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Gb: paralizzato chiede
moglie lo uccida
(ANSA) - ROMA, 20 LUG - Un britannico di 54 anni, paralizzato dopo essere stato colpito da ictus nel 2005, chiede che la moglie metta fine alla sua vita. Lo scrive il Guardian online. Tony Nicklinson, un ingegnere padre di due figlie, ha chiesto all'autorita' giudiziaria di appurare se la moglie verrebbe accusata di omicidio. Nicklinson rivendica il diritto a morire nella sua casa, con i suoi cari, invece di essere costretto a recarsi in Svizzera dove la pratica del suicidio assistito e' legale.
20 Luglio 2010
Fonte: http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it
Gb: paralizzato chiede moglie lo uccida (ANSA) - ROMA - Un britannico di 54 anni, paralizzato dopo essere stato colpito da ictus nel 2005, chiede che la moglie metta fine alla sua vita. Lo scrive il Guardian online. Tony Nicklinson, un ingegnere padre di due figlie, ha chiesto all'autorita' giudiziaria di appurare se la moglie verrebbe accusata di omicidio. Nicklinson rivendica il diritto a morire nella sua casa, con i suoi cari, invece di essere costretto a recarsi in Svizzera dove la pratica del suicidio assistito e' legale. 20 Luglio 2010 12:28 ESTERI Fonte: http://www.corriere.it
GRAN BRETAGNA - Eutanasia, nuova battaglia legale
Un
britannico di 54 anni, capace solo di muovere la testa e gli occhi dopo essere
stato colpito da un ictus nel 2005, chiede alla giustizia britannica di
lasciare che la moglie metta fine alla sua vita. Lo scrive il Guardian online. L'uomo non e' considerato malato terminale, ne' e' in preda a dolore insopportabile, tuttavia, nel suo appello alla giustizia, ha scritto: "Sono stufo della mia vita, non voglio passare altri 20 anni cosi'. Sarebbe stato meglio morire quando sono stato colpito dall'ictus".
20 luglio 2010 13:28
Fonte: http://salute.aduc.it/eutanasia/notizia/eutanasia+nuova+battaglia+legale_119154.php
Gb, paralizzato da cinque anni sfida procura: ho diritto a morire Nicklinson chiede che la moglie non sia perseguita per omicidio
Roma, 20 lug. (Apcom) - Tony Nicklinson è un uomo di 56 anni, nato a Melksham, nella contea inglese di Wiltshire. Ex giocatore di rugby e manager aziendale, da cinque anni è costretto a comunicare soltanto muovendo gli occhi e la testa, dopo che un ictus, avuto nel 2005 durante un viaggio di lavoro ad Atene, lo ha paralizzato dal collo in giù. Nicklinson ha provato a vivere così, ma ora ha deciso di morire. E vorrebbe farlo senza esporre la moglie e le figlie all'accusa di omicidio, vista la mancanza di chiarezza nella legge britannica. Il caso della famiglia Nicklinson è trattato oggi dal quotidiano "The Independent". Davanti alla Corte Suprema, in un caso giudiziario che, entro la fine dell'anno, potrebbe fare giurisprudenza, i Nicklinson sfideranno il procuratore generale, Keir Starmer, sull'eutanasia. Il caso va al di là del dibattito sul suicidio assistito, tuttora considerato un crimine, perché l'uomo non sarebbe comunque in grado di commetterlo. Un caso che potrebbe essere classificato come 'omicidio per compassione'. Ora, i Nicklinson vogliono chiarezza, delle linee guida scritte per capire se e come aiutare Tony a morire, senza essere accusati di omicidio. La speranza è che il loro caso sia trattato alla stregua di quello di Debbie Purdy, la donna affetta da sclerosi a placche al centro di una lunga battaglia per il diritto a morire, il cui caso ha costretto, lo scorso febbraio, a creare delle linee guida per il suicidio assistito. Senza depenalizzarlo, le linee guida sul suicidio assistito affermano il principio che chi abbia aiutato un parente o una persona cara consenziente a togliersi la vita possa, in certi casi, non essere perseguibile; per esempio se si prova innanzitutto che è stato mosso da compassione, o se la "vittima" ha lasciato indicazioni chiare di volerla fare finita. Pca
Fonte: http://notizie.virgilio.it
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