RU486

Twitter-choc: aborto in diretta

 

«Non vedo l’ora che arrivi lo sfratto. L’inquilino abusivo che occupa il mio utero se ne deve andare». Sono frasi come questa, oltre al titolo “aborto dal vivo su Twitter” ad aver suscitato l’attenzione – e l’orrore – di migliaia di utenti di Twitter ai “post” del diario di Angie Jackson.  Usando una raffica di messaggi da 140 caratteri al massimo, come impone il sito di “microblogging”, la 27enne disoccupata della Florida ha raccontato nei giorni scorsi ogni sintomo, ogni fase, ogni pensiero che ha attraversato il suo corpo e la sua mente quando ha deciso di interrompere la sua seconda gravidanza. Lo ha fatto chimicamente, prendendo le pillole note come Ru486 che hanno già causato almeno 17 morti accertate: la prima nello studio di un medico di Planned Parenthood, la principale associazione di pianificazione familiare negli Usa, le altre quattro a casa. «I crampi stanno diventando più persistenti», ha scritto, e poi, dopo alcune ore: «Adesso sto davvero sanguinando». La Jackson ha detto di aver deciso di raccontare su Twitter la sua esperienza per aiutare altre donne a «sdrammatizzare l’aborto». «Sono spaventata. Non so come sarà o quanto starò male, o se avrò alcun aiuto, vorrei avere con me una famiglia», ha scritto su Twitter Angie poco prima di prendere le pillole.
Questa “famiglia” erano gli 800 seguaci su Twitter che la Jackson aveva prima dell’aborto e che da allora si sono moltiplicati. La donna ha un bimbo di quattro anni, nato con gravi problemi dopo una gravidanza a rischio, e i medici l’avevano avvertita che un’altra gravidanza avrebbe potuto ucciderla. «Tutto quello che voglio fare è restare viva, e il modo migliore di farlo è abortire», si giustifica la giovane madre, anche se più avanti si dice convinta che «non voler essere incinta» è un motivo abbastanza valido per non portare a termine una gravidanza.  Jackson ha ricevuto i messaggi di incoraggiamento che sperava, ma si è detta «sorpresa» dalla valanga di polemiche che il suo gesto ha provocato. Le sono arrivate proteste e – ha detto – anche minacce di morte. Il Family Research Council, un gruppo per la difesa della vita, ha definito la sua decisione una «tragedia».  Alcuni lettori l’hanno implorata di fermarsi, offrendole di adottare il bambino non nato. Molti si sono sentiti offesi dalle frasi con cui Angie ha liquidato l’embrione che aveva in utero come un incidente di cui liberarsi, un errore causato dal malfunzionamento dalla spirale. «Mi sento infettata, sono arrabbiatissima con il mio ragazzo anche se non è stato intenzionale», spiegò nel primo post intitolato “Incinta”.
L’anno scorso aveva messo in subbuglio la rete la decisione di Penelope Trunk, una famosa blogger, di usare Twitter per raccontare la sua esperienza quando aveva perso un bambino per un aborto spontaneo. L’America si era poi scandalizzata in dicembre quando un’altra mamma della Florida, Shellie Ross, aveva annunciato in diretta ai suoi 5.000 seguaci nel Web che il figlio era annegato nella piscina di casa. La Jackson aveva appreso di esser rimasta incinta per la seconda volta il 13 febbraio, tre settimane dopo il concepimento. La settimana dopo, ha preso la Ru486.

 

27 Febbraio 2010

Elena Molinari

 

Fonte: http://www.avvenire.it/Mondo/Twitterchoc+aborto+in+diretta_201002270900300670000.htm

 

 

IL CASO

 La telecronaca di un aborto in diretta su Twitter: l'ultima follia della Ru486

 

Nei social network passa davvero di tutto. Persino l’accurata descrizione in diretta di un aborto praticato con la pillola RU486. L’autrice dell’allucinante trovata è Angie Jackson, una ventisettenne americana, che ha deciso di condividere su Twitter questa sua esperienza, col fine dichiarato di voler «sdrammatizzare» l’aborto. La donna, peraltro, si sente particolarmente orgogliosa di far parte della schiera degli antiteisti, coloro, per intenderci, che a differenza degli atei non si limitano a non credere in Dio ma combattono in maniera attiva e, a volte, aggressiva la stessa idea di divinità.
Quando lo scorso 13 gennaio Angie Jackson si è accorta della sua gravidanza indesiderata, non ha esitato a farlo sapere ai suoi 800 “amici” virtuali, attraverso un messaggio lapidario: «Pregnant!». Da quel momento il numero dei fan è raddoppiato. Tre settimane dopo, la Jackson decide di interrompere la gravidanza optando per la pillola abortiva RU486 invece di ricorrere all’intervento chirurgico. Da qui l’idea di rendere pubblica questa tragedia personale attraverso quella inquietante dimensione immateriale che si chiama cyberspazio.Così, “antitheistangie” (Angie l’antiteista) – questo è lo username della donna – lo scorso 21 febbraio inizia a postare su Twitter: «I crampi cominciano ad aumentare». Qualche ora più tardi comunica: «Ora inizio decisamente a perdere sangue». E via descrivendo fino ai più raccapriccianti dettagli. Quello che la donna non aveva immaginato, però, erano gli inevitabili rischi legati al fatto di essersi esposta al giudizio pubblico. Le critiche per quella demenziale iniziativa, infatti, sono piovute a centinaia, rasentando, in alcuni casi, persino l’invettiva. E non si è trattato soltanto di antiabortisti. Ciò che, però, mi ha maggiormente stupito è stata la reazione della Jackson. «Forse sono stata ingenua» ha ammesso la fiera antiteista, dichiarandosi «attonita» per il livello di livore manifestato da tante persone nei suoi confronti. In realtà, la combattiva Angie non poteva non immaginare quello che sarebbe successo, per cui la sua asserita “ingenuità” convince poco. Sarebbe troppo facile, quindi, liquidare questa storia come la semplice azione di una squilibrata.
Senza scomodare la psicoanalisi junghiana, credo che quanto successo potrebbe scaturire da qualcosa di più profondo. Forse la scorza spavalda dell’ideologia ha nascosto, in realtà, la comprensibile fragilità umana di quella donna di fronte alla tragedia dell’uccisione del proprio figlio. L’ostentato ateismo, la pretesa di combattere una battaglia per demistificare l’aborto, il linguaggio smaccatamente spavaldo e fuori luogo, probabilmente non hanno rappresentato altro che il disperato e patetico tentativo inconscio di sconfiggere la solitudine. Sì, questa è la parola chiave: solitudine. Una condizione che non corrisponde al desiderio originale dell’uomo e che rappresenta il contrario della vita affermata come fattore positivo, pieno di ricchezza e significato. Di fronte alla tragedia della soppressione di un figlio, Angie Jackson è sprofondata nell’angoscia silenziosa del buio e della notte, in quella disperata solitudine che, Vladimir Nabokov, nel suo romanzo Fuoco Pallido, rappresenta come «il campo da gioco di Satana». Da qui la ricerca disperata di aiuto, inconsciamente urlata nel mondo virtuale e senza confini della rete. Così ho interpretato le parole di Angie Jackson che, a mio parere (ma è solo un’impressione personale non una diagnosi psicologica), potrebbero rappresentare la vera motivazione di quel gesto apparentemente insano. «Dal punto di vista emotivo», ha infatti confessato la donna, «mi sono sentita di agire così apertamente e con il supporto morale dei miei amici, perché solo in questo modo tutto è stato più facile». Questa è la prova, qualora ve ne fosse bisogno, di quanto siano devastanti gli effetti psicologici dell’aborto “fai da te”, di quella pillola RU486 che fa ripiombare la donna sola di fronte alla tragedia dell’interruzione di una gravidanza. Proprio ciò che la Legge 194/78 voleva combattere. Questo è lo scenario a cui, purtroppo, potremmo assistere nel nostro Paese, qualora le Regioni optassero per la scorciatoia del Day Hospital, anziché, come prevede la legge, il ricovero e l’assistenza ospedaliera. Che questa rischi, peraltro, di essere la fine che ci attende, lo dimostra l’autorevole vaticinio del guru Umberto Veronesi: «Io credo che non sarà più necessaria, in futuro, alcuna forma di ospedalizzazione». Il grande luminare milanese preferisce, infatti, che le donne abortiscano da sole e chiuse nell’angusto spazio del bagno di casa propria. Le femministe, ovviamente, tacciono indifferenti all’angosciante situazione umana in cui verrebbero a trovarsi le donne che decidono di ingoiare la RU486. Non tutte avranno il coraggio di chiedere aiuto. Magari nel modo volgare e dissennato di Angie Jackson. Molte saranno costrette a macerare in silenzio il proprio infinito dolore, avvolte dalla gelida coltre della solitudine, che mai come in questo caso apparirebbe per quello che davvero è. Il campo da gioco di Satana.

 

lunedì 1 marzo 2010

Gianfranco Amato

 

Fonte: http://www.ilsussidiario.net/News/Esteri/2010/3/1/IL-CASO-La-telecronaca-di-un-aborto-in-diretta-su-Twitter-l-ultima-follia-della-Ru486/3/69925/

Americana racconta il suo aborto su Twitter

La donna ha interrotto la gravidanza con la RU-486 e ha descritto sensazioni e sintomi

NEW YORK - Nuova frontiera per Twitter: una donna americana ha usato il servizio di microblogging per raccontare il suo aborto in diretta. Angie Jackson, 27 anni, ha descritto passo passo al suo gruppetto di 'seguaci' gli effetti sul suo corpo dopo aver preso la controversa pillola RU-486 per interrompere la gravidanza. "I crampi stanno diventando più persistenti", ha scritto, e poi, dopo alcune ore: "Adesso sto davvero sanguinando". La Jackson ha detto di aver deciso di racontare su Twitter la sua esperienza per aiutare altre donne a "sdrammatizzare" l'aborto. Angie ha un bimbo di quattro anni, nato con gravi problemi, e i medici l'avevano avvertita che un'altra gravidanza avrebbe messo a rischio la sua salute. Prima dell'aborto la Jackson aveva 800 seguaci su Twitter che da allora si sono moltiplicati. Molti i 'twits' di incoraggiamento, ma il suo gesto ha provocato anche tante polemiche. Sono arrivate proteste e - ha detto la Jackson - anche minacce di morte. (ANSA).

Fonte: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/inbreve/2010/02/26/visualizza_new.html_1708143243.html

 La nuova frontiera del Web è l'aborto in diretta su Twitter

In questo momento sto abortendo, e non è poi così male”, ha detto Angie Jackson sorridendo davanti alla sua webcam con gli occhi ben pitturati di azzurro. Lei ha 27 anni, i capelli tinti, un bambino disabile di quattro anni nato da una gravidanza a rischio e un pc sempre acceso. E dalla Florida ha deciso di raccontare via Twitter il suo aborto con la Ru486. Il 13 febbraio, fresca di scoperta, ha digitato “Incinta” sulla sua pagina, quella con lo username “antitheistangie”. Da quel momento i suoi 800 follower (si chiamano così gli utenti del microblogging Twitter che “seguono” in tempo reale i post di un altro utente) sono quasi raddoppiati. Subito ha preso la decisione, comunicata urbi et orbi, di prendere la pillola abortiva per “salvarsi la vita” e “sbarazzarsi del problema”. Poi si è messa a fare la telecronaca del suo aborto chimico, con l’inizio dei crampi, il sangue e tutto il resto, perché nulla restasse celato. All’inizio era spavalda, difendeva la sua scelta anche al telefono con i giornalisti spiegando di non aver bisogno di pubblicità, ma di voler soltanto condividere il momento. Per “rassicurare” le altre ragazze che “abortire con la pillola non è così tragico come si immagina”, ma soprattutto per sentire il sostegno dai suoi “amici”, come le piace chiamarli, per sentirsi meno sola. Qualcuno però ha iniziato a scriverle che stava facendo una cosa orribile come se nulla fosse. Che qualcuno lo avrebbe tenuto per lei, quel bambino. Perché quello era, un bambino, e non un uovo di gallina o di lucertola. Lei continuava a ribattere, a tutti, frase per frase, a rispondere alla stampa e a registrare video, anche ad aborto ormai concluso. A un certo punto gli attacchi on line erano più dei plausi e Angie ha denunciato anche minacce di morte. Ha detto sbigottita che non si aspettava proprio tanto astio nei suoi confronti perché forse, in fondo, lei è “un po’ naif”.

© 2009 - FOGLIO QUOTIDIANO

di Valentina Fizzotti

Fonte: http://www.ilfoglio.it/soloqui/4530

Vedere anche i seguenti testi specifici sull’argomento:

Declaracion sobre el aborto (Congregaciòn para la doctrina de la fe)

Dichiarazione sull'aborto (approvata nell'Ottobre 1992)

Dichiarazione sull'aborto procurato (Congregazione per la dottrina della fede)

L'aborto procurato e la violenza carnale: alcune considerazioni (Mario Palmaro)

La legalizzazione dell'aborto nella vicenda statunitense (Mario Palmaro)

Per una difesa del diritto di aborto (Ass. Soci)

"Donum vitae" (Congregazione per la dottrina della fede)

"Evangelium vitae" Lettera enciclica (Giovanni Paolo II)

194 - medici e laicità: alcune sconcertanti ambiguità (Maria Paola Tripoli)

Liberi dall’ipocrisia (Maria Paola Tripoli)

http://www.avvenireonline.it/NR/rdonlyres/F09C4A4E-3050-4094-A73C-28FB7059E08C/0/0911VIT4.pdf

SULL'APPROVAZIONE DELLA MOZIONE BUTTIGLIONE