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IL CASO DI ELUANA: UNA MINORANZA ETICA Si dice che il caso Englaro è un
caso limite. Che è la soluzione di
un singolo e pertanto senza conseguenze per altri. Ma siamo proprio
certi che sia così? La battaglia che porta avanti da anni il padre Beppino Enlgaro è commovente, struggente e condivisibile, come
condivisibile è ogni fatto estremo, di estremo dolore,
e pertanto ingiusto, che colpisce il genere umano. Noi possiamo cercare di
capirlo, ma non possiamo immedesimarci, non possiamo metterci nei panni di ...
Non possiamo fare quello che i giornalisti spesso ci chiedono, che chiedono
anche a me, giornalista anch'io: “Ma lei cosa avrebbe fatto al posto di...?”. Non è possibile. Non è possibile dirlo perché anche se
chi scrive ha passato una storia di immenso dolore, la
perdita di un figlio, anche se è a contatto con famiglie che vivono quella
tempesta di emozioni che scaturisce dall'avere un proprio caro in coma o in
stato vegetativo, non è possibile dire appieno quello che si prova, se non per
ascoltarlo dai diretti interessati. Io posso dire cosa è stato per me essere
accanto a mio figlio, sperare nel suo risveglio, essere al suo fianco quando questo è avvenuto, accompagnarlo in quel
tratto di vita che lo separava dalla soglia della vita stessa. Ma poi posso immaginare, posso rappresentare, posso
teorizzare. E la decisione dei Giudici della Corte d'Appello civile di Milano
che hanno autorizzato a interrompere il trattamento di
alimentazione e idratazione forzato che tiene in vita Eluana
mi ha provocato un senso di grande
delusione, prostrazione, mista a paura.
Mi sono chiesto in questi giorni perché. Ho anche cercato di provare a definire
meglio quello che provavo. E
l'ho sovrapposto alla sfera emozionale (delusione, prostrazione, paura) e non
alla sfera della ragione, del pensiero (disappunto, contrarietà, rabbia) come
altri hanno fatto e che io personalmente non provo. Perché apparentemente non è
qualcosa direttamente vicino a noi. Noi come associazione abbiamo a che fare con la Casa dei
Risvegli Luca De Nigris, il modello innovativo di
riabilitazione dell'Azienda Usl di Bologna , con famiglie che nella fase postacuta
osservano e aspettano. Aspettano il risveglio. Vengono
accompagnate in un percorso che le coinvolge, che le sostiene. Che cerca di portare normalità alla loro voglia di normalità.
Che cerca di far acquisire loro competenze per quando
sarà il momento delle dimissioni a casa (la maggioranza dei casi) o verso altre
strutture . Che è loro vicino nei momenti di miglioramento, nelle tappe forzate
delle regressioni, nella gioia e nel dolore, in questo lento difficile percorso del
risveglio. Risveglio, mai parola più giusta e completa. Risveglio
assume in se la complessità del coma sempre più un disagio della famiglia ed
interpreta l'auspicato risveglio del paziente e l'acquisita consapevolezza
di chi gli sta vicino. Risveglio anche della società
che li dovrà accogliere. Ma sempre confrontandosi, sapendo che la
scienza può ricercare ma non fare miracoli, che può
migliorare e migliorarsi e che tutto ciò non dipende solo dal mondo sanitario
ma da una alleanza terapeutica che ingloba tutti, professionisti non sanitari,
familiari e volontari. Poi ci occupiamo del dopo. Il dopo Casa
dei Risvegli Luca De Nigris. Il dopo in
generale. Attraverso il numero verde “Comaiuto”
(800998067) rispondiamo a famiglie che da tutta Italia
ci chiedono. Chiedono una sostegno da una voce amica,
chiedono condivisione, espongono casi, ci chiedono del nostro lavoro e vogliono
essere informati. E allora ritorno ai miei sentimenti nei confronti della
vicenda di Eluana Englaro. La delusione è arrivata per l'aver capito che “forse è
possibile”. Non era vero come anni fa aveva deliberato il Comitato Etico (anche
se in maniera
non univoca tra i membri) che non si
poteva negare il nutrimento ad una persona in stato vegetativo e che un caso Terry Schiavo in Italia non sarebbe mai avvenuto. Non è
bastato neanche quanto affermato prima da Papa Woytila
(l'unico pontefice che abbia firmato un documento esemplare ed esaustivo su
questo problema a margine di un convegno dei medici cattolici) né quanto ribadito recentemente da Papa Ratzinger. La prostrazione perché è inevitabile pensare a quanto ancora sia
difficile far passare nei media (ma anche tra
i Giudici) i termini esatti di questo problema. Ormai nella clinica
medica ed in letteratura non esiste più coma irreversibile, non esiste più la parola permanente unita a stato vegetativo. Ci
si meraviglia anche che per accogliere la proposta dei genitori di Eluana le si debba togliere il
sondino nasogastrico (che di solito avviene nei primi
mesi dopo il trauma, non dopo 16 anni). La paura perché, per quanto la battaglia vinta dal padre di Eluana si configuri nel privato
della sua vicenda familiare, inevitabilmente coinvolge le migliaia di famiglie
che vivono situazioni simili alla sua. Ripeto, credo sia giusto che Beppino Englaro abbia avuto riconosciuto
un diritto che richiedeva per sua figlia. Dalle sue pacate
dichiarazioni, dal desiderio legittimo e dignitoso di chiudersi con sua moglie
nella solitudine del proprio dolore familiare, trovo che la decisione della
Corte d'appello di Milano possa finalmente rendere possibile quell'elaborazione
di un lutto per troppo tempo rimasto bloccato. Ma
questo non vale per tutti. Non dobbiamo che questo caso scardini quel percorso
che non riguarda la libertà delle persone ma la concezione della vita stessa,
del destino e della sua inevitabile accettazione (anche se non remissiva). La domanda da porsi è: Come ci rapportiamo noi a queste
vite differenti? Come diamo loro diritto di
cittadinanza? Come le aiutiamo a vivere? Come sosteniamo le famiglie? Che ruolo diamo
nella società? Molti affermano che qui non parliamo di eutanasia,
che è un'altra cosa. Su questo non
vorrei dire molto, sempre nel rispetto della famiglia Englaro,
però permettetemi di affermare che il termine
ipocrisia continua a venirmi in mente. Noi dobbiamo avere invece il coraggio di guardare a questi
percorsi nel loro complesso (riprendendo in mano anche il testamento biologico)
sapendo che non stiamo parlando solo di coma e stati vegetativi, ma delle gravi
cerebrolesioni, delle malattie genetiche e rare, di
tutto il mondo della disabilità in generale. Se
qualcuno può pensare che questa non sia vita discutiamone, facciamo un
referendum, chiamiamo a raccolta tutti quelli che vivono direttamente o
indirettamente questo problema. Certo, lo sappiamo, potrebbe essere configurata come una
minoranza. Una minoranza come i rom, gli
extracomunitari, altri. Non è una minoranza etnica ma
certo potrebbe essere una minoranza etica. Ed anche in questo
ambito non tutti sono raccomandabili. Perché c'è chi
qualche fastidio lo da. Vicino a persone che mostrano poco o niente i
segni del trauma o della malattia, altri si presentano male, sono in
carrozzina, sbavano quando mangiano, a volte urlano,
sono ripetitivi nell'esprimere concetti. Anche per chi è loro vicino a volte può essere
faticoso mantenere lo sguardo, pensiamo allora agli sguardi di chi non è
coinvolto direttamente, delle persone comuni che devono accettarli, accoglierli
e vivere con loro! Il nuovo Governo è chiamato urgentemente ad esprimersi.
Dovrebbe riattivare le Commissioni Ministeriali e quindi anche quella sulle
'Cure palliative, terapia del dolore, stati vegetativi e dignità di fine vita' istituita
dalla scorsa legislatura, o comunque con urgenza mettere in agenda questi temi.
Per utilizzare al meglio i 100 milioni di euro
stanziati nella finanziaria per le Unità di Risveglio, per completare il
censimento dei centri di riabilitazione, per le attivazioni delle Suap (Speciali Unita' di
Accoglienza Permanente per gli Stati Vegetativi Cronici)'', per una
approfondita disamina sule problematiche che
riguardano le numerose famiglie che convivono con la malattia, che combattono
per un possibile risveglio, per il benessere dei loro cari e per avere uguali
diritti, qualunque sia la loro estrazione sociale, qualunque sia l'area
geografica di riferimento. Noi dobbiamo avere rispetto della famiglia Englaro, del loro dolore, della loro
scelta di solitudine. Dobbiamo guardare loro, senza togliere diritti e speranze
a chi ha sempre e ancora voglia di lottare.
direttore Centro Studi per la
Ricerca sul Coma di Bologna nella Casa dei Risvegli
Luca De Nigris
Azienda Usl di Bologna |