Ospedalizzazioni e mancate ospedalizzazioni presso una Divisione di Malattie Infettive.  Considerazioni epidemiologiche, etiche, e di sanità pubblica

 

          Abbiamo effettuato un’analisi retrospettiva dei pazienti candidati ad essere ospedalizzati presso la nostra Divisione di Malattie Infettive (per necessità di isolamento, o per ragioni di competenza clinica), nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2000 ed il 31 luglio 2003. In particolare, abbiamo valutato il numero, la provenienza, le diagnosi cliniche, e la destinazione iniziale dei pazienti non immediatamente accettabili presso la nostra struttura per la mancanza di un posto-letto idoneo, ed il cui ricovero sia stato espletato altrove, o (quando possibile) sostituito con un follow-up di Day-Hospital o ambulatoriale. Sul piano strutturale, a causa di lavori edilizi di rinnovamento, la nostra Divisione ha fruito di 16 posti-letto dislocati in 8 camere doppie nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2000 ed il 31 maggio 2002, e di 35 posti-letto distribuiti in 17 camere doppie più una camera singola, dal 1° giugno 2002 fino a tutt’oggi. Da notare che questo ampliamento di dotazione di posti-letto è coinciso con l’unificazione in un’unica struttura delle due Divisioni di Malattie Infettive presenti fino al maggio 2002 nella città di Bologna, a cui fa capo un’area metropolitana comprendente anche tutte le altre Aziende Sanitarie Locali afferenti alla provincia di Bologna, per un totale di popolazione residente o domiciliata pari a circa 700.000 persone. Resta infine da tener conto che, a seguito di accordi intercorsi con la Direzione Medica Ospedaliera ed il Servizio di Pronto Soccorso e di Accettazione, e quello di Medicina d’Urgenza del nostro Policlinico, i medici Infettivologi in servizio presso la nostra Divisione hanno la responsabilità di valutare e ricercare una sistemazione appropriata per pazienti con patologie infettive sospette o confermate che necessitano di ricovero ospedaliero, e di stabilire le eventuali necessità e modalità di isolamento.

          La proporzione tra pazienti immediatamente ospedalizzati presso la nostra Divisione e quelli ricoverati in altri Reparti e/o Ospedali, o per cui sia stato formulato un diverso programma diagnostico-terapeutico sulla base dell’indisponibilità di un posto-letto idoneo, si è modificata sostanzialmente nel corso del quadriennio allo studio. La situazione è andata verso un significativo miglioramento del soddisfacimento delle richieste di ricovero nel corso del tempo: la Tabella 1 mostra che a partire dall’anno 2000 la percentuale di ricoveri non espletabili presso la nostra struttura si è ridotta dal 34.3%, al 26,9% del 2001, al 12,9% del 2002, fino al 12,8% registrato nei sette mesi considerati relativamente all’anno in corso (2003) (p<.0001 nel corso dell’intero periodo in esame). Prendendo in esame le diagnosi iniziali dei 439 pazienti con ospedalizzazione non immediatamente realizzabile presso il nostro presidio per mancanza di un posto-letto idoneo, non si evidenziava alcuna significativa differenza temporale dall’anno 2000 fino al 2003. L’infezione da HIV e le relative complicanze hanno rappresentato l’evenienza di più frequente rilievo (42,6%), seguita da epatiti acute o croniche o complicate (25,2%), infezioni del sistema nervoso centrale (9,3%), iperpiressia (6,1%), infezioni respiratorie non specifiche, affezioni esantematiche, malattie infettive pediatriche, e gastroenteriti (con incidenza progressivamente decrescente). Da notare come in oltre un terzo dei pazienti concomitasse più di una patologia infettiva (es. infezione da HIV ed epatite cronica; esantema infettivo e broncopneumopatia acuta). L’unica patologia che ha subìto un significativo incremento in sede di richiesta di ospedalizzazione presso la nostra Divisione è stata la tubercolosi (confermata o sospetta), che ha fatto registrare un progressivo incremento d’incidenza dal 2000 ai primi 7 mesi del 2003 (p<.01), con largo contributo ad opera di pazienti immigrati (che hanno rappresentato oltre l’80% dei casi osservati). Nell’eventualità di patologie ad eziologia infettiva ma non diffusive, i pazienti in attesa di ricovero potevano trovare più facile ospitalità presso la Divisione di Medicina d’Urgenza o presso altri presidî afferenti al nostro Policlinico, mentre le infezioni dovute ad agenti microbici potenzialmente trasmissibili necessitavano della ricerca di un posto-letto tale da garantire un isolamento, in genere disponibile soltanto presso Divisioni di Malattie Infettive. Fino al maggio 2002, l’unica altra Divisione di Malattie Infettive presente nella nostra area metropolitana (situata presso l’Ospedale Maggiore “A. Pizzardi” di Bologna), si è fatta carico di oltre il 30% dei ricoveri dei pazienti non immediatamente accettabili in regime ordinario presso la nostra Divisione, ma l’unificazione dei due presidî intervenuta all’inizio del giugno 2003 ha consentito una significativa caduta della frequenza di pazienti che hanno necessitato lo spostamento verso altri Ospedali (Tabella 1), sebbene da allora la problematica non abbia fatto registrare fino ad oggi ulteriori, significativi miglioramenti, in quanto la percentuale dei pazienti infettivologici acuti non accettati non è scesa al di sotto del 13% circa, nel corso degli ultimi due anni studiati (2002-2003) (Tabella 1). La Tabella 2 riporta la destinazione dei 439 pazienti inizialmente riferiti alla nostra struttura per ricovero ospedaliero, nell’arco del periodo di tempo considerato (dal 2000 al 31 luglio 2003). Nel complesso, mentre la maggior parte dei pazienti con verosimili patologie infettive (ma non contagiose, e non richiedenti isolamento), ha beneficiato di un posto-letto presso altre Divisioni del nostro Policlinico, o in altri Presidî ospedalieri metropolitani o della Provincia di Bologna, in una proporzione significativa di casi (108 su 439: 24,6%), rimasta purtroppo immodificata nel tempo, si è reso necessario il trasferimento del paziente presso una Divisione di Malattie Infettive di un’altra città della Regione Emilia-Romagna, in un arco di distanza compreso tra 40 Km (Modena) e 115 Km (Rimini) (Tabella 2).

          Nonostante la rapida caduta delle ospedalizzazioni connesse alla malattia da HIV ed alle sue complicazioni conseguente all’incremento di efficacia delle specifiche terapie antiretrovirali (highly active antiretroviral therapy, o HAART) [1], le potenzialità di ricovero in ambiente ospedaliero per malattie infettive ed altre patologie emergenti di interesse infettivologico o che necessitano di isolamento (es. epatopatie infettive acute, croniche e complicate, trapianti d’organo, tubercolosi, patologie da importazione, bioterrorismo, ed ultimamente SARS) [2-4], rimangono inadeguate nel tempo, sulla base della richiesta passata, delle istanze presenti, e delle prevedibili necessità future. Rispetto al modello anglosassone (a cui vengono da più parti rivolte critiche crescenti) [5-7], i Paesi Mediterranei dispongono tradizionalmente di Divisioni di Malattie Infettive destinate all’ospedalizzazione di pazienti per cui sia necessario un regime di isolamento, ma anche di soggetti divenuti di competenza specifica dell’Infettivologo (es. malattia da HIV ed AIDS, epatiti virali acute e croniche, patologie dell’ospite immunocompromesso e del trapiantato, affezioni esantematiche, parassitosi, malattie tropicali e del viaggiatore). La ristrutturazione edilizia delle Divisioni di Malattie Infettive italiane, programmata a seguito della promulgazione della Legge 135/1990 e ormai completata su tutto il territorio nazionale, pur contribuendo largamente ad un processo di modernizzazione e di adeguamento dei reparti di degenza alle patologie infettive dell’ospite immunocompromesso o necessitanti procedure di isolamento stretto, non ha condotto in molti casi ad un ampliamento dei posti-letto fruibili. Anche nella nostra realtà locale, la pressochè totale distribuzione dei posti-letto disponibili in camere doppie dotate di servizi igienici e di filtri singoli, non consente spesso la fruizione di numerose unità, per la coesistenza nell’ambito dello stesso reparto di degenza di pazienti di ambo i sessi, adulti e pediatrici, e soprattutto per la necessità di mantenere condizioni di isolamento per patologie trasmissibili soprattutto per via aerea, per contatto diretto, e per via oro-fecale. Alla caduta progressiva dell’incidenza e della durata dei ricoveri ospedalieri per AIDS e sindromi correlate, ha fatto riscontro una diversificazione dello spettro di patologie che si presentano all’attenzione dell’Infettivologo per un’eventuale regime di ospedalizzazione. A qust’ultimo interrogativo anche le attente ristrutturazioni edilizie eseguite negli anni più recenti, non senza modifiche apportate “in itinere” ai progetti iniziali, non hanno nella maggior parte dei casi fornito risposte adeguate. Nella nostra realtà provinciale, circa 700.000 persone gravitano geograficamente su un’unica Divisione di Malattie Infettive dotata sì di 35 posti-letto, ma di sole 18 stanze di degenza. Tale situazione non consente di adempiere tempestvamente a tutte le richieste di ospedalizzazione rivolteci dall’esterno, ma anche rappresentate da pazienti seguiti ambulatorialmente, ed il cui deterioramento clinico suggerisce un ricovero in regime ordinario. Questo disagio è ben stigmatizzato dalla necessità relativamente frequente di dover ricercare un posto-letto idoneo presso Divisioni di altre città, sia per patologie di non estrema gravità, ma che necessitano di ricovero ed isolamento (es. malattie esantematiche complicate dell’infanzia, infezioni a trasmissione oro-fecale, patologie cutanee contagiose), sia tanto più per patologie potenzialmente diffusive e/o gravate da un’apprezzabile incidenza di complicazioni e di mortalità (es. infezioni del sistema nervoso centrale, tubercolosi miliare, patologie opportunistiche dell’ospite immunodepresso). Le problematiche sollevate dalla persistente mancanza di posti-letto adeguati per pazienti che necessitano di immediato ricovero è e rimane tuttora preminente, in particolare nel caso di patologie acute, contagiose, e spesso severe, per cui si rende talora necessario un trasferimento della durata di 1-3 ore presso la più vicina Divisione di Malattie Infettive disponibile in regione, con rischi ed  implicazioni medico-legali non trascurabili, in tema di condizioni cliniche del paziente-indice, e del mantenimento delle procedure di isolamento necessarie. L’evidente miglioramento del rate di pazienti di pertinenza infettivologica indirizzati al nostro reparto, che ha dovuto invece trovare collocazione altrove è migliorato grazie all’ampliata dotazione di posti-letto intervenuta nella primavera del 2002 presso la nostra struttura, ma da oltre un anno il numero di pazienti non immediatamente ospedalizzabili si è assestato su un plateau (intorno al 13% dei casi), che non appare ulteriormente migliorabile in assenza di modifiche strutturali. Tra le diagnosi di accesso, se restano ancora preminenti le richieste di ricovero connesse a malattia da HIV e ad epatopatie [1, 8], c’è da segnalare l’incremento di incidenza di tubercolosi (diagnosticata specie in soggetti immigrati) [9-11], che nella grande maggioranza dei casi necessita di iniziali misure di isolamento. La ridistribuzione dei pazienti candidati ad un ricovero presso la nostra Divisione in altri reparti, presso altri nosocomi, e non di rado (in quasi un quarto dei casi) presso Divisioni di Malattie Infettive di città anche distanti dalla nostra (Tabella 2), offre numerosi spunti di dibattito, che non possono però essere oggetto di questa breve disamina. Non soltanto in qualità di Infettivologi, siamo fermamente convinti che le Divisioni di Malattie Infettive possano giocare un ruolo di primo piano nell’assistenza sanitaria del terzo millennio, come confermato anche da alcune scelte “controtendenza” operate o meditate anche nel mondo anglosassone [5-7], in cui alla nostra specialità è in genere riservato il ruolo di consulenza, ad esempio nel campo della prescrizione degli agenti antimicrobici e della sorveglianza delle infezioni nosocomiali [12], ma non una dotazione autonoma di posti-letto. Un recente studio di sorveglianza decennale svolto sulle encefaliti ospedalizzate in Inghilterra, ha posto in evidenza come la frammentazione delle strutture di accoglienza e le ridotte competenze scientifiche e tecniche non abbiano consentito né una mappatura epidemiologica, né una diagnostica efficace [7]. Come vissuto nei due decenni appena trascorsi, si rende però necessario un continuo adattamento delle risorse economiche, materiali, ed umane in funzione delle patologie e delle realtà di volta in volta predominanti nel campo delle Malattie Infettive (dalla pandemia da HIV, fino alla recente epidemia di SARS) [3, 4], offrendo la competenza di specialisti in un ampio arco di problematiche, che comprendono il contenimento ed il trattamento delle infezioni nosocomiali, la gestione del paziente immunodepresso e del trapiantato, e la disponibilità ad adattarsi rapidamente a situazioni contingenti, quali quelle dettate dalla non cessata pandemia da HIV [1, 8], all’immigrazione [9, 10], al fenomeno bioterrorismo [2], ed alle patologie infettive emergenti e riemergenti.

 

 

BIBLIOGRAFIA

 

1. Manfredi R, Calza L, Gramegna A, et al. Economic burden and clinical course of HIV infection and AIDS today: how the variation of natural history, available treatments, and strictly related costs play a role in needs of health care. Recenti Prog Med 2001; 92:648-54.

2. Calza L, Manfredi R, Chiodo F. Antrace. Recenti Prog Med 2001; 92:717-26.

3. Masur H, Emanuel E, Lane HC. Severe acute respiratory syndrome: providing care in the face of uncertainty. JAMA 2003; 289:2861-3.

4. Calza L, Manfredi R, Verucchi G, Chiodo F. SARS: una nuova emergenza sanitaria mondiale. Recenti Prog Med 2003; 94:284-94.

5. Haley RW, Garner JS, Simmons BP. A new approach to the isolation of hospitalized patients with infectious diseases: alternative systems. J Hosp Infect 1985; 128-39.

6. Dowling HF. Field, ward, and laboratory: where the infectious disease physician worked. J Infect Dis 1986; 153:390-6.

7. Divison KL, Crowcroft NS, Ramsay ME, Brown DW, Andrews NJ. Viral encephalitis in England, 1989-1998: what did we miss? Emerg Infect Dis 2003; 9:234-40.

8. Manfredi R, Borderi M, Talò S, et al. Diagnosi di nuovi casi di infezione da HIV: un’inversione di tendenza? Recenti Prog Med 1999; 90:202-5.

9. Manfredi R, Calza L, Chiodo F. HIV disease among immigrants coming to Italy from outside of the European Union: a case-control study of epidemiological and clinical features. Epidemiol Infect 2001; 127:527-33.

10. Khan K, Muenning P, Behta M, Zivin JG. Global drug-resistance patterns and the management of latent tuberculosis infection in immigrants to the United States. N Engl J Med 2002; 347:1850-9.

11. Gabutti G, Fedele A, Aprile V, Guido M, Lopalco P. Immigration flows and new epidemiological evidence in southern Italy. Vaccine 2003; 21:399-400.

12. Lemmen SW, Becker G, Frank U, Daschner FD. Influence on an infectious disease consulting service on quality and costs of antibiotic prescriptions in a university hospital. Scand J Infect Dis 2001; 33:219-21.

 

 


 

Tabella 1. Pazienti inviati per necessità di ricovero diagnostico-terapeutico presso la nostra Divisione di Malattie Infettive dall’anno 2000 al 31 luglio 2003: confronto delle ospedalizzazioni espletate presso la nostra struttura, rispetto a quelle eseguite altrove.

 

 

 

Anno di studio

Letti disponibili

N. pazienti necessitanti ospedalizzazione

N. pazienti ricoverati presso nostro reparto (%)

N. pazienti ospedalizzati altrove (%)

2000

16

569

374   (65,7%)

195   (34,3%)

2001

16

446

326   (73,1%)

120   (26,9%)

2002

27,1*

582

507   (87,1%)

75   (12,9%)

2003 (31 Luglio)

35

382

333   (87,2%)

49   (12,8%)

2000-31 Luglio 2003

22,2°

1979

1540   (71,5%)

439   (28,5%)

           

*media ponderata, derivante dalla disponibilità di 16 letti dal gennaio al maggio 2002, e di 35 letti dal giugno 2002 al 31 luglio 2003.

 

°media ponderata sulla base della disponibilità di posti letto, mese per mese, in tutto il quadriennio considerato (2000-2003).

 

 

 


 

Tabella 2. Destinazione dei 439 pazienti proposti alla nostra Divisione per un ricovero ospedaliero in ambiente Infettivologico, per cui non è stato reperito un posto-letto adeguato. Nella definizione “altro” sono ricompresi pazienti accolti presso altri nostri servizi (Day-Hospital o ambulatori), soggetti che hanno rifiutato l’ospedalizzazione altrove, o sono stati in qualche misura persi al follow-up.

 

 

 

Destinazione dei pazienti non ospedalizzati presso la nostra Divisione di Malattie Infettive

N. pazienti (%)

- altre Divisioni appartenenti al nostro Ospedale (Policlinico S. Orsola)

106   (24,1%)

- altri Ospedali situati nell’area metropolitana di Bologna*

146   (33,3%)

- altri Ospedali situati nella provincia di Bologna

32     (7,3%)

- altre Divisioni di Malattie Infettive della Regione Emilia-Romagna°

108   (24,6%)

- altro

47     (10,7%)

 

*Compresa la Divisione di Malattie Infettive dell’Ospedale Maggiore “A. Pizzardi” di Bologna, fino alla sua chiusura intervenuta alla fine del maggio 2002.

 

 

°Policlinico di Modena 40, Arcispedale S. Maria Nuova di Reggio Emilia 20, Ospedale S. Maria delle Croci di Ravenna 12, Arcispedale S. Anna di Ferrara 9, Ospedale Policlinico di Parma 8, Ospedale degli Infermi di Rimini 7, Ospedale per gli Infermi di Faenza (RA) 5, Ospedale M. Bufalini di Cesena 4, Ospedale G.B. Morgagni di Forlì 3.

 

 

 

Roberto Manfredi, Leonardo Calza, Francesco Chiodo

 

Dipartimento di Medicina Clinica Specialistica e Sperimentale, Sezione di Malattie Infettive, Università degli Studi di Bologna “Alma Mater Studiorum”, Azienda Ospedaliera di Bologna, Ospedale Policlinico S. Orsola, Bologna