmissione sessuale, di parassitosi
intestinali, e di malaria, veniva però riscontrata a carico dei soggetti
provenienti da Paesi extra-UE: da un minimo di p<.05, ad un massimo di p<.0001
nel caso della tuberculosi, rispetto ai soggetti
Italiani o comunitari. Poiché nella maggior parte dei casi i pazienti stranieri
accedevano al nostro reparto attraverso i servizi di
Pronto Soccorso o di Medicina d’Urgenza (82.6% dei casi), l’incremento dei
ricoveri in regime ordinario appare più rapido e più netto nel corso degli
anni, sebbene lo stesso fenomeno intervenga, seppure in minor misura e ad un ritmo
più lento, anche presso il nostro servizio di Day-Hospital di Malattie
Infettive. Infatti, soltanto il 4% di tutti i pazienti seguiti
in Day-Hospital nell’anno 2000 era straniero, contro al 6,6% del 2001, al 9%
del 2002, ed al 9,8% riscontrato nei primi sette mesi del corrente anno (p<.007) (Tabella). La
crescita impressionante del numero e delle problematiche dei pazienti
provenienti da Paesi al di fuori dell’UE ha un
recente, significativo impatto proprio sui servizi ospedalieri di Malattie
Infettive. In un primo studio effettuato presso l’Azienda Ospedaliera di Como,
nel corso del quinquennio 1994-1998 i pazienti immigrati rappresentavano
soltanto lo 0,5%, rispetto alle circa 47.000 ospedalizzazioni
espletate in quello stesso periodo di tempo, ed il fenomeno sembrava già
destare interesse e preoccupazione [8]. Ulteriori, massicce ondate migratorie
si sono verificate verso il nostro Paese negli anni successivi, con prevalenza
di popolazioni provenienti dai Balcani, dal Nordafrica, dall’Est Europeo, dal Medio Oriente e
dall’Asia, al punto che la situazione appare in continua evoluzione, ed i dati riguardanti le problematiche sanitarie nell’immigrato sono
al momento frammentari e spesso aneddotici. Le maggiori ripercussioni a carico
dei reparti di degenza ordinaria sono apportate da pazienti in stato di
clandestinità, emigranti irregolari, o rifugiati, direttamente inviati
attraverso i Servizi di Pronto Soccorso e di Accettazione,
ma.come dimostrato dalla
nostra esperienza, il fenomeno sta progressivamente coinvolgendo anche i
servizi di Day-Hospital e quelli ambulatoriali. La
tubercolosi [1, 9, 10], l’infezione da HIV e le affezioni ad essa
correlate [1, 4, 7], le malattie sessualmente trasmesse [3], e le patologie
tropicali [2, 5], rappresentano ad oggi le malattie sottoposte a maggior
controllo e ricerca nella popolazione immigrata, ma la maggior parte dei dati
ad oggi disponibili sono limitati, mancando un apposito osservatorio
epidemiologico, o un sistema di sorveglianza su scala nazionale o regionale. Un
permanente monitoraggio dell’ampio spettro delle patologie oggetto di ricovero
e cura presso le unità di Malattie Infettive ed altre Divisioni profondamente
interessate da questo fenomeno (tra cui Pronto Soccorso, Medicina d’Urgenza,
Dermatologia, Ginecologia, Ostetricia, Pediatria), è una base minima su cui
programmare un’allocazione di apposite risorse per
attuali e futuri programmi di assistenza e prevenzione sanitaria [6, 11-13],
che tengano in dovuta considerazione i continui mutamenti dello scenario epidemiologico
e clinico, il differente background sociale, culturale ed economico, le
difficoltà psicologiche e di inserimento degli stranieri, nonché i continui
mutamenti delle normative in materia di immigrazione ed assistenza sanitaria
riguardanti cittadini provenienti da Paesi non comunitari. BIBLIOGRAFIA
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Walker PF. Screening of international immigrants, refugees, and adoptees. Prim Care 2002; 29:879-905. Tabella. Variazioni
temporali delle ospedalizzazioni espletate presso la nostra Divisione di
Malattie Infettive, dal 2000 al 31 luglio 2003, in funzione dell’origine del paziente
(Italiana o dell’Unione Europea, o extra-Unione Europea). I pazienti
ospedalizzati in regime di degenza ordinaria sono valutati separtamente
da quelli ricoverati presso il nostro servizio di Day-Hospital.
Roberto Manfredi,
Leonardo Calza, Francesco Chiodo
Dipartimento di Medicina Clinica Specialistica e Sperimentale,
Sezione di Malattie Infettive, Università degli Studi di Bologna “Alma Mater Studiorum”, Ospedale
Policlinico S. Orsola, Bologna | ||||||||||||