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Parere sulla proposta di risoluzione sull'assistenza ai
pazienti terminali
Il Comitato nazionale per la Bioetica ha considerato
l'intera materia, ma si è espresso, ovviamente, sull'ultimo documento -
contenente la Proposta di risoluzione emendata (Doc.
IT/RRI/108939, del 30 aprile 1991) in quanto
formalmente votato dalla Commissione ambiente e sanità e suscettibile di
proseguire l'iter in sede di Parlamento Europeo. Il Presidente Adriano Bompiani. Sintesi e raccomandazioni Il documento della Commissione per la protezione
dell'ambiente, la sanità pubblica e la tutela dei consumatori del Parlamento
Europeo si qualifica essenzialmente non per la parte, pur preponderante nel
testo, in cui si auspica la promozione e il miglioramento dei metodi specifici
per le "cure palliative", ma per il punto 8, che recita: "mancando qualsiasi terapia curativa e dopo il fallimento
delle cure palliative correttamente impartite sul piano tanto psicologico
quanto medico, ed ogni qualvolta un malato pienamente cosciente chieda in modo
insistente e continuo che sia fatta cessare un'esistenza ormai priva per lui di
qualsiasi dignità ed un collegio di medici costituito all'uopo constati
l'impossibilità di dispensare nuove cure specifiche, detta richiesta deve
essere soddisfatta senza che in tal modo sia pregiudicato il rispetto della
vita umana".E' del tutto evidente che,
attraverso questa formulazione, sia sollecitata la legalizzazione
della cosiddetta "eutanasia attiva". Al proposito il Comitato
nazionale per la Bioetica si riserva di dibattere in maniera più approfondita i
temi emergenti dal documento, e soprattutto gli ulteriori diversi aspetti del
problema della eutanasia (attiva e passiva). Il Comitato nazionale per la Bioetica, premesso che: - l'insieme
eterogeneo delle tematiche affrontate nel documento ne rende disagevole una
rigorosa analisi e valutazione unitaria, cosicché appare problematica
l'individuazione delle ulteriori linee operative che la Proposta sottende; - la
questione più acuta sul piano etico, quella relativa alla eutanasia attiva,
appare introdotta in modo frettoloso e quasi incidentale e priva di una
argomentazione pertinente; - il documento appare utile laddove porta
all'attenzione della Comunità Europea l'ineludibile
problema del miglioramento dell'assistenza ai pazienti definiti
"terminali"; - ritiene che vada condivisa ogni proposta che renda
facilmente fruibile un alto standard di cure globali da prestare al malato
terminale indipendentemente dalle forme in cui tale assistenza possa essere
organizzata; - esprime il timore che, ove tali cure fossero confinate in
strutture chiuse, esclusivamente adibite a tale fine, esse, in un contesto
socio-culturale come quello odierno, potrebbero generare atteggiamenti
irrazionali e condizioni di isolamento, emarginazione e rifiuto; - approva
l'istanza, contenuta nel documento, di un coinvolgimento, oltre che dei
familiari, anche delle associazioni di volontariato e di quanti possano portare
un sostegno nell'assistenza a tali pazienti; - concorda nel sostenere la
necessità di una adeguata formazione del personale sanitario, che deve essere
dotato anche di attitudini e competenze per prendersi cura dei malati in fase
terminale; - ritiene non adeguata e ambigua la definizione di morte suggerita
dal documento nella parte in cui mostra di far riferimento alla sola morte
corticale, per le ragioni addotte nel proprio Parere "Definizione e
accertamento della morte nell'uomo" del 15 febbraio 1991, che identifica
la morte dell'individuo con la morte cerebrale totale; - riconosce l'importanza
- nell'assistenza integrale portata al malato - anche delle cure palliative,
intese come quelle volte al trattamento dei sintomi, al miglioramento della
qualità della vita e in particolare al lenimento del dolore in malati
inguaribili. Depreca altresì ogni indebito "accanimento terapeutico",
la rinuncia al quale va tenuta distinta dall'eutanasia passiva; - insiste sulla
necessità di valorizzare costantemente il principio clinico della
proporzionalità delle cure con il coinvolgimento, fin dove possibile, del
paziente nelle decisioni che gli vengono prospettate;
- non condivide la Proposta nella parte in cui afferma che il medico
"deve" soddisfare la domanda del paziente, che gli chiede di porre
fine alla sua vita; - auspica che in qualunque sede avvenga - ivi comprese
quelle altamente qualificate del Parlamento Europeo - il dibattito
sull'eutanasia si sviluppi non surrettiziamente ma in modo esplicito, nel pieno
rispetto di tutte le opinioni al riguardo, ma anche con la dovuta attenzione
alle problematiche morali, deontologiche e giuridiche che esso solleva e col
dovuto approfondimento che una tematica così lacerante per la coscienza umana
esige.
Comitato Nazionale di Bioetica |