|
La deep ecology,
l’antropocentrismo e la biodiversità Nessun sostenitore del
movimento dell’ecologia profonda così come è stato
caratterizzato sopra potrebbe essere anti-umano, come a volte è stato detto.
Alcuni ambientalisti vociferanti che dichiarano di essere dei sostenitori del movimento hanno detto e scritto cose dal carattere
misantropo. Essi non hanno spiegato come tali dichiarazioni sono compatibili
con l’impegno del primo principio della piattaforma che riconosce il valore
inerente di tutti gli esseri, uomini compresi. I sostenitori del movimento
dell’ecologia profonda deplorano le dichiarazioni e le azioni antiumane. Essi
sostengono la non violenza di Gandhi nelle parole e
nelle azioni. Arne Naess
dice di essere un sostenitore dell’ecofemminismo,
dell’ecologia sociale, della giustizia sociale, della bioregione
e dei movimenti di pace. Egli crede che i principi della piattaforma del
movimento dell’ecologia profonda siano
sufficientemente ampi per comprendere tutto questo. Un’altra disputa è
centrata sulla critica all’antropocentrismo proposta
da alcuni sostenitori del movimento dell’ecologia profonda. “L’antropocentrismo” ha svariati,
differenti, significati. Quello che non va è il rifiutare di riconoscere il “valore
inerente” degli altri organismi fino a essere disposti
a permettere uno sfruttamento spietato e la distruzione di altre forme di vita
solo per pura convenienza e profitto umano. L’antropocentrismo
come pregiudizio contro altre forme di vita non riconosce
che noi siamo parte di queste vite e loro sono parte di noi. Il nostro sé umano
nel senso più profondo non può essere separato dalla terra da cui siamo
cresciuti. L’antropocentrismo è obiettabile quanto sottolinea “prima gli uomini!” senza interessarsi delle
conseguenze per gli altri esseri. Quando esploriamo il nostro Sé ecologico
incorporato in noi, scopriamo le nostre affinità con gli altri esseri come
facenti parte della nostra umanità. Questo, ancora una volta, sottolinea che i principi della piattaforma si riferiscono
al valore intrinseco di tutti gli esseri, compreso gli uomini. I sostenitori
della piattaforma del movimento dell’ecologia
profonda sono impegnati a riconoscere e rispettare in teoria e in pratica il
valore inerente degli uomini e degli altri esseri. Questo porta a compiere
azioni che cercano di minimizzare il nostro impatto sulle comunità ecologiche e
sulle altre culture umane. La cultura industriale
si propone, essa stessa, come l’unico modello accettabile per il progresso e
per lo sviluppo. Tuttavia, l’applicazione di questo modello e dei suoi sistemi
finanziari e tecnologici a tutte le aree del pianeta porta
alla distruzione dell’habitat, all’estinzione delle specie viventi e alla
distruzione delle culture indigene. Il crollo della biodiversità
riguarda la perdita di specie indispensabili, di popolazioni e di processi che
realizzano le necessarie funzioni biologiche e riguarda anche la perdita di una
grande varietà di altri valori che sono buoni in sé e
dipendono dalla preservazione della diversità naturale e dei processi evolutivi
naturali. La società industriale è una monocoltura nell’agricoltura e nella economia forestale, e in ogni altro modo. I suoi
modelli di sviluppo considerano la Terra solo come materiale grezzo da usare
per soddisfare il consumo e la produzione per appagare non solo i bisogni
vitali, ma i desideri arroganti la cui soddisfazione richiede sempre maggiore
consumo. Le sue monocolture distruggono la diversità biologica e culturale, che
sono entrambe buone in sé e indispensabili alla nostra sopravvivenza e alla
nostra prosperità. I vecchi modelli industriali di sviluppo sono ora sostituiti
dall’approccio ecologico a cui questo scritto fa riferimento. La maggior parte delle culture vuole prosperare e
realizzarsi in armonia con gli altri esseri viventi e le altre culture. Come
possiamo sviluppare meglio una conoscenza comune che ci permetta
di lavorare con civiltà verso l’armonia con le altre culture, le altre creature
e gli altri esseri viventi? I principi della piattaforma dell’ecologia profonda
sono linee guida che vanno in questa direzione. Il rispetto per la diversità ci
porta a comprendere le forme della saggezza ecologica che crescono fuori da certi territori e certi contesti. I sostenitori del
movimento dell’ecologia profonda difendono la specificità del luogo, la
saggezza ecologica e le pratiche tecnologiche vernacolari.
Nessuna filosofia e nessuna tecnologia è applicabile
all’intero pianeta. La diversità a qualsiasi livello è buona! In occidente si assiste ad un rinnovamento delle pratiche
cristiane che sostengono l’ecoteologia
e che si basano su uno spirito rispettoso per la Creazione. Il
fermento di questo come di nuovi paradigmi ecocentrici
– influenzati dall'ecologia e dalla scienza di confine, leading
edge science, ha portato scrittori come Thomas Berry (1988) al tentativo di imbastire una “nuova storia”
che fosse la base per quelle iniziative occidentali volte al raggiungimento di
una società ecologicamente saggia e armoniosa. Tutti questi tentativi
possono considerarsi compatibili col sostegno dei principi della piattaforma dell’ecologia profonda, con, forse, alcune piccole
modifiche. Il bioregionalismo (vedi The Planet Drum, e anche Sale
1985) è una forma attivista di supporto per il movimento dell’ecologia
profonda. I progetti: The Wildlind Project, The
Arne Naess Selected Works Project, il Ecoagricolture Movement,
e il Ecoforestry Institute
nonché i programmi educativi dell’Institute
for Deep Ecology e la Ecostery
Foundations sono alcuni esempi di applicazioni
dei principi dell’ecologia profonda per lavorare a sostegno della biodiversità, della preservazione della natura selvaggia e
del ripristino ecologico. Altri impegni profondi comprendono la
Ecopsicologia (Roszak
et al. 1995), The Natural
Step, The Turning Point Project, il progetto per misurare le nostre
impronte ecologiche (Rees e Wackernagel
1996), il Redefining Progress e le sue
valutazioni col General Progress Index o GPI. Per le applicazioni specifiche all’economia forestale vedi
Drengson e Taylor (1997).
Per esempi di come il pensiero e la pratica buddista hanno influenzato alcune ecosofie occidentali vedi il lavoro di Johanna
Macy (1991) e Gary Snyder (1990). Per le applicazioni e le critiche per le
prospettive del Terzo Mondo vedi gli scritti di Vandana Shiva (1993) e Helena Norberg-Hodge (1991). Sul
commercio, l’economia globale e la rilocalizzazione
vedi Jerry Mander e Edward Goldsmith (1996). Per
sapere di più sul capitalismo naturale e l’ecologia industriale vedi Paul Hawken,
Amory e Hunter Lovins
(1999). Alan Drengson (Tratto
da: The Trumpeter: Journal of Ecosophy, Vol 14, No. 3, Summer 1997, pp.
110-111) |