Cellule
staminali e disinformazione
ROMA [zenit] - Una parte consistente delle
battaglie sulle questioni bioetiche si combatte notoriamente attraverso
strategie divulgative che puntano ad infondere "certezze"
nell’opinione pubblica e a creare un clima culturale favorevole alla posizione
che si intende promuovere. La maggioranza dei mezzi di
comunicazione di massa non è purtroppo incline alla "cultura della
vita" e lo dimostra attivando tattiche mistificatorie che tendono ad
oscurare o fraintendere i dati ad essa conformi e ad
enfatizzare quelli che se ne allontanano.
Il 10 luglio 2004 l’agenzia ANSA ha diffuso la seguente notizia sulla terapia
con cellule staminali: " (ANSA) - ROMA, 10 LUG - Una iniezione
di sole cellule staminali direttamente dentro il cuore, nell'area malata. E'
stato trattato così, per la prima volta in Italia, un uomo di mezza età che era
affetto da ischemia cronica e che non poteva essere
curato con tecniche come l'angioplastica o il by pass
coronarico. E' stato un convegno per la presentazione
di un progetto europeo, coordinato da ricercatori italiani dell'Istituto Dermopatico dell'Immacolata di
Roma, a portare oggi alla luce il singolare caso effettuato quasi un anno fa al
Centro cardiologico Monzino
e che potrebbe aprire la strada alla terapia cellulare per la riparazione del
cuore. Il paziente, dopo i test di controllo, ha mostrato un significativo
miglioramento della ischemia cardiaca e questo,
spiegano gli esperti, lascia ben sperare per il proseguimento delle ricerche
sull'applicazione delle staminali".
La notizia, di indubbio interesse per la ricerca biomedica, è stata ripresa dalla principali testate
giornalistiche nazionali, talora in forma breve, talora per esteso, con
dettagli ulteriori e con dichiarazioni del cardiochirurgo artefice del prezioso
intervento. Quello che pochissimi hanno rivelato, tuttavia, è la provenienza
delle cellule staminali riparatrici, ovvero il midollo osseo del paziente
stesso.
Il silenzio sull’origine delle cellule – evidente soprattutto nei titoli ai
quali gran parte del pubblico si ferma – è solitamente il segno che esse non
provengono dall’embrione. Lo scontro che si sta verificando in Italia a
proposito della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita, infatti,
verte anche sulla libertà di utilizzo delle staminali
embrionali, quali presunta promessa per le terapie di un futuro che potrebbe
essere vicinissimo.
Molti fautori della ricerca sulle cellule staminali embrionali hanno buon gioco
nel lasciar credere che tanti successi ottenuti con le cellule staminali dette
"adulte" siano in realtà di provenienza embrionale. Talora non serve
nemmeno mentire apertamente: basta qualche parola in meno, qualche lacuna
esplicativa, qualche sottinteso. Si conta sul fatto che, oramai abituata agli
interminabili dibattiti su "staminali sì, staminali no", l’opinione
pubblica assocerà spontaneamente "staminali" ad
"embrionali".
"Nuova Agenzia Radicale" – supplemento quotidiano della rivista
"Quaderni Radicali" – va oltre, saldando senza esitazione la notizia
ANSA con la campagna referendaria per l’abrogazione della
legge 40. Commenta infatti Giuseppe Rippa: "Questa notizia ANSA del 10 luglio ha una forza
descrittiva che non lascia spazi a dubbi. Su questa Agenzia
siamo tornati più volte su questo argomento, sia nel merito della questione
delle cellule staminali, sia sul referendum per abrogare la famigerata legge 40
che pone limiti ‘indecenti’ alla ricerca
scientifica" (G. Rippa, Staminali:
con le cellule si cura l’ischemia del cuore. E c’è
chi ancora sul referendum...., "Nuova Agenzia
Radicale. La libera informazione del web", 11 luglio 2004).
Invece, non si è trattato di una "iniezione" di
cellule staminali embrionali, come molti hanno scontatamente inteso, ma di un
trapianto autologo di cellule staminali midollari,
che rappresenta una delle vie più promettenti e attestate per ottenere
risultati positivi attraverso tale tecnica
terapeutica. Da alcuni anni è stata provata l’efficacia di tali trapianti nella
cura di alcuni tipi di cancro, linfomi e leucemie,
tanto che la terapia è oggi diffusamente conosciuta e accessibile (cfr. http://cis.nci.nih.gov; http://www.marrow.org; http://www.cancerbacup.org.uk).
Il fatto che tali cellule possano assolvere anche ad altre funzioni, ad esempio
riparare un cuore malato, rappresenta un’ulteriore
conferma dei benefici che si possono trarre da tale ricerca.
Al contrario, sorprende l’estrema esiguità di dati relativi a successi ottenuti
con cellule staminali embrionali. In un interessante articolo, lo scrittore e
giornalista scientifico Michael Fumento elenca una serie di brillanti risultati terapeutici
conseguiti attraverso le cellule staminali. E commenta: "a meno che non abbiate trascorso gli ultimi anni dispersi su
un’isola deserta, avete probabilmente sentito parlare di almeno alcuni fra
questi miracoli della medicina. Ma ecco cosa vi potrebbe essere sfuggito:
mentre la stragrande maggioranza della copertura mediatica
favorevole alle cellule staminali riguarda quelle ricavate
da embrioni umani (…), nessuno dei trattamenti sopra elencati ha utilizzato
questo tipo di cellule. Di fatto – mentre un attivista come l’attore con
lesioni alla spina dorsale Christopher Reeve sostiene con rabbia che se non fosse
per le restrizioni di Bush e del congresso ai
finanziamenti ESC potrebbe tornare a camminare in pochi anni – non esistono
interventi terapeutici provati o studi clinici sull’uomo che coinvolgano
cellule staminali embrionali" (M. Fumento, The
Stem Cell Cover-Up,
"Insight on the news", 24 maggio 2004,).
I "luoghi" di reperimento delle cellule staminali sono
fondamentalmente due: 1. l’embrione allo stadio di blastocisti, che fornisce le cellule staminali
embrionali (ESC); 2. vari tessuti dell’organismo
già compiutamente formato, da cui provengono le cosiddette cellule staminali
adulte (ASC), come il sangue (dei feti e dei neonati, rintracciabile nel
cordone ombelicale e nella placenta, del midollo spinale degli adulti e anche
del loro sistema circolatorio periferico), il cervello, il mesenchima di vari
organi.
I tipi di cellule staminali che vengono ottenute dalle
due "fonti" hanno caratteristiche differenti quanto al loro grado di
differenziazione: le cellule totipotenti, proprie
unicamente degli embrioni nei primi stadi hanno la possibilità di riprodursi e
differenziarsi in modo da formare un altro organismo umano completo. È quanto
avviene con i gemelli monozigoti, per una sorta di
"riproduzione asessuata naturale". Le cellule pluripotenti
e multipotenti, presenti nell’organismo già formato,
possono dar origine a qualsiasi cellula organica (ma non a tutto l’individuo) o
ai diversi tipi di cellule della "categoria" – cellule ematiche,
epiteliali, ossee, ecc. – a cui appartengono (cfr. R. Lucas Lucas,
Bioetica per tutti,
Edizioni San Paolo, Cinisello
Balsamo 2002, p. 82).
La "plasticità" delle ASC, che opportunamente trattate possono
raggiungere un livello di differenziazione tale da rendere completamente
inutile il ricorso alle ESC, è stato chiaramente indicato, fra l’altro, nel
dicembre 2000 dalla Relazione di minoranza Osservazioni in Merito ad Alcuni
Aspetti della Ricerca sulle Cellule Staminali Umane di alcuni
membri della "Commissione ministeriale per lo studio della utilizzazione
delle cellule staminali", istituita a suo tempo dall’allora Ministro della
Sanità Umberto Veronesi.
D’altra parte, una vasta letteratura scientifica mostra i
maggiori vantaggi delle cellule staminali ricavate da organismi formati
rispetto a quelle ricavate dall’embrione precoce. Le prime, infatti,
sono più "governabili" proprio per il loro minore grado di indifferenziazione, mentre le seconde, maggiormente
flessibili, presentano rischi superiori di evolvere verso formazioni tumorali.
Inoltre, e soprattutto, la modalità di recupero delle
cellule staminali "adulte" è più semplice, perché non richiede
l’elaborato processo della creazione di embrioni in vitro, ed eticamente
valida, perché non implica la distruzione dell’embrione "donatore"
(N.D. Theise, Stem
cell research: elephants in the room, Mayo Clin Proc. 78
(8), agosto 2003: 1004-9; S. Mancuso, Stem cell research need not
be carried out utilizing human embryos, Reprod Biomed Ondine, 6 (2),
marzo 2003: 168-9; G. Miranda (ed.), The Stem Cell Dilemma. For
the good of all human beings? International Colloqium,
13-14 November 2001, Rome, Italy, Guilé Foundation Press, Boncourt 2002).
I problemi etici
legati all’uso delle ESC derivano dal fatto che l’asportazione della massa
cellulare interna della blastocisti, da cui ricavare
appunto le cellule, causa la morte dell’embrione, il quale
è "un soggetto umano con una ben definita identità" e
come tale "ha diritto alla sua propria vita" (Pontificia Accademia
per la Vita, Dichiarazione
sulla produzione e sull’uso scientifico e terapeutico delle cellule staminali
embrionali umane , 24 agosto 2000). Il fatto che da tale
operazione possa scaturire un bene per altri, come lasciano intendere
espressioni quali "clonazione umana terapeutica", non giustifica la
grave violazione dei diritti umani insita nella pratica. "Un fine
buono", precisa la Dichiarazione, "non rende buona un’azione in sé
cattiva".
Se si continua a parlare e ad incentivare la ricerca
sulle cellule staminali embrionali, non è allora primariamente per amore della
scienza e dell’umanità, perché, anzi, tale intento porterebbe piuttosto a
promuovere e sollecitare con ogni mezzo gli studi sulle staminali
"adulte", lasciando l’inizio della vita umana al luogo e al corso
suoi propri al riparo dell’utero materno. In realtà, un filo rosso lega aborto,
contraccezione, fecondazione artificiale e ricerca sull’embrione, come pure
selezione genetica ed eutanasia. È la mentalità soggettivista ed utilitarista
che considera la vita umana come qualcosa di "disponibile",
soprattutto quando è una vita talmente debole da non avere voce per far valere
i suoi diritti.
Solo una simile mentalità può ingenerare l’aberrante convinzione che gli
embrioni in vitro siano "uomini di serie B", il cui minor valore
rispetto ai più fortunati fratelli in utero e a quelli più grandi già nati
autorizzerebbe un loro uso sperimentale. E solo
questa mentalità può far dire a Giulio Cossu,
direttore dell'Istituto di Ricerca sulle cellule staminali Dibit
di Milano, che "questi embrioni, senza un utero, sono 'cadaveri', quindi
usarli come fonte di staminali da utilizzare nelle sperimentazioni è eticamente
identico alla donazione degli organi da cadavere" (G. Cossu,
Le Accademie
Nazionali di Medicina, le staminali e l'Ue , "Cellule staminali,
notiziario quattordicinale", III, 62, 28 maggio
2004,).
È d’altro canto significativo che nel regno del libero
mercato, gli Stati Uniti d’America, la furiosa pressione delle lobby
sostenitrici dell’utilizzo di ESC abbia come obiettivo il ripristino del
finanziamento pubblico alla ricerca sugli embrioni, interrotto dal presidente George W. Bush.
Infatti, una delle principali difficoltà di tale ricerca è la scarsità di investimenti privati, anche nel paese in cui essi più
facilmente sono attratti da sperimentazioni di successo. Ma proprio il successo
manca a questa ricerca che, mentre viene sostenuta per
ragioni ideologiche, non riesce a convincere i potenziali investitori a
bruciare risorse in un’attività improduttiva.
[I lettori sono invitati a porre domande sui differenti temi di bioetica
scrivendo all’indirizzo: bioetica@zenit.org. La dottoressa Navarini
risponderà personalmente in forma pubblica e privata ai temi che verranno sollevati. Si prega di indicare il nome, le
iniziali del cognome e la città di provenienza]
Claudia Navarini,
docente della Facoltà di
Bioetica dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum.
18 luglio 2004
Fonte:
http://www.zenit.org/italian/visualizza.php?sid=2056)