LA DIFESA
DELLA VITA
Ru486: ecco le regole
Ora tocca alle Regioni
Procedura
abortiva della Ru486 interamente effettuata in ospedale. Lo prevedono le linee
guida del ministero delle Salute, da ieri sui tavoli dei governatori e degli
assessori alla sanità delle regioni. Nell’illustrarle il sottosegretario alla
Salute, Eugenia Roccella, ha sottolineato che uno dei due capisaldi su cui si
basano le indicazioni del suo discastero è il parere inviato dal ministro del
Welfare Maurizio Sacconi alla commissione europea. Un pronunciamento che ha
valore normativo «nazionale», «più alto di quello delle regioni». Quindi un
termine di paragone ineludibile. Altro «binario» seguito dalle linee guida sono
i tre pronunciamenti del Consiglio superiore di Sanità (Css) sull’uso della
pillola abortiva nel nostro Paese. La comunicazione inviata da Sacconi a
Bruxelles a dicembre del 2009, quando come ministro del Welfare ne aveva la
competenza, subordina l’immissione della pillola nel nostro Paese al rispetto
della legge 194, cioè al fatto che la procedura abortiva sia interamente
effettuata «in regime di ricovero ordinario nelle strutture sanitarie, in
presenza di una specifica sorveglianza da parte del personale sanitario». Una
presa di posizione, quella di Sacconi, che ricalcava quanto affermato già dalla
commissione Sanità del Senato sulla messa in commercio del farmaco. I tre
pareri del Css hanno sottolineato inoltre che il rischio per la donna del
metodo farmacologico può essere pari a quello chirurgico solo se l’intera
procedura avviene in regime di ricovero ordinario, anche per «la non prevedibilità»
del momento in cui avviene l’espulsione del feto. Quindi le regioni «non
possono non tener conto» del fatto che si tratta dei pareri della «più
autorevole istituzione sanitaria del Paese» e di un livello normativo che le
travalica, quello nazionale di un ministro. Tra i criteri non clinici indicati
dalle linee guida, c’è la competenza linguistica, e più in generale la capacità
di gestire una procedura, che anche se avviene in ospedale, è in parte
autogestita dalla donna. Sono da escludere, poi, si afferma, «le minori senza
il consenso dei genitori», considerando che «è difficile» la loro comprensione
di tutta la procedura comportata dalla pillola. Il ministero raccomanda «il
consenso pienamente informato» sul fatto che l’interruzione della gravidanza
potrà essere effettuata «solo in ricovero ordinario», nella maggior parte dei
casi con una «durata di tre giorni, fino alla espulsione del materiale
abortivo». Si devono comunicare alle donne chiaramente le altre metodiche
possibili, eventuali «effetti collaterali», «eventi avversi» e complicazioni
comportati dell’uso Ru486 come emorragie e infezioni. È «fortemente
sconsigliata la dimissione volontaria», aggiungono le linee guida, «prima del
completamento di tutta la procedura perché in tal caso l’aborto potrebbe
avvenire fuori dall’ospedale e comportare rischi anche seri per la salute della
donna». Si richiede anche l’impegno «a sottoporsi alla visita ambulatoriale di
controllo entro 14-21 giorni dalla dimissione». Il ministero ha già inviato
agli assessorati i moduli per uno specifico monitoraggio sull’aborto
farmacologico. «Quando avremo i primi dati certi, faremo il punto – ha detto il
sottosegretario –. Se si riscontrasse che questi limiti non sono stati
applicati, il governo dovrà trarne le conseguenze». La Roccella ha concluso
esprimendo la ferma determinazione di salvaguardare quell’«alta vigilanza
sociale» che caratterizza l’Italia nel contrasto dell’aborto, grazie alla
convergenza di vari fattori, «orientamenti culturali, attenzione politica, capacità
di intervento del volontariato, tenuta di un tessuto comunitario». Si deve
evitare che la introduzione della Ru486 sia utilizzata per scardinare le tutele
alla salute della donna offerte dalla legge italiana, come è avvenuto in
Francia dove, dopo la introduzione della pillola, si è cambiata la normativa,
diffondendo l’aborto a domicilio («à la ville»).
13 luglio
2010
Pier Luigi Fornari
Fonte:
http://www.avvenire.it/Cronaca/Ru486_lineeguida_regioni_201007131417172570000.htm
Ru486, il ministero
avverte le Regioni: responsabili sulle linee guida
Chi
sbaglia, si assume la propria responsabilità. È questo il monito del governo
alle Regionile indicazioni delle sulle linee guida sull’uso della pillola
abortiva RU486, presentate lo scorso 25 giugno e ora inviate alle Regioni, che
prevedono il ricovero fino ”all’espulsione del materiale abortivo” e la firma
del consenso informato prima della procedura. L’avvertimento è arrivato per
bocca del sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella, secondo cui anche se
le direttive non sono vincolanti per le Regioni bisogna tenere conto del parere
dato dall’allora ministro della Salute Sacconi all’Unione Europea. ”Il parere
del ministro – ha affermato Roccella – era che il farmaco venisse riconosciuto
solo prevedendo il ricovero delle pazienti per tutta la procedura. Se sul lungo
periodo si vedrà che questo criterio non è applicato il governo ne dovrà tenere
conto. Noi ci siamo presi la nostra responsabilità emanando le linee guida – ha
concluso Roccella – le Regioni si assumeranno la loro”.
Ecco
in punti le linee guida.
CRITERI
PER LA SOMMINISTRAZIONE: i criteri si dividono in clinici e non clinici. Dei
primi fanno parte problemi psicologici o difficoltà a raggiungere la cavità
uterina ed eventuali controindicazioni mediche come allergie o altre malattie.
Fra i criteri non clinici invece il principale è che la donna ‘abbia
chiaramente compreso il percorso e la possibilita’ che vi aderisca
compiutamente’. Per le donne straniere si deve accertare l’avvenuta
comprensione linguistica della procedura e dei sintomi, mentre per le minorenni
l’Ivg farmacologica è sconsigliata, e ammessa solo con il consenso dei genitori.
SCONSIGLIATA LA DIMISSIONE VOLONTARIA: secondo le linee guida
‘Nell’informazione utile al consenso deve essere fornita in modo chiaro che
l’aborto farmacologico potrà essere effettuato solo in regime di ricovero
ordinario, nella maggior parte della durata di tre giorni, fino cioe’
all’espulsione del materiale abortivo. E’ infatti fortemente sconsigliata la
dimissione volontaria contro il parere dei medici prima del completamento di
tutta la procedura’. I PARERI DEL CSS E LA LETTERA DEL MINISTRO: le linee guida
si basano su un ‘doppio binario’, come l’ha definito il sottosegretario
Roccella. Da una parte ci sono tre pareri del Consiglio Superiore di Sanità che
ha deliberato che ‘al fine di garantire il rispetto della legge 194 il percorso
dell’Ivg medica deve avvenire in regime di ricovero ordinario fino alla
verifica della completa espulsione del prodotto del concepimento’. Il parere è
stato ripreso dall’allora ministro della Salute Maurizio Sacconi nella sua
comunicazione alla Commissione Europea, in cui affermava che il mutuo
riconoscimento della Ru486 era condizionato al fatto che ‘l’intera procedura
abortiva, e fino all’accertamento dell’avvenuta espulsione dell’embrione, deve
essere effettuata in regime di ricovero ordinario’.
13
luglio 2010 | 20:05
Fonte:
http://www.blitzquotidiano.it
ABORTO: RU486; ROCCELLA,SU LINEE GUIDA REGIONI RESPONSABILI
(ANSA) - ROMA, 13 LUG - Secondo il sottosegretario se le donne sceglieranno di
firmare le dimissioni volontarie dopo l'assunzione della prima delle due
pillole tornando poi dopo tre giorni per assumere la seconda c'e' anche il
rischio per gli ospedali di 'irregolarita' amministrative': ''Le dimissioni
volontarie sono una rinuncia al trattamento - ha spiegato Roccella - dal punto
di vista amministrativo se si torna a casa dopo la prima pillola e' come se la
gravidanza fosse in atto, e no si sa con quale Drg poi si possa venire
riammessi. Vogliamo sottolineare questo dato - ha aggiunto il sottosegretario -
perche' siamo convinti che le donne non scelgono di tornare a casa se non c'e'
una struttura sanitaria che preme per questo, mentre se vogliamo mantenere
l'aborto all'interno della legge 194 dobbiamo dare le stesse garanzie e
tutele''. Il ministero ha inviato dei questionari per il monitoraggio
dell'utilizzo della pillola Ru486, ma i primi dati non verranno resi noti prima
di sei mesi. Le linee guida prescrivono che la pillola abortiva possa essere
usata entro i 49 giorni di gestazione, che la paziente debba firmare un
consenso informato che contenga la disponibilita' al ricovero fino alla fine
della procedura e ad effettuare il controllo entro 14-21 giorni dalla
dimissione. Per le donne straniere 'si deve accertare l'avvenuta comprensione
linguistica della procedura'. Per le minorenni, inoltre, il documento prevede
che sia indispensabile il consenso dei genitori, mentre non e' sufficiente
quello di un giudice.
Il punto piu' 'critico' rimane il ricovero: ''Le linee guida contengono tre
diversi pareri del Consiglio Superiore di Sanita' - ha ricordato Roccella -
che tra l'altro stabiliscono che il rischio del metodo di aborto farmacologico
e' uguale a quello chirurgico solo se avviene in ospedale''.
Data: 13/07/2010
14:43 (ANSA).
Fonte:
http://www.regione.vda.it/notizieansa/details_i.asp?id=94850
Roccella: sulla pillola abortiva le Regioni si assumano la
responsabilità
Il
sottosegretario alla Salute ha inviato il testo con le linee guida, presentate
il mese scorso. Il ministero sconsiglia le dimissioni volontarie anticipate e
chiede l'accertamento dell'avvenuta comprensione da parte della donna.
ROMA
- Nel caso della pillola abortiva Ru486, il ministero della Salute sconsiglia
le dimissioni dall'ospedale anticipate, obbliga all'accertamento che le donne
di lingua straniera abbiano capito tutto, permette la somministrazione del
farmaco alle minorenni, ma solo dietro consenso dei genitori. Queste le linee
guida presentate il 25 giugno scorso e inviate oggi alle Regioni. SOMMINISTRAZIONE.
I criteri si dividono in clinici e non clinici. Dei clinici fanno parte
problemi psicologici, difficoltà a raggiungere la cavità uterina, eventuali
controindicazioni mediche come allergie o altre malattie. Fra i criteri non
clinici, invece, il principale è che la donna "abbia chiaramente compreso
il percorso e la possibilità che vi aderisca compiutamente". Bisogna
capire, insomma, esattamente ciò che si sta facendo. Per questo per le donne
straniere si deve accertare l'avvenuta comprensione linguistica della procedura
e dei sintomi. Per le ragazze con meno di 18 anni l'interruzione di gravidanza
volontaria farmacologica è sconsigliata e ammessa solo con il consenso dei
genitori. DIMISSIONE VOLONTARIA. "Fortemente sconsigliata" l'uscita
della paziente prima dei tempi raccomandati. "Nell'informazione utile al
consenso deve essere fornita in modo chiaro quella per cui l'aborto
farmacologico potrà essere effettuato solo in regime di ricovero ordinario",
di media tre giorni, "fino cioè all'espulsione del feto". REGIONI. Le
Regioni che non seguiranno le indicazioni delle linee guida sull'uso della
pillola abortiva "se ne assumeranno la responsabilità", ha avvertito
il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella, in occasione dell'invio del
testo, indicativo ma non vincolante.
martedì, 13 luglio 2010
Fonte:
http://www.tg1.rai.it/dl/tg1/2010/articoli/ContentItem-4c2804b4-4b1c-4df4-8cf8-a1252269f654.html
Vedere anche i seguenti testi specifici sull’argomento:
Declaracion
sobre el aborto (Congregaciòn para la doctrina de la fe)
Dichiarazione
sull'aborto (approvata nell'Ottobre 1992)
Dichiarazione
sull'aborto procurato (Congregazione per la dottrina della fede)
L'aborto
procurato e la violenza carnale: alcune considerazioni (Mario Palmaro)
La
legalizzazione dell'aborto nella vicenda statunitense (Mario Palmaro)
Per una
difesa del diritto di aborto (Ass. Soci)
"Donum
vitae" (Congregazione per la dottrina della fede)
"Evangelium
vitae" Lettera enciclica (Giovanni Paolo II)
194 -
medici e laicità: alcune sconcertanti ambiguità (Maria Paola Tripoli)
Liberi
dall’ipocrisia (Maria Paola Tripoli)
http://www.avvenireonline.it/NR/rdonlyres/F09C4A4E-3050-4094-A73C-28FB7059E08C/0/0911VIT4.pdf
SULL'APPROVAZIONE
DELLA MOZIONE BUTTIGLIONE