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PROCREAZIONE SENZA
SESSUALITA' La forma in
cui si realizza la procreazione senza sessualità è il vetrino del laboratorio;
il mezzo sono le nuove
tecnologie riproduttive (NTR), che consentono quella che va sotto il nome
di procreazione assistita (PMA) o, in tempi recentissimi, assistenza medica
alla procreazione (AMP). Fino ad ora
si è ritenuto che alcune procedure fossero inseparabili dalle tecniche
riproduttive, in quanto costituiscono una via per aumentare successo, cioè il
numero di bambini nati. Esse sono: ·
la produzione di un numero di embrioni eccedenti il
fabbisogno, cioè il numero di figli desiderati ·
la
conservazione di embrioni così ottenuti Li richiamo perché rivestono un
significato complesso e articolato. 1.
Dal punto di vista tecnico: essi
costituiscono un fattore di maggior successo, perché da un lato rendono la
tecnica meno invasiva sulla donna, in quanto la procedura di stimolazione
ovarica può essere limitata nel tempo ed il prelievo degli ovuli effettuato
una sola volta anziché ripetuta dopo il fallimento del tentativo di
fecondazione. Dall’altro, danno un risultato di maggiore efficacia, in quanto
aprono alla possibilità di avere un maggior numero di embrioni visto che si
dispone di un numero di ovuli superiore a quello che procede da un ciclo
ovarico non sottoposto a stimolazione chimica. 2. Dal punto di vista scientifico: credo si
possa affermare che rappresentano un insuccesso. Il progresso si può dire solo
apparente, o meglio è tale nell'ottica della tecnologia ma non in quella della
scienza. Restano, infatti, ancora scarse le conoscenze circa le ragioni delle
difficoltà di annidamento, degli aborti precoci, per esempio. La tecnica
consente di raggiungere un maggior numero di nascite perché aggira la non
conoscenza con astuzie pratiche. 3. Dal punto di vista
antropologico: Soffermiamoci
sui fatti intrinseci, che restano identici sia nelle fecondazioni omologhe sia
in quelle eterologhe. a) il
rapporto figli-genitori. Essi vengono
modificati profondamente rispetto alle concezioni tradizionali, in quanto i
genitori-FIVET sono disposti ad accettare qualsiasi condizione l’intervento
tecnico esiga per raggiungere lo scopo. Sono disposti a sacrificare alcuni dei
figli concepiti in vitro, benché concepiti tutti con la stessa procedura, nello
stesso tempo, con lo stesso scopo: ottenere la desiderata nascita del figlio.
Infatti, gli aspiranti genitori firmano nel modulo di raccolta del consenso
informato la decisione circa il destino degli embrioni eccedenti, qualora non
desiderino procedere ad ulteriori gravidanze: la loro distruzione, il “dono” ad
altra coppia o agli studiosi che fanno ricerca scientifica sugli embrioni
umani. b) la
simbolica del nascere. Vien meno la tensione
anticipatrice del genitore che “vive”, già durante l'attesa, il figlio come
presenza concreta. Il sentire l’embrione congelato come figlio è reso più
difficile dalla mediazione dello strumento, dal microscopio, dalla lettura
biologica dell’embrione, prima presenza dell’organismo del concepito, come
semplice cellula o ammasso di cellule. Vien meno l’anticipazione
linguistica che fa del tempo
dell’attesa il tempo dell’apprendimento della condivisione della vita tra
genitori e figli. Lo stesso ginecologo era uso parlare del “bambino” in
riferimento all’embrio/feto. Nelle PMA si perde la ricchezza profetica di
questa simbolica anticipatrice. Le PMA inducono ad un linguaggio univoco,
descrittivo dello stato biologico e non polisemico, ricco, vivo come quello del
parlare quotidiano, che sa esprimere quel di più di senso che supera il mero
livello dello stadio di sviluppo biologico. c) l’ambito
giuridico. Nei fatti,
cioè nel tipo di procedura che viene attuata per ottenere una fecondazione in
laboratorio, si riconosce il prevalere del diritto degli adulti (per esempio a
soddisfare il proprio desiderio di genitorialità) su quelli del bambino che
nasce. Ciò è particolarmente evidente soprattutto nella fecondazione eterologa,
per via della difficoltà psicologica del bimbo che si trova a vivere nel “segreto”
familiare circa le sue origini. Ma resta come terreno comune in tutte le
tecniche più recenti, le quali che presentano un tasso di manipolazione
dei gameti sempre più invasivo. Va notato che queste procedure tecniche di
fecondazione restano a tutt’oggi tutte sperimentali nei confronti del bambino:
i rischi a medio e lungo termine sono tutt’ora ignoti. d) il progetto
di generare e lo stato sperimentale delle NTR I futuri
genitori accettano di far nascere i propri figli in condizioni di incertezza
per quanto riguarda l’evoluzione fisica e psicologica, perché è facilmente
comprensibile che i possibili effetti, positivi come negativi, non sono
accertabili fino a che la vita del nato conclude il suo ciclo, anzi fino a che
i figli dei questi bimbi bio-tech ne
mostrino l’innocuità a lungo termine. Bambini che, proprio perché i rischi non
sono noti e quindi controllabili, sono seguiti nel loro crescere da controlli
di follow up, monitorati per conoscere tempestivamente il verificarsi di
eventuali problemi. In qualche modo si può affermare che costoro sono
persone-esperimento. 4.
Dal punto di vista scientifico: a) Nella fecondazione eterologa in
particolare si accetta l' “incrocio
gametico”, cioè la scelta del gamete idoneo alla fecondazione, condotto
secondo criteri genetici, imprescindibili da una seria professionalità che deve
evitare la presenza di patologie individuabili prima dell'impianto o il rischio
di insorgenza di malattie in età avanzata. Così si esprime la legge spagnola
del 1988, che prevede la DPI per evitare il trasferimento in utero di embrioni
“geneticamente non sani”; al tempo stesso annunciava, nello spazio dei sei mesi
successivi, la pubblicazione di un elenco di malattie consiglianti la DPI: “Il Governo, mediante Decreto regio
ed entro sei mesi a partire dalla promulgazione della presente Legge stabilirà:
… d) la lista di malattie genetiche o ereditarie che possano essere rilevate
mediante diagnosi prenatale, a effetti preventivi o terapeutici, suscettibile
di venir modificate man mano che lo richiedono le conoscenze scientifiche” (Capo VII,
art.21, Disposizioni finali, della legge spagnola n. 35 del 1988). In realtà ciò non è mai avvenuto. b) La
diagnosi sull’embrione prima del suo trasferimento in utero, diagnosi
pre-impiantatoria (DPI) porta ad una selezione embrionale in vista di una
nascita scelta in base al risultato dell’esame genetico. 5.
La categoria dono La
possibilità di congelare i gameti e gli embrioni apre ad una duplice
possibilità assolutamente inedita nella storia dell’uomo. a) Il dono di
seme riguarda
l’atto di chi consegna il proprio seme (o gameti, ovociti nella donna,
spermatozoi nell’uomo) ad un Centro specializzato nell’attuazione di PMA, sia
per produrre embrioni a fini di ricerca (negli Stati la cui legge lo prevede),
sia per permettere la fecondazione in richiedenti non idonei al concepimento.
Questa pratica induce l'accettazione sociale di un uomo (ora anche di una
donna) che si dispone a generare biologicamente un figlio non per amarlo e
crescerlo, ma per abbandonarlo. È certamente un fatto giuridico ricco di
implicazioni sociali, politiche, culturali, etiche. b) Il dono di embrione riguarda
il consenso a cedere i/l propri/o embrioni/e crioconservati/o ad altra coppia
che non riesce a generare con gameti propri. Questo atto è interpretato come
atto di generosità al pari di una donazione di sangue, dimenticando che ciò che
viene “donato” è un figlio ad uno stadio biologico precocissimo. L’embrione in vitro può anche
essere “donato” al Centro affinché venga utilizzato a fini di ricerca.
Congelare, conservare, donare sono tutti atti che generalmente, almeno fino al
presente, nella nostra cultura avevano come oggetto cose, delle cose in effetti
si può disporre, non degli esseri umani.
Osservazioni ·
il fare tecnico delle fecondazioni in laboratorio induce
a pensare alla generazione come ad un fatto puramente biologico, come mostra
l’espressione “tecnologie della riproduzione”, o medicina riproduttiva, detta
anche biologia riproduttiva. Ma per l'uomo generare un figlio ha un significato
ben più complesso, simbolico e culturale che nella generazione senza sessualità
si può dire venga trascurato quasi del tutto; ·
viene tradita la solidarietà generazionale in nome di un
diritto individuale; ·
il rapporto interpersonale viene privato della
complessità propria del dialogo umano - fatto da persone la cui corporeità è
sessualità, simbolicità, promessa - per ridursi semplicemente a fecondazione,
fatto biologico; ·
le indicazioni della comunità europea, alcune leggi
straniere e la legge
italiana sulla procreazione assistita pongono un limite a queste procedure
per evitare l’uso dell’embrione umano, il figlio concepito, come se si
trattasse di una cosa; per evitare al nato l’oscurità circa le sue origini; per
evitare la ricerca di un incrocio tra gameti esente da danni genetici con il
rischio di indurre una tendenza di selezione dei concepiti e quindi eugenica (o
ortogenia), parola nuova
che è presente nelle leggi sulle procreazioni assistite; per evitare il dono
del concepito, fratto che la cultura occidentale ha sempre ritenuto socialmente
negativo. Mariella
Lombardi Ricci Professore
a contratto di Bioetica presso l’Università Cattolica del S. Cuore, Roma (sede
parallela di Torino) |